Un occhio al cielo ed uno alla terra. Ghirri, Friedman e Decavèle alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia

Pensate al potenziale di un incontro creativo tra un fotografo italiano, un architetto e designer polacco ed uno scultore francese. Immaginate tre punti di vista molto diversi in un momento rivoluzionario come quello del secondo dopoguerra, periodo di grandi sperimentazioni, spesso condivise dai tanti protagonisti della scena artistica di quegli anni.

Photo credit Luigi Vitale

Andando nel dettaglio, immaginate come - quando ad incontrarsi furono le idee di Yona Friedman e Jean Baptiste Decavèle, oppure di Luigi Ghirri - la percezione ordinaria di opere e paesaggi attraverso una cornice oppure un obiettivo sia stata spazzata via, in una mescolanza di genere che ha messo tutto sullo stesso piano, dal contenitore allo spazio aperto, alla ricerca di una nuova poetica e di una nuova identità.

La mostra Paesaggi d’aria è stata pensata proprio per evidenziare i punti di incontro tra i tre artisti visionari, accomunati nella ricerca di nuove prospettive che li mettessero in connessione con il paesaggio, in questo caso specifico quello italiano.

Luigi Ghirri nel 1969 fu letteralmente folgorato dall’immagine della Terra fotografata dalla Luna, la prima fotografia del mondo, l’immagine che contenne idealmente per la prima volta tutte le immagini esistenti.

A partire da quel momento iniziò la sua ricerca, quella che lui stesso ha definito “la grande avventura dello sguardo e del pensiero. Il viaggio nell’inestricabile geroglifico del reale attraverso carte e mappe che contemporaneamente sono fotografie.” L’interesse per il tema del paesaggio crebbe nel corso degli anni Settanta insieme alla sua manualità e alla libertà del fare, un interesse concentrato sempre più sui luoghi meno turistici e quindi meno noti. Dagli anni Ottanta in avanti Ghirri strinse rapporti duraturi con architetti, urbanisti, filosofi, con cui condivise l’esigenza di creare una nuova iconografia del paesaggio italiano, sempre più attenta agli spazi del contemporaneo, un’attenzione da cui prese forma la grande serie che intitolò Paesaggio Italiano, iniziata nel 1980 e terminata con la sua morte improvvisa, nel 1992, a causa di un infarto.

Yona Friedman e Jean Baptiste Decavèle sono invece un architetto e uno scultore professionisti, da anni uniti nella condivisione di progetti riassumibili in una costellazione di invenzioni architettoniche, creazioni fotografiche e video che hanno dato vita ad un universo utopico calato in contesti reali.

L’ultimo lavoro insieme è stato intitolato Vigna Museum, ed è parte fondamentale della mostra Paesaggi d’aria, all’interno della quale è illustrato per mezzo di un video documentario. Si tratta anche in questo caso di un’architettura visionaria che il duo ha studiato e realizzato in onore della prestigiosa casa vinicola italiana e del suo storico fondatore, Livio Felluga. In occasione del suo centenario, l’anno scorso l’azienda ha chiesto a Friedman e Decavèle di realizzare qualcosa che testimoniasse il rispetto e l’amore di Felluga per quei luoghi, coinvolti profondamente nel processo di creazione del suo vino. Ispirati da questa unione e dallo sguardo non convenzionale di Ghirri, il duo ha vissuto personalmente le colline friulane ed in seguito all’esperienza ha scelto di realizzare una serie di forme modulari totalmente aperte al paesaggio circostante. Il progetto messo in campo si basa sulla volontà di fusione con il contesto ambientale, le strutture sono state affiancate da cento piante di vite in modo che negli anni queste si arrampichino lungo i moduli fino a fondere le due identità, il naturale e l’elemento architettonico. Così come oggi le strutture incoraggiano ciascun visitatore a guardare attraverso lo spazio museale ciò che li circonda, a sentirsi pienamente inseriti nello spazio della vigna, così in futuro saranno parte del paesaggio che oggi contempliamo.

Facendo un passo indietro, la mostra Paesaggi d’aria - organizzata dalla Fondazione Querini Stampalia di Venezia in collaborazione con il neonato Fondo Ghirri, che trova spazio nella Fondazione stessa – vuole celebrare il parallelismo di sguardi di Ghirri e di Friedman e Decavèle. Il percorso espositivo è stato messo a punto da Chiara Bertola e Giuliano Sergio in collaborazione con Livio Felluga e RAM radioartemobile, con il fine di proporre una riflessione sul paesaggio italiano, punto focale per tutti gli attori di questa mostra.

Un paesaggio amato, ricercato, riscoperto e modellato in modo tale da proporne un’immagine altra rispetto a quella tradizionale, ma sempre ugualmente potente e fedele a se stessa.

Paesaggi d’aria. Luigi Ghirri e Yona Friedman / Jean-Baptiste Decavèle

Dal 20 Novembre 2015 al 21 Febbraio 2016

Fondazione Querini Stampalia, Venezia

http://www.querinistampalia.org/ita/paesaggi_daria_luigi_ghirri_e_yona_friedman_jeanbaptiste_decavle.php

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