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Semplicità intricata. Damian Ortega all’Hangar Bicocca di Milano

Parliamo di Casino. È questo il titolo della prima, pirotecnica, personale italiana di una superstar dell’arte contemporanea, il messicano Damian Ortega, allestita fino ai primi giorni di novembre negli spazi dell’Hangar Bicocca, famosa location milanese, già fucina di mostre spettacolari.

Damián Ortega, Controller of the Universe, 2007, Courtesy of the artist, White Cube, London and P.S.1. Contemporary Art Center, 2008
Damián Ortega, Controller of the Universe, 2007, Courtesy of the artist, White Cube, London and P.S.1. Contemporary Art Center, 2008

 Parliamo di Damian Ortega, nato a Città del Messico quarantasette anni fa e cittadino del mondo dall’età di sedici, momento in cui decise di lasciare la famiglia per seguire gruppi di illustratori ed artisti di strada, da cui imparò il peso leggero dell’ironia, le basi del disegno e della scultura, la fascinazione per l’arte di Diego Riveira.

La strada e i luoghi in cui Ortega ha vissuto – tra cui Lisbona e Rio de Janeiro – hanno affinato il suo sguardo, attento e mobile, fino a farne una chiave che gli è utile per entrare in contatto sia con l’ambiente attorno a sé, sia per tradurre il mondo che lo circonda, permettendogli di raccontare la sua versione dei fatti.

Tale esigenza è pienamente percepibile quando ci si trova di fronte alle sue opere, veri e propri capitoli della sua esistenza tradotti in sculture, installazioni e sperimentazioni artistiche, come nel caso di Cosmic Thing, l’opera parte della The Beetle Trilogy presentata alla Biennale di Venezia del 2002, con cui è diventato una star del panorama internazionale. Si tratta di un maggiolino Volkswagen, scelto perché emblema della produzione industriale del Messico e simbolo del Paese stesso, qualcosa che Ortega come molti connazionali hanno posseduto in quanto vettura economica, facile da riparare, robusta, addirittura di famiglia, al punto che la sua, prima di farla rottamare, l’ha guidata un’ultima volta e poi seppellita, come mostrano le immagini del video Escarabajo, girato in quei momenti di dieci anni fa. Invece, i maggiolino dell’opera Cosmic Thing è stato maniacalmente sezionato nelle sue singole parti, in seguito disposte in una sospensione ordinata mediante fili trasparenti, fluttuanti nello spazio.

Da quella prima, geniale, intuizione e soluzione stilistica, la decostruzione di oggetti di uso quotidiano - ognuno con un significato politico preciso e scelto per poter essere simbolicamente fatto a pezzi - è diventata parte del quotidiano artistico di Damian.

Parliamo dunque del lavoro di Ortega e di Vicente Todolì, curatore dell’evento, nello spazio dell’Hangar Bicocca, una location ideale – date le sue dimensioni da sogno – per poter mostrare tutte le incredibili, complesse strutture progettate da Damian. I due hanno realizzato una rete espositiva fatta di diciannove lavori - sculture, installazioni, film e una performance – in cui il pubblico viene catturato, impara a prendere le giuste misure per osservare nel dettaglio ogni lavoro, confronta le opere, lega un argomento all’altro, analizza l’universo “orteghiano”.

Tra i lavori più noti e più scenografici di Ortega spicca Controller of the Universe, 2007, un’esplosione sospesa di utensili tra cui coltelli, martelli e chiavi inglesi, un riferimento sarcastico a El Hombre controlador del universo, famoso murales di Diego Rivera del 1934. Non da meno Hollow/Stuffed: market law, (2012) la replica di un modello di sottomarino utilizzato dai Narcos per il trasporto di eroina e cocaina, realizzato con numerosi sacchi di plastica biodegradabili ripieni di sale ed appesi al soffitto. I sacchi non sono ermetici, e parte del sale e dell’aria contenuti al loro interno fuoriescono lentamente dal sottomarino, svuotandolo inesorabilmente. In questo caso, il riferimento di Ortega è doppio, perché richiama alla mente sia il problema del narcotraffico nel suo Paese, sia l’analogia tra il sale – una merce storicamente preziosa ed alla base del commercio – e la droga, entrambe polveri bianche, entrambe importanti risorse economiche per il Messico.

Altre opere, quali Elote clasificado (2005) e Módulo de construcción con tortillas (1998), sono state compiute usando il cibo, tra i materiali più effimeri e soggetti a facile deterioramento, per realizzare qualcosa che invece idealmente dovrebbe durare nel tempo. Nel primo caso si tratta di una catalogazione fatta su una pannocchia, per cui ogni chicco riporta un numero, nel secondo caso si tratta di un modello per un edificio moderno fatto di tortillas.

Parliamo della fede di Ortega nel linguaggio e nella comunicazione, espressi all’ennesima potenza in questa mostra. “Credo che gli oggetti contengano una lettura personale, per questo mi attrae utilizzarli, ma c’è anche una lettura esterna, come quella di un visitatore che vede la mostra. Quello che si ottiene è uno strumento politico e culturale che ha un’interpretazione e una risposta diverse ogni volta. Il personale è parte del pubblico e il pubblico coinvolge anche il personale, mi piace pensare che si tratti di uno scambio che va avanti continuamente.”

@benedettabodo

Casino. Damian Ortega

5 giugno – 8 novembre 2015

Hangar Bicocca, Milano

http://www.hangarbicocca.org

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