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The Silence of Ani. Francis Alÿs in mostra alla 14° Bienniale di Istanbul

Dopo aver riportato, qualche settimana fa, le notizie base relative la quattordicesima edizione della Biennale di Istanbul, e dopo avere messo insieme un collage di informazioni date da immagini, impressioni, mappe e lamentele, mi sono resa conto che l’essenza del lavoro di Carolyn Cristov-Bakargiev mi aveva oltremodo incuriosita e al tempo stesso mi sfuggiva. La soluzione per placare il tarlo della curiosità è stata organizzare un week end con un’amica ancora più insonne di me, il cui giudizio su tematiche artistiche è sempre illuminante.

Photo credits www.artsy.net

Ne è risultato un due giorni di occhi al cielo, letterali e non, continui ma previsti sali e scendi, meno prevedibili ormeggi mollati, in una vera caccia al tesoro resa ancor più eccitante e snervante da mappe prive di odomastica e turchi privi degli elementari di inglese, e come premio ottanta artisti da omaggiare. Tra questi, l’unico che non abbiamo cercato in alcun modo, per cui non abbiamo chiesto ostinatamente indicazioni, ma in cui ci siamo imbattute per caso e per destino, è stato Francis Alÿs, artista belga trapiantato in Messico.

Lo abbiamo trovato in una rimessa di in un vicolo secondario, grazie ad occhi ormai allenati ad individuare, tra i mille colori della quotidianità cittadina, quello acquamarina – omaggio al tema comune Saltwater - della cartellonistica della Biennale. Praticamente un miracolo.

Francis Alÿs, classe 1959, è un artista viaggiatore con una predilezione per i percorsi, tanto fisici quanto mentali, riconoscendosi in questi ultimi soprattutto quando conducono più lontano delle destinazioni prefissate. Belga naturalizzato americano, ha studiato architettura a Venezia e, dopo averne sperimentato l’apertura mentale durante un soggiorno per la definizione di un progetto, ha scelto di vivere e lavorare a Città del Messico, da dove ha intrecciato innumerevoli collaborazioni internazionali, specie in zone critiche come l’Afghanistan. Francis è spesso protagonista dei suoi lavori, soprattutto attraverso video e performance, perché mettersi in gioco gli permette di esplorare concretamente lo spazio intorno a sé, inteso come paesaggio e territorio ma anche come politico e sociale. La sua forza espressiva sta proprio nell’affidare il suo sentire e le sue indagini a media di diverso genere, dal video alle fotografie, dalla scultura ai testi, dai dipinti alle animazioni, in un processo narrativo e documentaristico che rivisita completamente il tema che vuole approfondire.

I percorsi di Alÿs sono concreti - nelle sue opere lo vediamo camminare, attraversare e vivere gli spazi in cui lavora - ma allo stesso tempo portano con loro una poetica altra, basata sulla volontà di scoprire e quindi mantenere vivi i valori culturali e la sensibilità dei popoli, nonostante la precarietà e le difficoltà del nostro tempo.

Nel caso dell’invito a partecipare alla Biennale, egli ha scelto di parlare di confini, in particolare di quelli tra Turchia e Armenia, presentando il video inedito The Silence of Ani. Ha scelto di far parlare il silenzio, rotto solo dal vento che soffia tra l’erba e tra le rovine di una città armena un tempo splendida, Ani, e il canto degli uccelli, in realtà prodotto da lui stesso e da un gruppo di bambini grazie a diversi tipi di richiami. Una panoramica poetica e struggente dove il canto degli uccelli ha una potenza evocativa commovente, poiché piange uno spazio e un tempo che non esistono più, spazzati via dalla furia dell’uomo, celebrando allo stesso tempo la forza della vita.

L’allestimento, semplice ed efficace, ha offerto un momento di raccoglimento surreale, permettendo di lasciare all’esterno tutta la caotica vitalità della città. Le foto dei ragazzi coinvolti nella performance, i piccoli richiami per uccelli illuminati nella vetrina dell’ambiente oscurato, la voce di Francis che racconta la storia di Ani, e poi il vento e le melodie sono stati una risposta importante a parte delle domande che mi sono fatta rispetto a questa edizione della Biennale. Alcune restano senza riscontro, ma per quanto mi riguarda Saltwater. Una teoria delle forme pensiero ha raggiunto il suo scopo, quello di essere una mostra stimolante e densa di spunti di riflessione, non esclusivamente artistici.

@benedettabodo

The Silence of Ani. Francis Alÿs

14th Istanbul Biennial - Saltwater: A Theory of Thought Forms

5 settembre - 1 novembre 2015

http://francisalys.com

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