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Il mondo negli occhi, con passione e coraggio. Da Diane Arbus a Letizia Battaglia, in mostra a La Casa dei Tre Oci, Venezia

Ancora un grande evento collettivo al femminile, presentato l’11 settembre da La Casa dei Tre Oci, in una cornice tutta italiana e altamente suggestiva, poiché si tratta di uno spazio espositivo arroccato sull’isola della Giudecca a Venezia, nel bel mezzo del bacino di San Marco. Un luogo protetto e strategico, un approdo sicuro a cui giunge la mostra Sguardo di Donna, curata dalla critica d'arte, scrittrice e saggista italiana Francesca Alfano Miglietti. Una curatela che vede l’allestimento simbiotico di opere fotografiche appartenenti a ben venticinque autrici molto diverse tra loro, accomunate però da un certo tipo di sguardo, un taglio documentaristico delicato ma invasivo, disturbante ma efficace, grazie al quale toccano argomenti scomodi ma quotidiani, rilevanti e vitali.

MARTINA BACIGALUPO Walter and Benjamin (From the series Hito) 2005 © Martina Bacigalupo/Agence VU’, Paris

Si parla di diversità come di compassione e giustizia, e lo si fa mostrando più facce di venticinque diversi percorsi, per un totale di oltre 250 lavori ad opera di mostri sacri della fotografia come Diane Arbus, Shirin Neshat, Yoko Ono, Catherine Opie e Tacita Dean, ma anche nomi meno noti ai profani come le connazionali Martina Bacigalupo, Chiara Samugheo e Giorgia Fiorio.

Le storie di alcune di loro, come nel caso di Yael Bartana, sono profondamente legate al loro vissuto sociale. Bartana è fortemente legata al suo paese natale, Israele, ed il suo lavoro è legato a doppia mandata alla volontà di mantenere viva la memoria, l’identità della sua nazione ed il senso di appartenenza, attraverso la riproduzione di cerimonie e rituali pubblici, testimonianze preziose per non dimenticare. “Ciò che davvero m’interessa è stimolare una riflessione sostanziale, anche a costo di uscire dal territorio dell’arte”.

Anche nel caso di Letizia Battaglia, la fotografia diventa uno strumento per documentare - con un’accezione specifica di denuncia - il periodo storico che si trovò a vivere. Del proprio lavoro disse “La fotografia l’ho vissuta come documento, come interpretazione e tanto altro ancora. L’ho vissuta come acqua dentro la quale mi sono immersa, mi sono lavata e purificata. L’ho vissuta come salvezza e verità” Nel 1974 Battaglia visse gli anni di piombo nella sua Palermo, scattando foto dei delitti di mafia. Le immagini, in bianco e nero, restituiscono tutta la vita di quel periodo, scivolato a poco a poco nella violenza di chi uccide e nel dolore di chi resta, fotografato negli sguardi di bambini e donne, nei quartieri, nelle strade, nelle feste e nei lutti.

Lisetta Carmi è nota in particolare per le sue fotografie all’anziano poeta Ezra Pound, scattate nel febbraio del 1966, durante una visita per un’intervista. Il poeta si presentò alla porta in tutta la sua decadenza, dovuta alla lunga reclusione in manicomio, alla malattia, alla vecchiaia, ma con gli occhi accesi, incredibili magneti per chi osserva le immagini della Carmi. “Una fotografia non è mai esistita nella mia testa prima dello scatto: io vedo ciò che c’è, vibro con ciò che c’è, amo ciò che c’è, mi emoziono vedendo ciò che c’è”

Donna Ferrato invece scelse di fare della fotografia uno strumento di offesa e di difesa “Sono in grado di scattare una straordinaria quantità d’immagini del dolore privato delle persone perché questo è l’unico modo per educare le masse. Non c’è niente di più potente di una fotografia documentaria che diventa una storia dentro una storia, raccontata senza trucchi o abbellimenti”. Ferrato iniziò la sua carriera fotografando la liberazione sessuale delle donne all’inizio degli anni Ottanta, il che coincise con una presa di coscienza mondiale della piaga nascosta della violenza domestica. Il peso portato dalle donne e dai bambini abusati diventò un vero e proprio manifesto contro l’omertà e la violenza quotidiana, che a loro volta divennero finalmente materia di discussione e denuncia pubbliche. A proposito di vittime e di minoranze, a Nan Goldin si deve la grande naturalezza con cui immortalò lo stile di vita dissoluto della New York degli anni Ottanta, fatta di droghe e alcool, di travestiti e drag queen, di prostitute e omosessuali. Una comunità che Goldin scelse di rappresentare come l’altra faccia della medaglia dei valori di famiglia e borghesia, una facciata colorata e fragile, vitale e coraggiosa nelle proprie scelte, anche le più autodistruttive.

Invece Alessandra Sanguinetti ritrae bambini “Sono affascinanti. Lo siamo stati tutti, e gran parte della nostra identità si è formata durante la nostra infanzia. In quanto società, proiettiamo molte delle nostre speranze, frustrazioni, tabù e aspirazioni sui bambini. E loro sono estremamente puri nel trasmettere come tutte queste cose li influenzino. Come potevo non fotografarli?” I suoi possono essere documentari in zone di guerra come progetti a lungo termine, che ritraggono la crescita di bambini di ogni parte del mondo – sempre in bianco e nero – messi in pose che li fanno sembrare adulti, creando un contrasto potente tra il momento dello scatto e il futuro a cui alludono gli abiti che indossano.

In un’ottica tipicamente femminile, i temi affrontati riguardano quindi la cura delle relazioni e del prossimo, l’attenzione verso chi e cosa ci circonda, il senso di responsabilità verso noi stessi e gli altri, i modelli da seguire e da interpretare. Un dialogo impegnativo, reso possibile dall’umanità delle artiste selezionate, ognuna dotata di sensibilità e senso critico, di forza d’animo e rispetto per quello che le differenzia dal resto del mondo e permette loro, allo stesso tempo, di empatizzare con il prossimo e di comprendere i suoi punti di vista.

Sguardo di donna. Da Diane Arbus a Letizia Battaglia, la passione e il coraggio

La casa dei Tre Oci, Venezia

11 settembre – 08 dicembre 2015

http://www.treoci.org/

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