Una tigre del Bengala allo zoo di Bagdad

A Bagdad, dodici anni fa, circolavano i fantasmi, il vecchio regime era stato abbattuto e quello nuovo era tutto da costruire (si scoprirà, poi, che i piani in materia erano a dir poco carenti). L’Iraq di oggi è un Paese amputato – una parte significativa del suo territorio è in mano allo Stato Islamico, compresa la seconda città del Paese, Mosul – ed è sempre diviso lungo una linea settaria: sunniti e sciiti continuano a pensare e ad agire come due entità distinte.

Photo credits www.teatroeliseo.com

A lungo si discuterà sugli effetti della guerra americana, e sul suo ruolo nel processo di destabilizzazione del Medio Oriente. C’è chi vede nell’invasione del 2003 l’avvio di una catena di eventi, il cui il ultimo anello è la nascita del Califfato. Altri sostengono che è stato il successivo disimpegno di Washington a generare la nuova ondata di jihad. Rajiv Joseph, scrittore americano di origine indiana, ha cercato di tornare indietro nel tempo, a quei giorni del 2003 in cui Bagdad era una città vuota e devastata, dopo la repentina caduta del raìs. Lo ha fatto con un’opera, “Una tigre del Bengala allo zoo di Bagdad”, che nel 2010 è stata finalista del Premio Pulitzer.

Adesso la pièce – grande successo a Broadway, ultimo spettacolo interpretato da Robin Williams prima della morte - arriva in Italia (29 settembre 11 ottobre)al Teatro Eliseo di Roma. La cifra stilistica è orientata verso l’assurdo e il grottesco, a partire dalla situazione di partenza: tutti gli animali dello zoo cittadino sono morti, compresi gli otto leoni. Hanno cercato la fuga, dopo che una bomba aveva distrutto la loro gabbia, ma hanno trovato il fucile dei soldati americani. Rimane solo una tigre (del Bengala), la cui custodia è affidata a Tom e a Kev, professione marine.

La tigre si prende beffa del re della foresta e sembra mostrare saggezza. Anche lei, però, a un certo punto si fa sopraffare dagli istinti primordiali, evidente metafora dell’incapacità, o forse dell’impossibilità, di usare il cervello in simili contesti, in cui nulla si tiene. Morde la mano di Tom, costringendo Kev ad intervenire: bum, e la tigre muore.

Muore, ma non abbandona la scena, perché il suo fantasma continua ad abitare le strade di Bagdad. La spettro si aggira, ironico, tra le rovine e filosofeggia. Non incarna solo la diffidenza dell’occupato nei confronti dell’occupante (la Bagdad del 2003 non è la Napoli del 43’), ma il desiderio di capire. Non il particolare (ossia il disegno americano in Medio Oriente), bensì l’universale, quella complessa mistura tra intelligenza ed idiozia, crudeltà e pietà, che compone l’essere umano, la giustificazione morale dei suoi atti, la dipendenza dall’istinto, il rapporto con un divino (forse) sadico che, in quanto creatore, è responsabile primo della“condanna” a vivere.

Quello della tigre non è l’unico fantasma. C’è anche lo spettro di Uday Hussein, famigerato figlio di Saddam, violento e vizioso, ex padre-padrone dello sport iracheno, che faceva torturare ed uccidere gli atleti sconfitti. Anche da morto continua ad ossessionare Musa, il suo ex giardiniere, poi traduttore per l’esercito statunitense,  la cui sorella fu stuprata dall’erede del raìs.

La pièce di Joseph non può essere catalogata come anti-americana – Bagdad era già devastata prima dell’invasione, anche se il sangue scorreva lontano dalle tv - ma la caccia di Tom alla pistola di Uday (e ai preziosi tesori del suo palazzo, a partire dal celebre bagno dorato) può alludere al movente economico dell’invasione. L’autore arma la tigre di cinismo e senso del macabro, non vuole affermare una tesi, ma solo inquadrare in una cornice più ampia un conflitto con il quale continueremo a fare i conti.

@vannuccidavide

Una tigre del Bengala allo zoo di Bagdad

Teatro Eliseo

Da martedì 29 settembre a domenica 11 ottobre 2015

Orario spettacoli: martedì, giovedì venerdì ore 20.00 –sabato ore 16.00 e ore 20.00 – mercoledì e domenica ore 16.00

Biglietteria tel. 06.83510216 |Giorni e orari: da martedì a domenica 9.30 – 19.30

Biglietteria on-line www.teatroeliseo.com e www.vivaticket.it

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

GUALA
GUALA