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Fluttuazioni tra memoria e immaginazione. Paloma Varga Weisz in mostra al Castello di Rivoli

Nel caso non vi sia ancora giunta voce dell’evento, sono felice di raccontarvi in anteprima della moltitudine di figure metafisiche che riempiono gli occhi, solleticano i polpastrelli e popolano le magnifiche sale del Castello di Rivoli, da un mese e fino al 10 gennaio divenute culla di una dimensione artistica senza tempo.

Photo credit: Castello di Rivoli

Figure fantastiche - dalle sembianze solo in parte umane - padroneggiano la scena, caratterizzate da materiali diversi ma accomunate dal potere di trascinare coloro che le guardano in un mondo fatto di visioni, allucinazioni e ricordi dalle radici lontane. Non a caso l’allestimento porta il titolo Root of a Dream (Radice di un Sogno), un omaggio ad una poesia di Paul Celan, e si tratta della prima, affascinante esposizione a livello nazionale di un’artista dal nome latino, le origini tedesche e la figurazione italiana: Paloma Varga Weisz, classe 1966, una predilezione per la scultura e per l’intaglio.

La Weisz è una figlia d’arte, cresciuta emozionandosi di fronte alle illustrazioni del padre, ungherese di nascita ma tedesco d’adozione per amore della madre di Paloma. Egli prediligeva l’astrattismo, in cui sua figlia si perdeva alla ricerca di figure dai tratti umani, da sempre le sue preferite, ma collaborò anche come illustratore di raccolte di racconti e poesie di celebrità come Jean Cocteau. Fu lui a incoraggiare l’instradamento artistico di Paloma, invitandola fin dalla più tenera età a presentare i suoi lavori in casa come se esponesse per una galleria, acquistandoli e incentivando il suo lavoro come un vero committente. Acquarelli e disegni furono i media preferiti di Paloma, fino a quando non arrivò il momento di iscriversi all’Accademia delle Belle arti, ma la sua domanda di ammissione venne rifiutata. Fu allora che la giovane artista decise di non farsi frenare dal fato e di frequentare una piccola scuola d’arte privata, specializzata nell’intaglio del legno. Le ci volle molto poco a capire che “Intagliare è molto duro: è come sbucciare una mela di legno a cui non puoi correggere gli errori” ma l’intaglio divenne anche il suo fare artistico prediletto, un linguaggio concepito con potenza e pazienza, dai risultati espressivi unici, che attirano lo sguardo e stuzzicano le dita. Le sculture di Paloma sono vividamente solenni, cromaticamente attraenti - calde del colore del tiglio o fredde come la ceramica - nostalgiche e surreali. Qualunque sia il materiale da cui scaturiscono le figure che osserviamo, ognuna delle sculture della Weisz chiama il tocco delle dita, quasi per accertarsi che siano reali, per seguire le curvature dei segni nel legno.

L’interesse dell’artista nei confronti dei dipinti rinascimentali italiani, del gotico tedesco, dei soggetti religiosi - in due parole delle atmosfere malinconiche - è evidente in ogni postura, in ogni espressione assente dei suoi soggetti, persi nel loro mondo, gli occhi vacui oppure le palpebre serrate.

Ne sono prova le quasi sessanta opere che ripercorrono la sua crescita artistica dagli anni Ottanta ad oggi, quasi tutte sculture che, prese singolarmente o accostate tra loro, mostrano la propria metamorfosi e il cambiamento che intercorre tra un lavoro ed un altro, attraverso grandi tematiche come vita e morte, abbandono e sogno, fede e laicità. Nonostante quest’ultimo campo d’interesse sia manifesto nella sua produzione, Paloma tiene a precisare come la sua arte non sia condizionata dalle favole né da un certo misticismo religioso che non le appartiene.

Tutto ciò a cui si ispira è qualcosa che vada oltre le immagini che ha collezionato mentalmente, momenti che ha conservato con cura, preziosi punti di partenza per guardare, capire o reinventare il mondo attraverso punte d’acciaio e legno, immaginazione ed energia.

@benedettabodo

Paloma Varga Weisz. Root of a Dream (Radice di un Sogno)

27 ottobre 2015 – 10 gennaio 2016

Castello di Rivoli

www.castellodirivoli.org

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