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I have been to hell and back. (And let me tell you, it was wonderful). Louise Bourgeois al Museo Picasso, Malaga

“Il dolore è il soggetto di cui mi occupo. Dare significato e forma alla frustrazione e alla sofferenza. A quello che succede al mio corpo va dato un aspetto formale. Si potrebbe quindi dire che il dolore è il riscatto del formalismo.” Così recita uno dei tanti scritti di Louise Bourgeois, ascesa all’Olimpo degli artisti moderni grazie alle sue sculture emozionali, oggi in mostra in un grande progetto itinerante che fa il suo secondo ingresso trionfale al Museo Picasso a Malaga, dopo una prima esposizione presso il Moderna Museet di Stoccolma.

Louise Bourgeois, Knife Figure (2002) and Untitled (2002) (Courtesy Cheim & Read and Hauser & Wirth. Copyright Louise Bourgeois Trust / Licensed by VAGA, New York / Viscopy, Sydney)

Louise Bourgeois (1911-2010) ha percorso tutto il XX secolo accordando le sue opere al proprio vissuto, nella costante ricerca di un equilibrio che fin dall’infanzia le fu portato via dalla malattia della madre – alla quale era molto legata – e dalla violenza psicologica che il padre esercitava sulla famiglia – l’insegnante di Louise che viveva in famiglia e fu per dieci anni la sua amante, tre figlie femmine indesiderate prima del tanto agognato primogenito. "Per dieci anni ho visto lo sguardo muto di mia madre, ho odiato mio padre per quella sua violenza inaudita su di noi. La famiglia può essere disseminata di ghigliottine". La sua famiglia era specializzata nel restauro di antichi arazzi, e fu grazie a questa prima attività manuale che imparò a convogliare la frustrazione e la rabbia in un processo creativo e al tempo stesso catartico, lo stesso che plasmerà il suo grande amore per la scultura. Infatti, nonostante la Bourgeois abbia sperimentato materiali, tecniche, colori e dimensioni di qualunque genere, la scultura resterà sempre la sua prima scelta “Per me la scultura è il corpo. Il mio corpo è la mia scultura”.

Le nove sale tematiche allestite in suo ricordo sono frutto del lavoro congiunto della curatrice Iris Müller-Westermann e dell’affezionato assistente dell’artista francese, Jerry Gorovoj, i quali hanno ripercorso con attenzione i settant’anni di carriera della Bourgeois per offrire al pubblico una selezione di quasi cento opere che raccontino con sentimento le numerose sfaccettature di Louise, rievocandone il vissuto e lo spirito, le scelte, le esperienze di vita e l’ironia, non solo l’intima sofferenza.

Louise Bourgeois, 'Couple IV' (1997) (Courtesy Cheim & Read and Hauser & Wirth. Copyright Louise Bourgeois Trust)Louise Bourgeois, 'Couple IV' (1997) (Courtesy Cheim & Read and Hauser & Wirth. Copyright Louise Bourgeois Trust)

Apre le danze Runaway girl, la prima sala della mostra, che fin dal subito intende parlare del conflitto interiore della giovane Louise, espresso attraverso la delicatezza di un disegno che rappresenta le tante strade percorribili, le cui linee calcate sottolineano la paura di fare le scelte sbagliate (Take Me Right Back to the Track Jack, 1946). Le successive sezioni Loneliness, Trauma, Fragility, Nature studies, Eternal movement, Relationship, Taking ang giving e Balance custodiscono pezzi chiave della produzione di Louise, tra cui diverse “Couple”, composte da manichini mutilati o torsi di stoffa, vestiti di tutto punto o nudi, comunque uniti in un abbraccio che non lascia spazio al mondo esterno, disperato e passionale. Corpi in spasmodica tensione, come Arc of Hysteria, feriti e minacciosi come Knife Figure, a pezzi come i volti che compongono Cinq.

Opere provocatorie perché esplicitamente sessuali come Janus Fleuri, minacciose come la madre di tutti i suoi ragni, l’enorme Maman, delicate come i ricordi The Five Magic Words, cinicamente armoniose come Untitled (I Have Been to Hell and Back).

Una panoramica sul mondo di un’icona del Novecento artistico che, con le sue opere, voleva dare corpo alle emozioni e così, finalmente, dominarle. “Esorcizzare fa bene. Cauterizzare, bruciare per guarire. E' come potare gli alberi. La mia arte è questo. Lo so fare bene.”


Louise Bourgeois. I have been to hell and back
Museo Picasso, Malaga
10 giugno – 27 settembre 2015

http://www.museopicassomalaga.org/

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