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Covid: coprifuoco alla francese?

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Quello che si profila in Italia è un provvedimento “alla francese”, sia pure con misure meno rigide. Ma il tasso di occupazione delle terapie intensive aumenta

Roma, 14 ottobre 2020. REUTERS/Remo Casilli

Anche le città italiane saranno molto probabilmente costrette a vivere quella “corsa all’ultimo metrò” che da venerdì sera è già una realtà a Parigi e in altre otto città francesi per scongiurare il diffondersi del contagio da Covid ed evitare un lockdown generalizzato. Al Consiglio europeo di giovedì e venerdì scorso ne hanno discusso tra un giro di tavolo e l’altro il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte con il Presidente francese Emmanuel Macron. Una misura da guerra quella del coprifuoco che fu applicata appunto a Parigi durante l’occupazione tedesca e che ispirò il bel film di Francois Truffaut Le Dernier Métro ma che potrebbe rivelarsi utile anche oggi per combattere la guerra al virus.

Il Governo francese ha mostrato i muscoli e chiamato a raccolta i “compatrioti” in questa nuova sfida volta a tenere in casa un mese e mezzo, ogni sera, famiglie e giovani. Schierati 12.000 poliziotti e gendarmi per fare rispettare le misure di emergenza. Il 62% dei francesi coinvolti nel coprifuoco, in ogni caso, è favorevole alla nuova stretta del Governo. A vietare ai francesi di uscire dalle 21 alle 6 del mattino si è arrivati dopo aver constatato “l’accelerazione improvvisa e spettacolare dell’epidemia negli ultimi 10 giorni”, ha esordito il premier Jean Castex nella conferenza stampa. Castex ha spiegato punto per punto come funzionerà la vita dei francesi fino al primo dicembre, rivolgendosi ai 20 milioni delle 9 città coinvolte: “Da domani sera dovrete stare in casa”. Per chi verrà sorpreso a violare il coprifuoco, 135 euro la prima volta, poi a crescere fino alla terza recidiva, che potrà costare carissima: fino a 6 mesi di carcere e 3.750 euro di multa”.

Nella notte tra venerdì 16 e sabato 17, Conte ne ha discusso con i Ministri interessati e con il comitato scientifico. Il Ministro della Salute Roberto Speranza aveva smentito misure di coprifuoco generalizzato fino alle 22. Ma quello che si profila è un provvedimento “alla francese”, sia pure con misure meno rigide che colpirebbe per ora solo saloni di bellezza, parrucchieri, palestre, cinema, teatri e – in maniera più soft – bar e ristoranti. La Fipe Confcommercio aveva già incontrato Conte nei giorni scorsi per ricordare che imporre a bar, ristoranti ed esercizi pubblici di abbassare le saracinesche alle 21 o alle 22, fino alle 6 del mattino successivo “da un punto di vista meramente contabile, manderebbe in fumo 44 milioni di euro al giorno e 1,3 miliardi in un solo mese”.

Ma il coprifuoco sarebbe proprio la misura meno drastica per evitare un lockdown generalizzato che darebbe il colpo di grazia a un sistema economico che in Italia e nel resto d’Europa cominciava a dare timidi segni di ripresa. Gli ultimi dati hanno messo in allarme il Governo. Alla data del 16 ottobre erano 107.312 le persone positive al Covid in Italia (8.046 in più rispetto al giorno precedente).

Nelle ultime 24 ore la regione con il maggior numero di incrementi dei casi è risultata la Lombardia (+2.419), seguita da Campania (+1.261) e Piemonte (+821). Diverse le reazioni da parte dei Presidenti delle Regioni. Per il governatore della Campania Vincenzo De Luca “nel weekend di Halloween, americanata che è monumento all’imbecillità, chiuderemo tutto alle 22. Sarà il coprifuoco, non sarà consentita neanche la mobilità”. Il governatore del Veneto, Luca Zaia, sta con chi crede non serva un nuovo lockdown. “Non porto avanti idee di lockdown perché sarebbe una sconfitta – dice Zaia – vorrebbe dire avere ospedali al collasso, molte vittime; sarebbe ammettere che qualcosa è andato storto nel piano di prevenzione”. Zaia non esclude però la validità di lockdown ‘chirurgici’, come è stato anche in Veneto in alcuni comuni del Comelico. Anche secondo Massimiliano Fedriga, Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia. “possibili misure restrittive o limitative saranno utili proprio per andare a evitare un lockdown”.

Ma la vera cartina di tornasole per stabilire la contagiosità del virus riguarda il tasso di occupazione delle terapie intensive che anche in Italia sta aumentando pericolosamente. In Europa, per i posti disponibili in terapia intensiva la parte del leone continua a farla la Germania con i suoi 30.2088 posti letto, che hanno consentito già nella prima fase dell’epidemia ricoveri anche di una sessantina di pazienti italiani. La situazione dell’Italia prima dell’emergenza, era di 5.404 posti letto, tra pubblico e privato. Nelle ultime settimane le Regioni si sono attivate, portando la cifra complessiva fino a fino a 7.781. Gli incrementi maggiori in Emilia Romagna (513), Lombardia (360), Veneto (331). La situazione più critica resta comunque quella della Lombardia con 1.050 letti di terapia intensiva già occupati su un totale disponibile di 1.260 letti.

@pelosigerardo

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