Una scala per il cielo. Paola Pivi a Palazzo Strozzi, Firenze

Se entro il 28 febbraio passando da Firenze vi troverete ad affacciarvi sul cortile di Palazzo Strozzi potreste lasciarvi scappare un sorriso sorpreso di fronte allo spettacolo offerto da un’enorme scala alta più di 20 metri che troneggia, sgargiante, nell’austera loggia toscana.

Photo credits: courtesy Palazzo Strozzi and the artist. Photograph: Martino Margheri www.domusweb.it

L’installazione porta il marchio immaginifico dell’italiana Paola Pivi, artista famosa per realizzare opere che giocano con la nostra percezione del mondo e spostano un po’ più in alto l’asticella del viaggio ad occhi aperti, incoraggiando la vittoria del fantastico sul reale.

Sbaglia però chi vede la Pivi solo come una sognatrice, un’artista dall’animo bambino.

Nata a Milano nel 1971, dopo un inizio come studentessa di Ingegneria – percorso grazie al quale ha conservato un certo pragmatismo ed una sicura ostilità nei confronti delle mondanità dell’ambiente contemporaneo - la Pivi si è rapidamente imposta sul panorama artistico dalla fine degli anni Novanta. Nel corso degli ultimi due decenni ha spopolato a livello internazionale, contesa dalle migliori gallerie a livello mondiale, e dopo aver vissuto e lavorato ad Alicudi e a Londra, oggi si è stabilita ai confini del mondo con il marito, originario di Anchorage, in Alaska.

I primi lavori ad essere apprezzati dalla critica e dal grande pubblico furono alcune grandi – anche a livello dimensionale – riproduzioni fotografiche, mezzo espressivo cui continua ad affidarsi spesso e del quale dice lei stessa “per me la fotografia di una cosa vera è un mezzo potente per rievocare la realtà, come se potesse essere ricordata. La fotografia mi permette di fissare a livello visivo qualcosa che accade nella realtà e di trasmetterlo direttamente all’osservatore.”

Attraverso la fotografia ha manipolato la realtà e immortalato scenari surreali come la famosa passeggiata del leopardo su un tappeto di tazze di cappuccino, oppure l’isolamento di una coppia di zebre in un paesaggio innevato, o ancora la deriva di un somaro su una barca a remi in mezzo al mare. Ma ha anche fotografato un camion rovesciato su un fianco e una pizza del diametro di oltre due metri, soggetti animali ma anche oggetti ed umani, fotografie ma anche performance, perché il leopardo ha realmente passeggiato sulle tazze, il somaro era davvero sulla barca.

A braccetto con la fotografia abbiamo dunque la performance da una lato e la scultura dall’altro, poiché per l’artista gli oggetti hanno un’anima, una storia, ed è dando una dimensione scultorea anche ad un set fotografico che punta a creare quella connessione tra l’osservatore e qualcosa che ha una sua identità, che sia immortalata dall’obiettivo oppure abbia una terza dimensione nello spazio.

Nel caso dell’installazione di Palazzo Strozzi, l’intero edificio diventa parte dell’immaginario di Paola Pivi, un immaginario non convenzionale e strabordante in forma e colore. La scala gonfiabile all’interno del cortile veste sia gli abiti di performance sia quelli di scultura sovradimensionata, attirando a sé il pubblico e sorprendendolo all’interno di un contesto imprevedibile perché rinascimentale, quasi aulico, spingendolo poi a restare con il naso all’insù, ad immaginare a quali mondi offre accesso una scala del genere.

“Ironia e sfida per me sono due degli ingredienti, ma nessuno dei due è il punto di partenza, che invece è il desiderio di fare un’opera, di rendere visibile un’immagine della mente”.

Untitled (Project for Etchigo-Tsumari)

11 dicembre 2015 – 28 febbraio 2016

Palazzo Strozzi, Firenze

http://www.palazzostrozzi.org/mostre/paola-pivi-a-palazzo-strozzi/

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