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Cosa si cela dietro la lotta di potere in Sud Sudan?


Non ha avuto riscontro, la proposta di imporre un embargo sulla vendita di armi al Sud Sudan che, lo scorso 5 settembre, trenta organizzazioni umanitarie locali e internazionali avevano rivolto all’Igad (Autorità intergovernativa per lo sviluppo), l’organizzazione dei Paesi dell’Africa orientale che sta mediando nella crisi sud-sudanese.

Non ha avuto riscontro, la proposta di imporre un embargo sulla vendita di armi al Sud Sudan che, lo scorso 5 settembre, trenta organizzazioni umanitarie locali e internazionali avevano rivolto all’Igad (Autorità intergovernativa per lo sviluppo), l’organizzazione dei Paesi dell’Africa orientale che sta mediando nella crisi sud-sudanese.

 A Sudanese rebel soldier stands guard during the visit of U.N. Special envoy to Darfur Jan Eliasson to the town of Korma in northwest El Fashir December 9, 2007. REUTERS/Mohamed Nureldin

Avrà invece certamente un seguito, la recente decisione del governo di Juba di allontanare dal Paese tutti gli stranieri che lavorano per le ong e le aziende private, che a partire dal 15 ottobre dovranno essere sostituiti con personale locale.

Un segnale eloquente su quello che sta accadendo in Sud Sudan, dove lo scoppio di un conflitto armato tra la fazione del presidente Salva Kiir e quella dell’ex vice presidente Riek Machar ha trascinato il Paese sull’orlo di una catastrofe umanitaria, con quasi un terzo della popolazione ridotta alla fame e un’epidemia di colera che sta mettendo a rischio la vita di migliaia di persone, mentre un milione e mezzo di abitanti è stato costretto a fuggire dai loro villaggi e città.

Tutto ha avuto inizio il 15 dicembre dello scorso anno, quando alcuni militari di etnia dinka (il gruppo più numeroso del Sud Sudan, al quale appartiene il presidente Kiir), hanno cominciato a scontrarsi con altri membri dell’esercito di etnia nuer (il secondo gruppo etnico del Paese, di cui fa parte Machar) accusandoli di preparare un colpo di stato.

Kiir ha subito addossato la responsabilità del tentato golpe a Machar, il quale ha però negato qualsiasi implicazione nel progetto, pur affermando di voler destituire l’attuale presidente mettendo in discussione anche la sua leadership all’interno del partito di governo, il Movimento per la liberazione del popolo sudanese (Splm).

Nella sostanza, lo scoppio del conflitto sarebbe riconducibile alla lotta interna all’Splm, che ha guidato il Sud Sudan verso l’indipendenza nel 2011, ma non si capisce come una crisi politica si sia trasformata in breve tempo in un’emergenza umanitaria e in una contrapposizione etnica tra nuer e dinka.

Per porre fine ai combattimenti, che finora hanno provocato oltre 10mila morti, sotto l’egida dei mediatori dell’Igad, ad Addis Abeba, sono stati già firmati quattro accordi di cessate il fuoco tra i rappresentanti del presidente sud-sudanese e quelli del suo rivale.

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