Cosa succede – e cosa potrebbe succedere – a Hong Kong


I manifestanti hanno chiesto un incontro con la dirigenza politica di Hong Kong e per domani, primo ottobre, sono previste nuove mobilitazioni. Il futuro della protesta sembra sempre più appeso a due fattori: le richieste di Occupy, la sensibilità cinese nel negare la vittoria al movimento. Di seguito qualche spunto e riflessione su quanto sta accadendo nell'ex colonia britannica. Per evitare fraintendimenti e provare a comprendere eventuali vie di uscita.

I manifestanti hanno chiesto un incontro con la dirigenza politica di Hong Kong e per domani, primo ottobre, sono previste nuove mobilitazioni. Il futuro della protesta sembra sempre più appeso a due fattori: le richieste di Occupy, la sensibilità cinese nel negare la vittoria al movimento. Di seguito qualche spunto e riflessione su quanto sta accadendo nell’ex colonia britannica. Per evitare fraintendimenti e provare a comprendere eventuali vie di uscita.

 

Che sia per il sole, o per le piogge improvvise causate dal clima volubile dell’ex colonia, a Hong Kong è un classico uscire di casa, portandosi sempre un ombrello. Se poi scatta la protesta e bisogna difendersi dagli spray urticanti o dai manganelli della polizia, ecco che l’ombrello diventa ben presto il simbolo della mobilitazione. I loghi dell’«umbrella revolution» cominciano a spuntare on line, a getto continuo. Ne ha lanciato uno anche Ai Weiwei, su Twitter. 

Ombrelli che ricalcano la bandiera di Hong Kong e tengono a debita distanza alcune stelline: un riferimento neanche troppo velato alla Cina. Nell’era della condivisione forzata sui social network, ogni protesta ha bisogno del suo brand e gli iper tecnologizzati studenti – e liberi di informarsi, poiché ad Hong Kong non vige la censura on line di Pechino – dell’ex colonia britannica lo sanno bene. Hanno visto on line le rivolte e le primavere arabe, hanno compreso l’importanza di attirare l’attenzione della stampa internazionale

E hanno saputo muoversi a proprio agio sulle strade, fronteggiare la polizia, diramare comunicati piuttosto chiari circa le proprie richieste e infine, una volta calata la tensione, dormire per terra e ripulire la zona, poco prima di ricominciare le manifestazioni. Hanno conquistato un pubblico occidentale desideroso di proiettarsi in altri mondi per trovare un po’ di vitalità e hanno saputo tenere un comportamento rigoroso, nonostante agli organizzatori sia scappata ben presto di mano l’intera mobilitazione. Mentre scriviamo la notte cala a Hong Kong, nugoli di manifestanti e poliziotti dormiranno un’altra notte di strana vicinanza, dopo il confronto per strada (meno cruento rispetto al week end).

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