Alberto Giacometti. L’essenza della presenza in mostra alla National Portrait Gallery di Londra

Numeri da record. L’annuncio del progetto di mostra un giorno dopo la vendita di L'Homme au Doigt - battuto a New York per 141,3 milioni di dollari, un primato mondiale - cinque anni di preparazione da parte del curatore Paul Moorhouse, la presentazione di una selezione di sessantacinque ritratti senza l’ombra – o quasi – delle sue celebri ed esili figure. Sono queste le cifre che fanno da corollario ad una mostra imperdibile sia per la scelta delle opere che per l’intensità del loro impatto sul pubblico, visitabile in questi mesi alla National Portrait di Londra ed interamente dedicata allo scultore Alberto Giacometti.

Photo credits www.theguardian.com

La particolarità dell’esposizione risiede proprio nella volontà di presentare una selezione di opere che non appartiene al classico repertorio di Giacometti, famoso per le sue sculture in bronzo slanciate e quasi rarefatte, e caratterizzata invece da un occhio di riguardo aggiuntivo nei confronti del dettaglio dei volti, la loro espressività, i particolari e la fisionomia in generale. Una scelta espositiva che non è da ricondursi esclusivamente alla particolarità della sede ospitante, da sempre concentrata sulle forme d’arte dedite alla ritrattistica, ma anche ad un vero e proprio approfondimento sul vissuto privato dell’artista, per natura molto riservato e dunque per alcuni versi ancora poco conosciuto dal grande pubblico.

Nato nel 1901 nella Svizzera sul confine italiano, Alberto e i suoi fratelli Ottilia e Diego crebbero nell’ombra benevola del padre, il pittore post-impressionista Giovanni, che li contagiò con il suo dinamismo artistico, il suo stile e i suoi colori, incoraggiandoli a posare gli uni per gli altri. Alberto realizzerà quindi decine di disegni, dipinti e sculture che raffigurano i suoi cari - in particolar modo suo fratello Diego, modello per il primo busto realizzato da Giacometti all’età tredici anni e per l’ultima scultura modellata da Alberto prima della sua morte, avvenuta all’età di sessantaquattro anni a seguito delle complicanze di un tumore allo stomaco.

La pratica del ritratto, impostato sullo studio dei volti delle persone a lui care, evidenziò l’enorme influenza che la profonda conoscenza ed il sentimento provato nei confronti dei suoi familiari avevano sulla resa finale delle sue opere. Per questo motivo le sale della National Portrait Gallery raccolgono ognuna un affetto della sua vita, ritratto in più occasioni nel bronzo come nell’olio su tela o nei pastelli, a dimostrazione della sua incredibile padronanza tecnica.

Le sale sono dunque dedicate al padre e all’amatissima madre Annetta, ai fratelli Diego e Ottilia, morta prematuramente di parto, ed al nipote figlio di quest’ultima, alla moglie Annette e all'amante Caroline. Sono rare le opere raffiguranti altre persone, il che è collegabile all’insoddisfazione dello scultore rispetto ai risultati ottenuti in questi casi, un malcontento reso noto dalle dichiarazioni di colleghi e amici dell’epoca, che testimoniano la difficoltà di Giacometti nel ritrarre persone a lui meno legate, benchè si trattasse di amici come Jean Genet e il filantropo Lord Sainsbury.

Probabilmente è questa una delle ragioni per cui le sue sculture normalmente sono prive di connotati caratteristici e sembrano incarnare un’idea astratta di essere umano, non un modello definito e riconoscibile ma isolato e precario, dal destino comune a tutti noi.

Certo è che anche nella pratica del ritratto – e non solo nelle sue ieratiche sculture - Giacometti rivela la sua attrazione dei confronti della natura più nascosta e imperscrutabile della figura umana, l’essenza inafferrabile del singolo individuo. Come ammise una volta “Un tempo andavo al Louvre e i quadri o le sculture mi davano un’impressione sublime. Oggi se vado al Louvre non posso resistere a guardare la gente che guarda le opere. Il sublime oggi è per me nei volti più che nelle opere. Guardavo con disperazione le persone vive. Capivo che mai nessun artista potrebbe cogliere completamente questa vita. Era un tentativo tragico e risibile. Sono quasi allucinato dal volto delle persone.”

Alberto Giacometti. Pure Presence

15 ottobre 2015 – 10 gennaio 2016

National Portrait Gallery, Londra

www.npg.org.uk/giacometti

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