Storie in movimento. Rachel Rose al Whitney Museum di New York

Così giovane, così esposta. Non solo alle valutazioni di curatori e galleristi, oltre che dei critici che recentemente l’hanno insignita del prestigioso Frieze Artist Award, ma proprio nel senso letterale del termine. Al momento infatti, una selezione di suoi video è di casa non solo al Whitney Museum of American Art di New York, che le ha dedicato un piano del museo in cui è proiettata l’installazione che dà il titolo all’esposizione, Everything and More, ma anche alla Serpentine Gallery di Londra con la mostra Palisades, al Castello di Rivoli con Interiors (Interni) - un’inedita video installazione che pone al suo interno il lavoro A Minute Ago (Un minuto fa) con cui vinse l’anno scorso il premio Illy Present Future - e prossimamente all’Aspen Art Museum dell’omonima cittadina.

Ma cosa fa di questa videoartista venticinquenne una delle più stimolanti della sua generazione, riconosciuta a livello internazionale e desiderata al punto da avere un’agenda di appuntamenti così fitta da competere con quella di Obama?

Rachel Rose è nata nel 1986 a New York, dove vive, lavora e dove si è costruita le basi per un futuro artistico radioso inanellando iscrizioni a corsi di alto livello: dopo aver studiato pittura a Yale e storia dell’arte al London’s Courtauld Institute of Art, ha infatti conseguito un master in Belle Arti alla Columbia University.

La determinazione con cui affronta diverse tematiche e lavora alle sue produzioni è resa ancor più evidente da una grande padronanza della tecnica video, attraverso cui Rachel ha conquistato il pubblico.

Così potente ma anche così fragile, sempre così esposta. In effetti, il lavoro dell’artista si concentra prevalentemente sulla percezione che l’essere umano ha del concetto di mortalità e di precarietà, esteso non solo al singolo individuo ma anche al mondo che lo circonda, con le sue creazioni e la sua storia.

Rachel unisce la volontà di osservare nel dettaglio quello che ci rende vulnerabili alla decisione di farlo attraverso le immagini in movimento, su cui lavora per lunghi periodi unendo informazioni analogiche e digitali a quelle che rileva lei stessa sul campo. L'interazione e l'esperienza reale sono infatti fondamentali tanto quanto la libertà di ricerca virtuale, due bacini a cui Rachel attinge in egual misura per combinare un unico repertorio di immagini. Le sue sono riflessioni libere che prendono corpo attraverso fotografie e video, inizialmente archiviate per poi essere riprese, arricchite e rimaneggiate.

Questo processo - che Rachel definisce di editing - è alla base del significato che permeerà l’opera, e la fluidità del video finale è frutto proprio di questo percorso personale, durante il quale le immagini in qualche modo acquisiscono un connotato differente dal contesto originale e come tali si collegano le une con le altre con grande naturalezza.

La video installazione che dà il titolo a questa particolare esposizione, Everything and More, è stata prodotta sulla base di una serie di interviste portate avanti con l'astronauta David Wolf, incentrate sia sulla sua avventura in orbita e sui suoi racconti percettivi in termini di consapevolezza dell’immensità dello spazio al di là dell’abitacolo, sia sul periodo di adattamento che ha seguito il suo ritorno sulla Terra. L’artista ha reso palpabile l’emozione che le interessava comunicare attraverso una voce che canta brevemente durante le interviste, ma collegamenti e i riferimenti letterari e storici non finiscono qui, molti si percepiscono solo attraverso l’osservazione l’installazione. In particolare, Rachel ha voluto riflettere sul significato della NASA per il suo Paese e approfondire alcuni interessanti aspetti del programma spaziale americano, il tutto giocando con l’architettura dello spazio e con la luce della sala al quinto piano del Whitney, sfruttando le trasparenze create dalle vetrate - volutamente non del tutto oscurate - in modo che lo spazio al di là dell’abitacolo sia sempre percepibile.

Rachel Rose. Everything and More

Whitney Museum of American Art, New York

30, ottobre 2015 - 7 febbraio 2016.

http://whitney.org/Exhibitions/RachelRose

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