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Non c’è due senza tre. Jeff Koons al Guggenheim di Bilbao

Il 9 giugno un importante sipario si è alzato su uno degli eventi più attesi del 2015 dal Guggenheim di Bilbao, il celebre edificio di Frank Gehry tutto curve e titanio la cui forma avveniristica si sposa perfettamente con le collezioni contemporanee che ospita fin dalla sua inaugurazione, risalente al 1997.

Rabbit - 1986 - Acciaio inossidabile 104,10 x 48,30 x 30,50 centimetri - Museum of Contemporary Art di Chicago; regalo parziale di Stefan T. Edlis e H. Gael Neeson, 2000.2 © Jeff Koons

L’esposizione in questione, curata da Scott Rothkopf, è la terza prestigiosa tappa di un itinerario che ha toccato – con gran successo di pubblico fin dalla prima inaugurazione del 2014 - il Whitney Museum di New York e in seguito il Centre Pompidou di Parigi, per giungere quindi al Guggenheim, dove resterà fino al 27 settembre 2015.

Si tratta di una grande retrospettiva dedicata a Jeff Koons, appariscente e sovversivo artista americano il cui percorso – iniziato quarant’anni fa – è tra l’altro legato a quello del museo futurista da alcune delle sue opere più famose, come Puppy, l’enorme West Highland White Terrier realizzato con fiori e piante all’inizio degli anni ’90 che si trova proprio sulla soglia del museo ed accoglie i visitatori.

Jeff Koons, classe 1955, è una vera propria star del panorama artistico contemporaneo, nonostante – e sicuramente grazie - le polemiche e gli scandali che hanno accompagnato la crescita del suo inconfondibile fare artistico, la cui originalità e capacità di stupire e divertire hanno contribuito a renderlo uno dei più richiesti, pagati e famosi artisti del nostro tempo.

Fin dagli esordi Koons si è lasciato ispirare dal suo quotidiano e da un immaginario collettivo confezionato da spot e programmi televisivi, e, mescolando queste due realtà, ha prodotto opere attraverso cui ha condiviso con il pubblico alti e bassi, visioni e passioni, elevando tutta la sua vita a simbolo del sogno americano.

La sua consapevole tendenza ad intrecciare la vita personale con la sua produzione artistica ha garantito nel tempo non solo un vasto repertorio di oggetti e soggetti – ad esempio la scultura in ceramica e oro dedicata a Michael Jackson, oppure la serie di opere realizzata durante i primi anni di matrimonio con la pornostar Cicciolina, dal titolo Made in Heaven – ma anche una coerenza di intenti che dona credibilità anche alle sue opere più “leggere”, Bubbles, Rabbit, Balloon dog, ispirate a un mondo infantile e colorato.

Il fatto che le sue opere siano facilmente riconoscibili, icone di una Pop-art che tende al kitsch, frutto di una società capitalista e superficiale, non toglie nulla alla professionalità e alla crescita artistica di Koons, il quale si è espresso nei decenni attraverso l'utilizzo di un'ampia gamma di tecniche - scultura, pittura, installazioni e fotografia - e di materiali tradizionali ed industriali, quali plastica, marmo, metalli, porcellana, materiali gonfiabili.

Il percorso proposto da questa retrospettiva è un’opportunità per mettere a fuoco le decine di argomenti trattati, i simboli evocati, le icone consolidate nella carriera di Koons. Il quale a sua volta ha avuto l’occasione di fare un bilancio del proprio vissuto, certamente stimolante e sempre volto a osservare il meglio di ogni situazione.  Come ha detto lui stesso “La vita, in qualche modo, procede a passi da gigante, facendoci bruciare le tappe. Se pensiamo ad un oggetto inanimato, questo per sopravvivere nel tempo deve avere una durevolezza intrinseca, deve preservarsi. L’essere umano al contrario per vivere al massimo deve spingere i propri limiti oltre quello che sembra possibile.”

Jeff Koons

Guggenheim, Bilbao

9 giugno – 27 settembre 2015

http://jeffkoons.guggenheim-bilbao.es/exposicion/

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