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In Infinity we trust. Yayoi Kusama in mostra al Louisiana Museum di Copenaghen

Il Louisiana Museum, situato sulla costa a largo di Copenaghen, si è coperto di pois per la prima volta dalla sua apertura, nel non lontano 1958, anno astrale che – combinazione - vide il felice approdo di Yayoi Kusama in terra americana, anzi, newyorkese.

Photo credit: http://cover.dk/blog/weekendguide-57

Da allora, il tempo e gli spazi hanno costruito il mito di quest’artista giapponese cresciuta nel rigore formale della pittura Nihonga - per sua natura influenzata dall’arte occidentale, con cui si fonde in un’unione di tradizione e innovazione culturale - e sbocciata nel colore e nelle forme, soprattutto vegetali, esposte nei musei di tutto il mondo, dal Museum of Modern Art di New York, al Walker Art Center nel Minneapolis, alla Tate Modern a Londra e al National Museum of Modern Art di Tokyo.

Il marchio di fabbrica di Kusama? Senza dubbio i pois, che la suggestionarono fin dagli esordi come disegnatrice a soli dieci anni e che continuano oggi ad affascinare i visitatori di ogni sua esposizione. Eppure, sono diversi i temi trattati da Kusama lungo la sua carriera decennale, un universo visivo in quest’occasione raccolto e suddiviso in un percorso cronologico e tematico suggestivo e incantato. “L'opera di Kusama, nonostante la sua vita interiore paradossalmente disturbata, per l'osservatore è pura delizia. La sua carriera, come appare qui in un'incantevole progressione di opere, è una concreta testimonianza del potenziale alchemico dell'arte.”

La prima sezione è intitolata Germogli ed è dedicata alle opere della sua giovinezza, costellate di puntini e caratterizzate da un pudore quasi stridente con lo stile effervescente che verrà in seguito. I soggetti preferiti dei suoi primi disegni ad inchiostro sono i suoi familiari ed i paesaggi della prefettura di Nagano, non lontano da Tokyo. La decisione di partire per New York cambiò tutto, rivoluzionando il suo approccio con l’arte anche grazie alle sue amicizie con i grandi dell’epoca, da Georgia O'Keeffe a Donald Judd, passando per stilisti e musicisti come Peter Gabriel, con cui realizzò il videotape Love town, che la rese una star.

Non poteva mancare una sala dedicata alle Soft sculptures come Accumulation, filone dei primi anni Sessanta in cui Kusama era solita ammucchiare gli uni sugli altri in un groviglio tentacolare centinaia di tubi di stoffa, spesso decorate con puntini. A questo proposito non mancano sezioni della mostra dedicate alla pittura ossessiva di piccoli punti, conosciuti come un'unica serie dal titolo Infinity Net, riprodotta su tele enormi ma anche su oggetti e pareti, sul corpo e sui vestiti – tante le testimonianze fotografiche delle performance messe in atto negli anni Sessanta - oppure nelle famose installazioni tridimensionali a immersione totale. Infatti, in mostra vi è la possibilità di immergersi in Cosmos (1980) e in Mirror Room (Pumpkin) (1991), entrambe entrate a ragione nel libro d’oro delle produzioni dell’artista per la loro incredibile capacità di coinvolgimento dello spettatore.

I pois persistono nell’essere il filo conduttore che lega Kusama ad altre realtà come i grandi marchi di moda con cui ha creato capi ed accessori divenuti un fenomeno di costume, come nel caso della collaborazione con Vuitton nel 2012. Inoltre, risaltano come ornamento di altri soggetti cari all’artista come le zucche, vegetali la cui forma in qualunque dimensione diverte l’artista come una bambina.

Proprio per via dell’allegra leggerezza delle forme astratte e dei colori accesi di questa eccentrica e sgargiante piccola nipponica, arancione fino alla punta dei capelli, è difficile immaginare quanto il suo percorso artistico sia dettato dal bisogno di mantenere un equilibrio interiore, di trovare pace e la serenità attraverso il suo lavoro. Dal 1977, pochi anni dopo aver lasciato una New York troppo violenta per fare ritorno in Giappone, Kusama si ricoverò volontariamente in una clinica psichiatrica di Tokyo dove vive e lavora tuttora. Afflitta da attacchi di panico e da allucinazioni, l’artista ultraottantenne si è ormai rassegnata all’idea di vivere in un secolo afflitto da guerre nucleari e atti terroristici, ma attraverso l’essere artista proclama e sostiene a gran voce la forza dell’amore.

@benedettabodo

Yayoi Kusama. In Infinity

Louisiana Museum, Copenaghen

17 settembre 2015– 24 gennaio 2016

http://en.louisiana.dk/exhibition/yayoi-kusama

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