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Adrian Villar Rojas. Il Rinascimento passa per la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino

E poi è arrivato lui, la rockstar dell’arte contemporanea, a celarsi per oltre un mese dietro le mura blindatissime dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, accompagnato da sette dei suoi assistenti, la sua famiglia allargata, che hanno unito le forze con lo staff torinese – come in ogni occasione espositiva, affrontata rigorosamente in situ - per realizzare dal nulla una mostra che vi lascerà con il fiato sospeso.

Photo credit Giorgio Perottino

Parliamo di Adrian Villar Rojas, argentino trentacinquenne con la faccia da bambino, da anni sotto i riflettori dell’arte nel suo paese e rivelazione a livello mondiale in occasione della Biennale di Venezia del 2011, quando si fece conoscere tramite le sue sculture di argilla alte sei metri, indimenticabili porte d’accesso alla poetica dell’artista. Una ricerca incentrata sulla visione di Universi alternativi al nostro, mondi in qualche modo alieni ma più vicini di quanto non ci si aspetti, che una volta evocati suscitano emozioni profonde nei visitatori, coinvolti in spazi che generano stupore e timore, affascinano e si imprimono nella memoria.

La Fondazione Sandretto ospita la prima personale di Adrian in Italia, una mostra fortemente voluta dalla presidentessa Patrizia fin dalle prime opere acquisite per la sua Collezione, Dance of Death e Return the World, entrambe del 2012, entrambe presentate alla tredicesima edizione di Documenta Kassel.

Una mostra progettata per oltre un anno, fatta di perlustrazioni dello spazio di via Modane e di scelta dei materiali, di sovrastrutture immaginate e di cambi in corsa dovuti all’inevitabile destino di ogni produzione di Rojas, quello di essere legata alle precedenti da un dialogo in continua evoluzione.

Ed è così che a Torino sono arrivati nove camion carichi di materiale proveniente da Istanbul, dove Adrian e i suoi assistenti – fondamenta di quella che l’artista chiama “una compagnia teatrale”, composta da artisti, artigiani e tecnici - hanno lavorato per circa tre mesi alla meravigliosa installazione per la Biennale, intitolata The Most Beautiful of All Mothers e composta da una quindicina di basamenti a pelo delle acque del Bosforo, da cui emerge un bestiario albino carico di reliquie vegetali, animali e minerali.

Sono proprio questi gli elementi chiave del lavoro oggi in mostra a Torino: decine di basamenti, pietre, legni, blocchi di materiale fossilizzato in tanti asteroidi a riempire le sale della Fondazione che, libere dalle mura divisorie, si aprono a 108 interpretazioni di una realtà alternativa.

Un percorso che di umano ha solo le spoglie visibili all’ingresso, un ombrello, scarpe e vestiti che segnalano una presenza perduta di cui si trovano poche tracce, quasi cimeli, in qualcuno dei basamenti, popolati per lo più da frutti e piume, spugne e piccoli animali impagliati, uova, conchiglie e nidi, ma anche da brocche e attrezzi da lavoro arrugginiti, monete ed anelli, pellicce e tessuti.

La luce del giorno, quasi l’unica fonte di illuminazione consentita da Adrian in ogni sua esposizione, aiuta a scoprire i più piccoli dettagli, le venature e gli accostamenti cromatici in continuo cambiamento - la frutta e la verdura a poco a poco perderanno i loro colori vividi e le loro forme, decomponendosi - le superfici lisce delle pietre levigate dal mare e quelle contorte del legno che ha vissuto secoli prima di trovarsi in questi spazi.

Il panorama lunare dell’apertura serale, e l’aura di mistero che in queste ore avvolge l’installazione nella penombra delle poche fonti luminose artificiali, è un valore aggiunto che offre all’esposizione una doppia faccia da non perdere, per sentirsi ancor più dentro un mondo alla fine del mondo.

@benedettabodo

Adrian Villar Rojas. Rinascimiento

Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino

4 novembre 2015 – 28 febbraio 2016

http://www.fsrr.org

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