C’è una prima volta per tutto, a volte più eccezionale di quanto si possa immaginare. Nel caso di una delle coppie più famose dell’arte contemporanea, i leggendari Gilbert & George, l’ultima “prima volta” è stata in Australia, dove è stata organizzata una delle loro più grandi e complete retrospettive. Infatti, i curatori della mostra -  Olivier Varenne e Nicole Durling, affiancati dagli stessi Gilbert & George – hanno pianificato una personale che ha previsto l’esposizione di oltre cento opere di varie dimensioni, selezionate partendo da una produzione che conta ormai cinque decenni di attività, dai primi lavori degli anni Settanta ai più recenti datati 2014.


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Gilbert & George, all'anagrafe Gilbert Prousch (1943) e George Passmore (1942), si incontrarono alla Saint Martin's School of Art di Londra nel 1967, e dall’anno seguente la loro collaborazione professionale si fuse in una condivisione dello spazio privato, culminata nel trasferimento di casa e studio nell’allora malfamato quartiere di Spitalfields. Non fu una scelta dettata dal caso o dalla necessità, ma dalla volontà di opporsi fin da subito alle tradizioni legate alla produzione artistica in senso lato, da quella convenzionale alle correnti più recenti, motivo per cui scelsero di vivere la propria vita, i propri ambienti e le proprie persone come una sorta di grande e prolungata performance. Cominciarono così nei panni di "sculture cantanti", quando, dipingendosi con una vernice metallica e vestendosi con completi grigi da impiegati middle class – una sorta di divisa che ancora li contraddistingue – salivano su un piedistallo e cantavano una canzone popolare inglese.

In seguito, consolidarono la propria fama attraverso la produzione di composizioni fotografiche su larga scala, caratterizzate da colori psicadelici e montate in modo da ricordare una vetrata gotica. I protagonisti della scena sono sempre Gilbert & George, attorniati da elementi simbolici vagamente riconoscibili, dissacranti e provocatori. Benchè siano sempre rappresentati o presenti all’interno delle loro creazioni, è importante notare che il duo non ha mai firmato un’opera individualmente, ma sempre e solo come Gilbert & George, a sottolineare non solo un rifiuto della distinzione dei ruoli ma anche una profonda attenzione nei confronti della definizione di identità. La scelta di utilizzare da subito una firma comune fu particolarmente significativa all’inizio della loro carriera, perché sancì l’intenzione comune in un percorso artistico che rifiutava l'individualizzazione e rafforzava al contempo il loro motto "l'Arte è di tutti".

Appare chiaro dunque come l’obiettivo ultimo nel loro lavoro sia sempre stato quello di unificare arte e vita di tutti i giorni, producendo qualcosa che richiamasse ogni volta l’attenzione del maggior numero di persone possibile, analizzando le numerose sfaccettature dell’essere umano. Per questo l'allestimento delle mostre è un elemento fondamentale della loro visione, spesso sovradimensionato, scomodo ma attraente, come nel caso di questa prima esposizione australiana, prima e forse ultima volta in cui verranno presentate un centinaio delle loro fotografie tutte in un’unica location. Un’occasione unica per osservare come ogni tipo di tematica affrontata dal duo – comprendente ossessioni quali sesso, razza, religione, politica, soldi, morte – enfatizzi il rapporto tra arte e vita come asse portante della loro ricerca artistica. "Essere sculture viventi è la nostra linfa, il nostro destino, la nostra avventura, il nostro disastro, nostra vita e nostra luce".

@benedettabodo

Gilbert & George: The Art Exhibition

Museum of Old and New Art, Hobart (Tasmania, Australia)

28 novembre 2015 - 28 marzo 2016

https://www.mona.net.au/gilbert-and-george/

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