Sudan, Hamdok si reinsedia tra le proteste: “Ha tradito la rivoluzione”


Dopo il colpo di Stato, i militari guidati da al-Burhan propongono al Primo Ministro un patto che esclude la coalizione delle Forze per la Libertà e il Cambiamento

Matteo Meloni Matteo Meloni
Giornalista, è membro del comitato editoriale di eastwest. Si occupa di geopolitica di Medio Oriente e Nord Africa, Stati Uniti, rapporti tra Paesi Nato, di organizzazioni internazionali. Già Addetto Stampa al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha lavorato come Digital Communication Adviser alla Rappresentanza Italiana presso le Nazioni Unite a New York.

Dopo il colpo di Stato, i militari guidati da al-Burhan propongono al Primo Ministro un patto che esclude la coalizione delle Forze per la Libertà e il Cambiamento

Ad Hamdok succede Hamdok: in Sudan la crisi politico-istituzionale si risolve nell’arco di poche settimane con il reinsediamento del Primo Ministro, allontanato un mese fa dalle forze militari guidate dal Generale Abdel Fattah al-Burhan. Quella che apparentemente sembra la conclusione di una fase infelice per una giovane democrazia rappresenta, in realtà, l’inizio di un pericoloso e più stretto sodalizio tra quello, finora, considerato l’eroe della rivoluzione che portò alla fine della presidenza di Omar al-Bashir e l’esercito, colpevole del colpo di Stato avvenuto a ottobre.

La popolazione sudanese ha protestato con veemenza per la scelta di Abdalla Hamdok, accusato di aver tradito lo spirito che lo portò a diventare Primo Ministro del Paese. La causa dell’opposizione dei cittadini sudanesi al nuovo corso la si trova nello stretto legame maturato tra Hamdok e l’apparato militare, che ha escluso dall’esecutivo la coalizione Fcc, le Forze per la Libertà e il Cambiamento, espressione della società civile che condivideva il potere con gli altri partiti nel precedente Governo.

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