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Vivo in India e scrivo di India da quasi due anni e se c'è una cosa della quale vado particolarmente fiero è non aver mai, e dico mai, usato la metonimia Elefante per dire India.

Vivo in India e scrivo di India da quasi due anni e se c’è una cosa della quale vado particolarmente fiero è non aver mai, e dico mai, usato la metonimia Elefante per dire India.

Vivo in India e scrivo di India da quasi due anni e se c’è una cosa della quale vado particolarmente fiero è non aver mai, e dico mai, usato la metonimia Elefante per dire India.

Non è stato facile, la tentazione è enorme, anche perché una volta che esaurisci i vari Subcontinente Indiano, Repubblica Indiana, Democrazia più Grande del Mondo, Colosso Indiano, rinunciare alla scappatoia dell’Elefante richiede una cocciutaggine particolare.

Ma sugli elefanti non derogo, forse perché da quando sono qui a scervellarmi per tentare di capire questo Paese, di pachiderma ne ho visto solo uno, tristissimo, nella località meno indiana che ho visitato in India, Pondicherry. Si chiama Lakshmi, nome femminile della dea della ricchezza, e sta fuori da un tempio di Ganesh a benedire con la proboscide chi versa le monetine nell’apposito cestino. Piccolo dettaglio: l’elefante in questione è un maschio e ha dovuto ereditare il nome da sua madre, che in quanto femmina era stata chiamata appunto Lakshmi. La gente era abituata a conoscere l’elefante con quel nome e, anche di fronte al cambiamento, gli amministratori del tempio hanno deciso di tenersi stretto il brand.

 

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