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Quando Costa Gavras mi disse:” Tu sarai Draghi!”

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La ricostruzione dell’attore che impersona Draghi nel film sulla crisi greca è interessante, anche se filtrata dalla visione socio-politica del grande regista greco. Emerge anche il sense of humour dell’ex Presidente Bce

Il Primo Ministro entrante italiano, Mario Draghi, arriva per la cerimonia formale di consegna con il Primo Ministro uscente Giuseppe Conte, a Palazzo Chigi a Roma, 13 febbraio 2021. Alberto Pizzoli/Pool via REUTERS

“Lo confesso, ero un po’ intimorito – e come non esserlo se ti chiama un regista che è una leggenda vivente del cinema mondiale come Costa-Gavras, 88 anni compiuti proprio oggi, 12 febbraio. Ma mi sono messo subito al lavoro e lì ho scoperto un Draghi inedito”.

Chi parla è Francesco Acquaroli, 59 anni, attore romano, una lunga carriera tra teatro, cinema e televisione, ora impegnato nelle riprese del nuovo film Sky di Marco Pontecorvo sulla tragedia di Alfredino Rampi a Vermicino, dove interpreta il capo dei Vigili del fuoco e primo capo della Protezione civile, Elveno Pastorelli. Acquaroli racconta di quando, nell’inverno del 2018 il regista greco – autore tra l’altro di “Z – l’orgia del potere”, “La Confessione”, “L’amerikano” – lo chiama per assegnargli la parte del Presidente della Bce, Mario Draghi, nel film “Adults in the room”, tratto dal libro dell’ex Ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis “Adults in the room: my battle with Europe’s deep establishment” sulla crisi finanziaria greca e l’arrivo della trojka ad Atene. Titolo del libro e del film che si ispira a una battuta pronunciata da Christine Lagarde, allora Direttrice del Fondo monetario internazionale: “Servirebbero degli adulti in questa stanza”. Come a dire che le decisioni prese non furono da uomini maturi.

Un film nato tra grandi difficoltà (per i problemi di finanziamento), girato tra Atene e Parigi (i Palazzi di Bruxelles rimasero ermeticamente off limits per le riprese) e osteggiato infine dalle catene di distribuzione. Fu presentato alla Mostra del Cinema di Venezia del 2019 ma, subito dopo, se ne sono perse le tracce. I pochi che lo hanno visto hanno potuto toccare con mano tutta l’abilità creativa di Costa-Gavras, capace di dare forma a una tragedia greca vissuta ai nostri giorni e insieme un atto di accusa contro le miopie delle istituzioni europee, che avevano scoperto i trucchi di bilancio, ma avevano forse insistito troppo con un approccio punitivo.

Ma perché Costa-Gavras sceglie Acquaroli, noto al grande pubblico in Italia soprattutto per aver prestato il volto al Samurai di Suburra? “Innanzi tutto – spiega Acquaroli – Costa voleva che a interpretare le personalità dei vari Paesi europei fossero attori di quegli stesso Paesi. Certo, ci sono state eccezioni perché ad esempio l’ex Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan è stato interpretato da un attore americano che vive a Parigi così come la moglie di Varufakis, Danae Stratou, è interpretata da Valeria Golino”. Ma Costa-Gavras non pensava tanto al Samurai di Suburra; aveva visto Acquaroli interpretare il gestore della sala giochi di “Dogman” di Garrone, personaggio borderline e gli era piaciuto. “Costa – racconta sempre Acquaroli – non cercava un attore che somigliasse molto a Draghi ma voleva che nei tratti e nella presenza scenica trasmettesse tutta la forza che il personaggio rappresentava in quel momento. E io, che tra l’altro sono un pessimo imitatore, non ho fatto nulla per trasformarmi in una copia di Draghi ma del Presidente della Bce ho studiato ogni parola e ogni gesto”.

Con quali risultati? “Ho scoperto, innanzi tutto un aspetto che non conoscevo, un lato umoristico che ho colto in una sua intervista al World Economic Forum di Davos con battute e saluti personali per scaldare la sala prima di elencare fatti e numeri; nel body language così come nella retorica ho visto un controllo pieno, una padronanza dello stage che risponde a precise regole dello schema teatrale e dell’azione scenica: oltre, ovviamente, a un equilibrio inaspettato tra la capacità di gestire il pubblico e la chiarezza dell’analisi tecnica”.

Di quel set Acquaroli ha ancora ricordi molto vivi. Una grande sintonia tra gli attori che sentivano il peso di portare in scena una tragedia di un Paese sull’orlo della bancarotta e delle istituzioni europee divise sulle ricette per salvarlo. Le battute del Draghi-Acquaroli sono brevi ma fulminanti: “O accettate il memorandum of understanding – dice Draghi a Varoufakis -oppure è Grexit, uscita dall’Euro”. Qui, probabilmente, la narrazione del film va oltre la realtà, dal momento che, per come conosciamo l’ex Presidente della Bce, non è mai lapidario, casomai il contrario, annoverando tra le sue doti una capacità inclusiva non comune.

La percezione dell’attore è che il duro confronto personale finì con il segnare l’epilogo della tragedia. “In verità – aggiunge Acquaroli – la figura di quello che tutti chiamano nel film solo Mario mostra aspetti controversi: per un buon tratto condivide le analisi di Varoufakis sulle cause che hanno prodotto la crisi e contrasta i falchi tedeschi di Wolfgang Schauble ma alla fine si allinea a loro scatenando la delusione del Ministro delle Finanze greco” che però, a detta di tutti gli esperti, avrebbe avuto davvero bisogno di lezioni di base di economia, tanto da essere stato scaricato dal suo stesso premier.

E nella memoria di Acquaroli resta incisa la scena girata al Teatro dell’Opera di Atene con la disposizione dei Ministri a seconda che i Paesi facessero parte dei virtuosi o degli spendaccioni. Così, tutti da un lato si trovarono i Ministri di Portogallo, Italia, Grecia e Spagna. A formare quella parola – PIGS – data in pasto alle opinioni pubbliche dei Paesi virtuosi, Germania in testa. Un ballo finale da coro greco chiude la “tragedia” moderna.

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L'AUTORE

Gerardo Pelosi

Inviato de Il sole 24 ore dal 1990.
GUALA