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Coronavirus: tra Usa e Cina è guerra di propaganda

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Coronavirus: Usa e Cina stanno combattendo una guerra di propaganda attaccandosi a vicenda. Trump dichiara che il virus sia stato creato in un laboratorio di Wuhan. Ma non ci sono prove

Coronavirus: tra Usa e Cina è guerra di propaganda. Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump si rivolge al briefing quotidiano della task force sul coronavirus nel Rose Garden presso la Casa Bianca a Washington, Stati Uniti, 15 aprile 2020. REUTERS/Leah Millis

Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump si rivolge al briefing quotidiano della task force sul coronavirus nel Rose Garden presso la Casa Bianca a Washington, Stati Uniti, 15 aprile 2020. REUTERS/Leah Millis

Il Presidente americano Donald Trump ha detto che gli Stati Uniti sono al lavoro per accertare se il nuovo coronavirus (Sars-Cov-2) abbia avuto origine da un laboratorio nella città cinese di Wuhan, l’epicentro della pandemia da Covid-19. È una tesi infondata che – declinata in modi diversi – si ritrova in varie teorie del complotto, anche se la comunità scientifica sostiene che l’origine del virus sia naturale e che vada ricondotta ai pipistrelli.

In un’intervista all’emittente televisiva Fox News – molto vicina alle posizioni della Casa Bianca –, il segretario di Stato Mike Pompeo ha di fatto rilanciato queste ricostruzioni cospirazioniste. Ha dichiarato che “il Governo cinese deve dire tutto” e spiegare “esattamente come si è diffuso questo virus”. “Il solo fatto che non conosciamo le risposte”, ha proseguito Pompeo, “la dice lunga.”

Gli studi condotti sul genoma del Sars-Cov-2 escludono che il virus sia stato creato artificialmente. Le insinuazioni dell’amministrazione Trump non sono insomma sostenute da evidenze scientifiche, ma questo non le rende meno efficaci. Il loro scopo infatti è seminare il dubbio tra l’opinione pubblica nazionale e internazionale; l’obiettivo, insomma, è propagandistico e politico.

Dall’inizio della pandemia gli Stati Uniti e la Cina, più che collaborare, stanno combattendo una guerra di propaganda, attaccandosi a vicenda: Washington chiama il coronavirus Wuhan virus o Chinese virus per sottolinearne l’origine; Pechino ha promosso delle teorie complottiste per addossare la colpa all’esercito americano.

L’amministrazione Trump ha necessità di identificare un capro espiatorio – la Cina, appunto – per allontanare da sé le responsabilità dell’emergenza Covid-19, che negli Stati Uniti ha causato oltre 34mila morti e che la Casa Bianca ha a lungo sottovalutato prima di intervenire. Da qui, appunto, l’insistenza sulla teoria del virus “scappato” da un laboratorio di Wuhan. Secondo un sondaggio di Pew, quasi il 30% degli americani crede che il coronavirus sia stato creato in laboratorio, intenzionalmente o accidentalmente.

Oltre alla Cina, un altro capro espiatorio è l’Organizzazione mondiale della sanità. Nell’annunciare la sospensione dei finanziamenti, Trump ha accusato l’agenzia di aver gestito male la crisi e di essere filo-cinese. Si tratta di accuse certamente strumentali, ma in questo caso non del tutto infondate.

I sostenitori di Trump hanno preso di mira anche Joe Biden – lo sfidante alle elezioni presidenziali di novembre –, soprannominandolo Beijing Biden (dal nome della capitale cinese) per la presunta “morbidezza” mostrata nei confronti di Pechino in questi mesi.

Se nella campagna elettorale del 2016 il principale bersaglio di Donald Trump era stato il Messico, da tenere a distanza attraverso un muro lungo il confine meridionale, l’arcinemico della campagna del 2020 sarà probabilmente la Cina. Tra Washington e Pechino è in corso una guerra non soltanto commerciale ma soprattutto geopolitica, per il primato mondiale.

@marcodellaguzzo

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