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RETROSCENA

A Cuba finisce l’era Castro

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Dopo la morte di Fidel, anche Raul Castro esce di scena. Il nuovo segretario del Partito comunista cubano è Miguel Díaz-Canel, che dovrà definire il futuro dell’isola

La Habana, Cuba, 15 marzo 2021. REUTERS/Alexandre Meneghini

Da dieci giorni a Cuba non c’è più nessun esponente della famiglia Castro al potere. Dopo la morte di Fidel (2016), anche Raul, riformatore discreto ma concreto, esce di scena. Il Governo della rivoluzione è in mano a una nuova generazione che deve affrontare sfide interne e definire il rapporto con la nuova amministrazione statunitense. Che ne sarà di Cuba?

L’VIII congresso del Partido Comunista Cubano (PCC) ha eletto segretario generale Miguel Díaz-Canel. Non si tratta di un congresso qualunque: con l’assemblea conclusasi domenica scorsa a La Habana, per la prima volta dal 1959, alla guida dell’isola caraibica non ci sarà nessun esponente della rivoluzione dei barbudos. Díaz-Canel succede a Raul, segretario del partito dal 2011, ma già dal 2006, guidava l’isola come Presidente, con l’uscita di scena del fratello Fidel.

Riforme e sfide

Il nuovo corso cubano dovrà far fronte innanzitutto ai problemi economici endemici nell’isola: la scarsità di beni di prima necessità, l’unificazione monetaria, l’attrazione di investimenti esteri e la diversificazione della produzione per ridurre la dipendenza dalle importazioni. Per ridare ossigeno all’economia dell’isola nel futuro prossimo, si conta sulla diffusione del vaccino anti Covid-19 Soberania 02, l’unico di produzione interamente latino-americana, e la riapertura del settore turistico.

La prima è la convivenza tra Stato e privato nel mercato.  A Cuba vige un’economia pianificata ma stanno aumentando gli spazi di iniziativa privata, con le migliaia di nuovi cuentapropistas: lavoratori autonomi, piccoli proprietari di un affittacamere, un ristorante, un’automobile. Un embrione di economia di mercato nell’economia socialista caraibica. Sono loro la base della “classe media” cubana – concetto da maneggiare con cautela ai tropici, ma che rende l’idea del fenomeno – che prospera grazie al sistema della doppia valuta. Ma l’allargamento degli spazi all’iniziativa privata avverrà col contagocce, poiché “ci sono limiti che non possiamo superare, perché altrimenti distruggeremmo il socialismo”, ha chiarito Raul Castro alla platea congressuale.

L’altra sfida è concretizzare il progetto di unificazione monetaria, avviato dal 2011. Sull’isola, com’è noto, esistono due monete: il peso cubano, CUP, e il peso convertibile, CUC, equivalente al dollaro. La maggioranza della popolazione riceve il salario e compra in CUP, mentre il settore turistico e le esportazioni si transano in CUC. L’unificazione, accelerata a inizio 2021, ha generato un aumento contemporaneo di prezzi e salari. L’inflazione è stata molto più alta per i primi che per i secondi e la riduzione del potere d’acquisto ha scatenato il malcontento dei cubani.

Continuità politica

Quella di Díaz-Canel è una scelta di transizione ordinata. Su di lui si concentrano le due cariche apicali del potere cubano, Presidente della Repubblica e segretario dell’unico partito di Governo. Egli “non è il risultato dell’improvvisazione, ma di un’attenta selezione di un giovane rivoluzionario che ha tutte la carte in regola per ascendere al potere”, ha spiegato Raul Castro ai trecento delegati del Congresso. Díaz-Canel manterrà l’incarico per i prossimi due anni e dovrà poi passare la mano. L’alternanza del potere e i limiti di età per ricoprire cariche apicali sono state alcune delle riforme volute da Raul Castro. Quest’ultimo ha avviato delle riforme graduali ma concrete, ha interpretato il potere in maniera collegiale, ben diversa dal Governo autoritario e carismatico di Fidel. Insieme a Raul fanno un passo indietro tutti gli esponenti, ormai ottantenni, delle vittorie rivoluzionarie nella Sierra Maestra. Díaz-Canel avrà dunque più libertà di manovra, ma dovrà tener conto della cupola militare, rappresentata nell’ufficio politico del PCC da Luis Alberto Rodríguez López-Calleja, Presidente del consorzio economico Gaesa, che controlla oltre il 60% dell’economia dell’isola.

Non vi sono sostanziali novità sulle libertà d’espressione e politiche, l’opposizione politica continua a essere repressa, com’è avvenuta recentemente con il movimento San Isidro.

Le relazioni con gli Usa

La variabile esterna più importante è la relazione con il vicino nordamericano. Raul Castro ha proposto di restaurare le relazioni tra i due Paesi, sulla base del mutuo riconoscimento di sovranità, lasciandosi dunque alle spalle il quadriennio di Trump. Con The Donald alla Casa Bianca è stato rafforzato l’embargo, sancito dalla legge Helms-Burton, e le relazioni diplomatiche azzerate. Basti pensare che l’ambasciata statunitense a Cuba non fornisce visti di accesso, cosicché i cubani devono recarsi agli uffici diplomatici in Guyana. Sembra passato un secolo dal marzo 2016, quando a Plaza de la Revolucion suonarono i Rolling Stones e arrivò in visita ufficiale nella capitale il primo Presidente Usa dal 1928, Barack Obama. Il quale, riferendosi ai rapporti con Cuba e a quelli con l’intera regione, dichiarò: “Non sarò un prigioniero del passato”. Oggi sembra essere tornato il passato, i rapporti tra Stati Uniti e Cuba sono ridotti ai minimi storici. Biden ha chiarito che le relazioni con Cuba non sono una priorità. Lo scoglio principale, almeno da parte degli Stati Uniti, sembra la vicenda degli attacchi sonici subiti dal personale diplomatico statunitense di stanza a Cuba. I diplomatici hanno riscontrato problemi d’udito e di memoria dovuti a misteriosi attacchi di micro onde soniche – secondo uno studio dell’agenzia National Academy of Sciences – e Cuba nega a riconoscere la propria responsabilità per l’accaduto.

Riforma graduale o shock esterno?

A Díaz-Canel e all’ufficio politico del PCC tocca definire il futuro dell’isola. Il rinnovamento del regime può passare da un socialismo di mercato, sul modello cinese di Xiaoping degli anni 1980, ma per il quale servono capacità di guida e controllo dello Stato che oggi Cuba sembra non avere. All’estremo opposto, si prospetta una soluzione di normalizzazione, come auspicata da molti cubani emigrati in Florida, la transizione al capitalismo per chiuderebbe definitivamente l’anomalia cubana, la cui rivoluzione aveva suscitato tante speranze tra i cubani e nel mondo sessanta anni fa. Che ne sarà di Cuba?

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L'AUTORE

Federico Nastasi

[SANTIAGO DEL CILE] Economista e consulente della Cepal (Commissione economica per l’America Latina).
GUALA
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