Non c’è arte senza attenzione. Doris Salcedo in mostra al Guggenheim di New York

Ancora una volta, una donna fa parlare la sua arte - e della sua arte - una grande istituzione museale. Per la verità si tratta delle seconda tappa di un viaggio on the road tutto americano, che ha visto la prima presentazione al Museo di Arte Contemporanea di Chicago, ora approda al Guggenheim di New York, ed infine raggiungerà il Pérez museum di Miami. Un tris di allestimenti, così come tre sono i decenni di carriera dell’artista colombiana Doris Salcedo, attivista in ambito artistico per portare al mondo un messaggio politico e sociale.

‘Plegaria Muda’ (detail), 2008–10 by Doris Salcedo(Courtesy Ruth Fremson/The New York Times)
‘Plegaria Muda’ (detail), 2008–10 by Doris Salcedo(Courtesy Ruth Fremson/The New York Times)

La Salcedo è nata nel 1958 a Bogotà, dove vive, lavora ed ha scelto di tornare ad insegnare all’Università, dopo aver conseguito un master a New York. Come molti connazionali, ha vissuto la terribile angoscia per i Desaparecidos, parenti ed amici fatti sparire all’improvviso, con la forza, da narcotraffico e dai disordini civili del Paese, e continua a vivere la tragedia quotidiana della violenza politica.

A differenza di altri però, Doris ha scelto l’arte come arma per contrastare l’oblio, per impedire al mondo di dimenticare. Doris realizza opere in equilibrio tra la pretesa di una memoria storica e la volontà di ricostruire, tra il bisogno di esprimere il proprio dolore personale ed il lasciare spazio alla condivisione con il prossimo. Non a caso, le sue opere più amate sono invasive, indimenticabili ma non assordanti: il pavimento interrotto da una profonda crepa, una ferita, della Turbine Hall (Londra, 2007); la sala murata nel silenzio di chi non può comunicare nel Castello di Rivoli (Torino, 2005); la profonda voragine lasciata dopo distruzione di un edificio riempita con 1500 sedie e con lo spirito di chi vi ha vissuto (Istanbul, 2003).

Le sculture e le sue installazioni hanno testimoniato con forza e sensibilità i drammatici avvenimenti storici susseguitisi negli ultimi decenni in Colombia, spesso ignorati dalla stampa internazionale. La grazia e la precisione con cui ha saputo raccontare la violenza subita ed esercitata dal suo popolo – eredità pesante di un colonialismo da poco scomparso ma non dimenticato, del razzismo ad esso collegato, del narcotraffico - i conflitti civili e le esperienze traumatiche della gente comune, hanno catturato lo sguardo del pubblico, l’hanno sensibilizzato ed aggiornato nel corso degli anni.

Tra i lavori esposti in questa toccante personale, è possibile osservare una serie di arredi ospedalieri e pile di camicie bianche impalati da elementi di ferro, esposta per la prima volta nel 1990 a Bogotà. Utilizzando nei suoi lavori oggetti di uso quotidiano, impregnati della vita dei protagonisti delle storie che vuole raccontare, Doris amplifica la potenza dell’unione tra materiali differenti, una sensazione che vive profondamente quando modella un’opera. Sono molte le installazioni famose visibili in mostra, da La Casa Viuda (1993-1995), composta da un gruppo di sculture realizzate principalmente con porte e altri mobili mutilati, privati della loro funzione originale; a Atrabiliarios (1992-2004), un’installazione realizzata con scarpe usate, abbandonate all’interno del museo, a sottolineare l’assenza di chi le indossava; a Plegaria Muda, un’installazione già ospitata al MAXXI di Roma nel 2012 ma esposta per la prima volta negli Stati Uniti, comprensiva di circa 100 coppie di tavoli sovrapposti che ricordano delle lapidi, da cui però nascono sottili fili d’erba, di speranza per una nuova vita.

‘Plegaria Muda’ (detail), 2008–10 by Doris Salcedo (Courtesy Alexander and Bonin, New York)‘Plegaria Muda’ (detail), 2008–10 by Doris Salcedo (Courtesy Alexander and Bonin, New York)

Una viaggio toccante attraverso gli occhi, i gesti e l’attenzione di una donna, focalizzata sempre sul proprio ruolo in questo momento storico, per la sua terra “Ogni artista deve interrogarsi sulla sua responsabilità. Bisogna affrontare temi della violenza e della politica, ma al di fuori delle immagini esplicite. Le vittime hanno già una voce, io cerco di renderle presenti, perché oggi sono invisibili. Io gli do una forza, un’energia che li rende visibili.”

@benedettabodo

Doris Salcedo
Guggenheim, New York
26 giugno – 12 ottobre 2015

http://www.guggenheim.org

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GUALA
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