Una mostra epocale, ecco come si preannuncia l’ultima esposizione dell’annata 2015 inaugurata pochi giorni fa a Melbourne negli spazi della National Gallery of Victoria, il più antico e prestigioso museo australiano. Una mostra che mette a confronto molte opere inedite di una delle icone dell’arte del XX secolo e di un artista dei giorni nostri, famoso per i suoi trascorsi politici burrascosi almeno quanto le sue grandiose installazioni. Epocale si prefigura anche il confronto culturale - tra pop art americana, arte contemporanea cinese e paesaggi australiani – e tecnico-linguistico – Polaroid e tele, video e musica versus installazioni inedite e assemblaggi di oggetti simbolo del fare artistico e patriottico dell’artista, ad esempio le biciclette.

Photo credits: Ai Weiwei, At the Museum of Modern Art, 1987, From the New York Photographs series 1983–93, Collection of Ai Weiwei, © Ai Weiwei

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Stiamo parlando della mostra intitolata semplicemente ed evocativamente Andy Warhol | Ai Weiwei, dedicata a due grandi portavoce dell’arte moderna e contemporanea, organizzata in modo tale da far dialogare 220 immagini di Andy Warhol – senza contare le circa 500 Polaroid allestite per mostrare in contemporanea la vita e i contesti in cui Warhol era solito lavorare - con 120 opere di Ai Weiwei.

Andy Warhol, nato quasi un secolo fa, non è stato solo un artista ma anche un imprenditore dell'avanguardia creativa di massa e fondatore della celeberrima Factory, un predicatore che ha vestito i panni di regista, produttore cinematografico, direttore della fotografia, attore, sceneggiatore e montatore. In una parola, una figura eclettica. Fortemente ispirato dal contesto americano degli anni Cinquanta e Sessanta, supportò lo scambio e l’interazione tra artisti e tra i più disparati ambiti socio-culturali, restando sempre in prima linea fino alla sua morte, avvenuta nel 1987.

Ha reinventato il significato di arte attraversi le sue opere più famose, realizzate in una sorta di catena di montaggio reinventata (serigrafia). Esse rappresentano in serie uguali e sempre diverse attori e cantanti, marchi famosi e fumetti, documentando la società dell'immagine dagli anni ’60 agli anni ’80 e proponendosi sul mercato alla stregua dei prodotti commercializzati dalla televisione e dalla pubblicità.

Dal canto suo Ai Weiwei, artista classe 1957, è noto per gli anni di confinamento nel suo paese natale, la Cina, a causa del suo impegno politico e delle sue opere di denuncia, malviste dal governo cinese. Egli è reduce da una grande personale londinese dove ha potuto presenziare per la prima volta dopo 4 anni di reclusione.

Nonostante le pesanti misure restrittive che sono state prese nei suoi confronti, Ai Weiwei ha ribadito in più occasioni che la forza della sua arte, la fonte della sua ispirazione, è data dalla volontà di combattere un sistema ingiusto e di far conoscere la situazione del proprio paese nel mondo, per rivendicare i diritti del popolo cinese. Per questo motivo, è in prima linea soprattutto dall’interno della sua nazione, dove vive e lavora ma dove non può esporre le proprie opere, che in compenso vengono fatte viaggiare da un museo all’altro, attraverso i continenti. Opere come bandiere che sventolando testimoniano episodi gravi taciuti al mondo ma che si sono verificati in un passato appena dimenticato, raccontati oggi attraverso il lavoro di Ai Wei wei e del suo staff di collaboratori, tutti suoi connazionali.

Per questa grande occasione di esposizione, gli sono stati commissionati alcuni nuovi lavori, tra cui un’installazione dal titolo Letgo Room, che è stata oggetto di grandi discussioni. In ottobre infatti, alcuni giornali hanno reso noto come la famosa azienda Lego si fosse rifiutata di vendere il materiale all’artista, accusato di farne un uso politico. Si tratta in effetti di un’installazione composta da due milioni di mattoncini di plastica assemblati per ritrarre i volti di venti attivisti australiani, personaggi impegnati della difesa dei diritti umani, della libertà di parola e di informazione, tra cui spiccano Julian Assange, Geoffrey Robertson QC, Peter Greste, Gillian Triggs, solo per citarne alcuni.

Una mostra epocale che dà voce a due artisti che, a distanza di decenni, incarnano la medesima forza rivoluzionaria, portata avanti non solo con le rispettive opere, cui fama e valore sono cresciute con i rispettivi autori, ma anche tramite azioni incancellabili, potenti e in qualche modo definitive non solo per il mondo dell’arte, ma per la storia ed il bagaglio culturale della collettività.

Andy Warhol | Ai Weiwei

National Gallery of Victoria, Melbourne

11 dicembre 2015 al 24 agosto 2016

www.ngv.vic.gov.au

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