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Cosa significa il rinnovo delle sanzioni alla Russia

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La settimana scorsa aveva fatto notizia la presa di posizione italiana contro il rinnovo automatico delle sanzioni dell’Ue alla Russia. Poi i 28 hanno deciso all’unanimità per una proroga di sei mesi. E Renzi torna all’attacco sul progetto di raddoppio del Nord Stream. Che sta succedendo?

 

Partiamo dalla fine. I 28 Paesi dell’Ue hanno deciso all’unanimità di estendere le sanzioni economiche contro la Russia di altri sei mesi. Erano state varate per un periodo di un anno, in scadenza a fine gennaio, adesso resteranno in vigore fino a luglio. Salvo ulteriori rinnovi. Il blocco riguarda la fornitura di armi, equipaggiamento militare in genere e alta tecnologia, oltre alle tecnologie legate all’industria petrolifera.

Quest’ultimo non è un dettaglio di poco conto. Lo vedremo.

La Russia, dal canto suo, ha risposto con delle controsanzioni che colpiscono i settori dell’interscambio commerciale con i Paesi europei. Blocco delle importazioni di frutta, prodotti agricoli e alimentari in genere. Il ping pong di sanzioni e controsanzioni, dunque, continua.

Pressioni

L’Italia è uno dei Paesi europei più esposti sia all’effetto del blocco a iniziativa Ue, sia dalla ritorsione russa. Da quest’ultimo punto di vista, l’interscambio commerciale tra Roma e Mosca ha subito enormi perdite nell’ultimo anno. Si parla di qualcosa come 3 miliardi di euro in meno per le nostre imprese. È chiaro come il governo Renzi stia subendo la pressione delle lobby industriali ed economiche.

Ma l’Italia ci ha rimesso anche sull’altro fronte. Il limite alla vendita di tecnologie legate all’industria petrolifera ha infatti causato l’abbandono del South Stream, il gasdotto che avrebbe dovuto portare l’oro blu dalle coste russe sul Mar nero in Puglia passando per Bulgaria e Grecia.  Il megaprogetto che vedeva capofila l’italiana Eni con Saipem è andato a farsi benedire ed è stato sostituito prima dal Turkish stream, messo ora in soffitta per gli attriti tra Russia e Turchia dopo l’abbattimento del SU-27 in Siria, e poi dal raddoppio del Nord Stream.

Ed è qui che i nodi vengono al pettine.

Matrimonio

La Germania è in prima linea sul Nord Stream 2. Basf ha siglato con Gazprom l’accordo che dà il via al progetto lo scorso settembre, nel pieno delle sanzioni. Il gasdotto esistente già fa transitare direttamente dalla Russia alla Germania 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno, il 10% di tutto il fabbisogno europeo. Il suo raddoppio aumenterà drasticamente la dipendenza europea dal gas russo per i prossimi decenni. Qualcuno una volta ha detto che un gasdotto è come un matrimonio, ti lega per sempre.

In più il Nord Stream 2 – come il suo gemello già esistente – bypassa l’Ucraina, lasciandola sempre più sola nel gestire le forniture di gas dalla Russia. Questa è sembrata a molti una contraddizione, nel momento in cui l’Unione europea afferma di voler aiutare l’Ucraina nel suo percorso verso l’Europa.

E torniamo alle sanzioni.

Se a più di un anno e mezzo dallo scoppio della guerra in Ucraina e dall’annessione della Crimea stiamo ancora a discutere di sanzioni sì o sanzioni no, il motivo è semplicemente che la situazione non è cambiata. La Russia continua come nulla fosse nell’integrazione della Crimea, un’annessione riconosciuta come illegittima dalla comunità internazionale, mentre l’implementazione degli accordi di Minsk-2 segna il passo.

La richiesta italiana di rimetterle in discussione invece che rinnovarle automaticamente ha portato con sé un duplice effetto positivo, dal punto di vista di chi ne sostiene la necessità. Intanto le ha dotate di nuovo vigore, proprio perché ribadite dopo un riesame della posizione russa. E poi ha acceso i riflettori sulla posizione contraddittoria di alcuni Paesi europei, come appunto nel caso del il Nord Stream 2.

Forse, entrambi non voluti.

@daniloeliatweet

 

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