Illuminare ad arte. Dan Flavin in mostra all’ Espace Louis Vuitton, Tokyo

L'architetto giapponese Jun Aoki, protagonista della scena architettonica internazionale, ha consacrato la propria fama e la propria creatività realizzando in giro per il mondo diversi negozi della maison francese Louis Vuitton che, non contenta, qualche anno fa gli ha commissionato la progettazione dell’omonima Fondazione, dedicata alle arti e alla contemporaneità.

Photo credit: Courtesy Fondation Louis Vuitton Exhibition view, Espace Louis Vuitton Tokyo, 2017 Photo: Jérémie Souteyrat ©ADAGP, Paris 2017
Photo credit: Courtesy Fondation Louis Vuitton Exhibition view, Espace Louis Vuitton Tokyo, 2017 Photo: Jérémie Souteyrat ©ADAGP, Paris 2017

Aoki ha visualizzato e progettato uno spazio sospeso, un luogo ideale che permetta ad artisti e visitatori di liberare l’immaginazione, ed ha quindi trovato casa alla Fondation al settimo piano dello store Vuitton nel pieno centro di Omotesando, a Tokyo. Inaugurato nel 2011, l’Espace si presenta oggi come una gigantesca e spettacolare glass box, alta più di 8 metri, contenitore fuori dal tempo e dallo spazio del reale, interamente dedicato all’arte nazionale e non solo. Infatti, in pochi anni la Fondation ha presentato al suo pubblico una quindicina tra mostre personali e collettive, dedicate soprattutto a grandi esponenti dell’arte internazionale. Tra questi, non poteva mancare un omaggio ad un artista fondamentale per la corrente minimalista, capofila di tutti coloro che scelsero di indagare le potenzialità e il fascino della luce, di lavorare per esaltarne la capacità di riempire spazi e sguardi con leggerezza e potenza.

Si tratta dell'americano Dan Flavin, scomparso vent’anni fa dopo aver illuminato con i suoi Icons il panorama artistico mondiale fin dagli anni Sessanta. Nato nei primi anni Trenta a New York, da giovane rifuggì le regole familiari e le imposizioni religiose che lo volevano lontano dalle frivolezze del mondo, e scelse invece di approfondire prima la storia dell'arte, per poi continuare studiando le diverse potenzialità di tecniche e materiali presso la Columbia University. Fu in questo modo che si avvicinò al mondo dei materiali industriali, ma la vera epifania è da ricondursi al 25 maggio 1963, quando allestì per la prima volta un neon bianco lungo 250 cm, posizionandolo a parete con un angolo di 45 gradi e intitolandolo The Diagonal.

Flavin definì quest’opera una "diagonale dell'estasi personale, che descrive i suoi quarantacinque gradi sopra la posizione orizzontale come un equilibrio dinamico consapevole". Da quel momento il suo percorso artistico si legò a doppia mandata con l’utilizzo creativo di tubi fluorescenti prefabbricati in quattro dimensioni, caratterizzati dall’avere fino a dieci colori diversi, e fu così che egli contribuì alla nascita del movimento Minimalista insieme a Donald Judd, Robert Morris e Sol LeWitt. In realtà l’artista non si riconobbe mai né nella definizione di scultore – perché considerava il suo un lavoro di ricerca e in continuo mutamento, non di produzione statica - né di minimalista, ma il suo rifiuto per la rappresentazione del reale, le scelte stilistiche riproposte per anni senza cambiamenti o nuovi ornamenti, la ripetizione seriale di forme molto elementari ne hanno fatto un punto di riferimento suo malgrado.

Fondamentale fu l’approccio inaugurato da Flavin negli anni Settanta, quando cominciò a conferire allo spazio fisico occupato dalle sue installazioni un’importanza chiave, sottolineando come il suo lavoro fosse site specific e strettamente collegato al momento, alla situazione creata non solo dal luogo ma ovviamente anche dai visitatori. Per questo egli iniziò a creare installazioni sempre più complesse, che dalle pareti si ampliavano e prendevano possesso del pavimento come del soffitto, ma anche lungo binari e corridoi. Una seconda evoluzione del lavoro dell’artista vide l’esplorazione delle variazioni e delle intensità di colore delle sue opere, rese ancora più eteree dalla progressiva regolazione calcolata in base alla lunghezza, al numero e alla disposizione dei tubi, sempre o comunque dei dieci colori scelti, e sempre disposti in orizzontale, verticale o diagonale. Oggi, il suo approccio e i suoi lavori sono più che mai attuali e contemporanei.

La mostra dedicata a Dan Flavin è stata curata a partire da sette opere – alcune mai presentate al pubblico – della collezione Louis Vuitton, nell'ambito del programma della Fondazione Hors-les-murs, sviluppato e proposto nei centri artistici e culturali inaugurati in tutto il mondo da Vuitton - Tokyo, Monaco di Baviera, Venezia e Pechino.

@benedettabodo

Dan Flavin
Espace Louis Vuitton, Tokyo
01 febbraio – 03 settembre 2017
http://www.espacelouisvuittontokyo.com/en/#photoGallery

Photo credit: Courtesy Fondation Louis Vuitton Exhibition view, Espace Louis Vuitton Tokyo, 2017 Photo: Jérémie Souteyrat ©ADAGP, Paris 2017Photo credit: Courtesy Fondation Louis Vuitton Exhibition view, Espace Louis Vuitton Tokyo, 2017 Photo: Jérémie Souteyrat ©ADAGP, Paris 2017

Photo credit: Courtesy Fondation Louis Vuitton Exhibition view, Espace Louis Vuitton Tokyo, 2017 Photo: Jérémie Souteyrat ©ADAGP, Paris 2017Photo credit: Courtesy Fondation Louis Vuitton Exhibition view, Espace Louis Vuitton Tokyo, 2017 Photo: Jérémie Souteyrat ©ADAGP, Paris 2017

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