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Visioni Globali, Celebrazioni Locali. I Paesi Bassi chiamano a festeggiare la prima Università Olandese di Leiden

Come festeggereste 440 anni di onorata attività accademica? Gli olandesi hanno la risposta pronta, dal momento che l’Università di Leiden - cittadina a metà strada tra Amsterdam e Rotterdam –è un caposaldo del loro patrimonio culturale fin dal lontano 1575, anno in cui venne fondata e consacrata da Guglielmo I d'Orange come primo ateneo dei Paesi Bassi.

Batoul S'Himi (1974, Marocco), Monde sous pression, 2008-15 Foto: Doro Keman. Courtesy dell'artista
Batoul S'Himi (1974, Marocco), Monde sous pression, 2008-15 Foto: Doro Keman. Courtesy dell'artista

Data la sua importanza, la felice ricorrenza è stata solennemente onorata in patria l’ultimo week end di giugno, ma per estimatori e turisti sarà possibile partecipare ai festeggiamenti fino al 4 ottobre.

Difatti, da una grande iniziativa del duo formato dal National Museum of World Cultures e dal Leiden Global Institute, ha preso forma una mostra celebrativa organizzata con l’aiuto di venti celebrità del panorama artistico contemporaneo, invitate ad esporre le proprie opere o meglio ancora a presentare per l’occasione degli inediti site-specific.

L’esposizione è stata allestita in una cornice suggestiva e al tempo stesso vicina al passato industriale della città: la vecchia fabbrica di farina chiamata Meelfabriek, affacciata sul canale e ben visibile dal centro storico di Leiden. Il complesso è stato in funzione dal 1883 al 1988, ed oggi i suoi 46.000 metri quadrati sono al centro di progetti architettonici di riqualificazione che entro un paio di anni ne faranno un centro pulsante del cuore culturale della città, comprensivo di hotel, loft, negozi, bar e ristoranti, oltre ai tanti spazi dedicati all’arte e alla cultura.

La mostra dedicata all’Università di Leiden ha la stessa spinta verso il futuro dei giovani che stanno intervenendo sullo spazio storico della Meelfabriek: celebra con orgoglio un passato glorioso guardando ad un futuro caratterizzato da confini sempre più labili, e da popoli sempre più connessi tra loro.

Per questo motivo l’esposizione è stata intitolata Global Imaginations, e per la stessa ragione non ha chiamato a partecipare unicamente artisti rappresentativi dei Paesi Bassi – capitanati da Marjolijn Dijkman (1978) e Andrea Stultiens (1974) – ma anche colleghi di fama internazionale, tra cui Simryn Gill (1959, Singapore), Mona Hatoum (1952, Libano), Lucy Orta (1966, Inghilterra), Jorge Orta (1953, Argentina), Tintin Wulia (1972, Indonesia), Pascale MarthineTayou (1967, Camerun). Una componente molto interessante di questo contributo è data dal Ghana Think Tank, un Istituto fondato in Ghana nel 2006 da Christopher Robbins, John Ewing e Matey Odonkor, focalizzato sul coinvolgimento dei paesi del Terzo mondo per la risoluzione dei problemi creati dalle potenze straniere che da secoli, con modalità differenti, li colonizzano.

Global Imaginations ha invitato i venti artisti a condividere il loro punto di vista sul mondo moderno, partendo in qualche modo dalla stessa volontà di celebrazione del proprio passato e della propria storia simboleggiati dal compleanno della storica Accademia di Leiden. Infatti, raccontando vissuti, tradizioni e culture differenti attraverso le proprie opere d’arte, per i visitatori risulta coinvolgente individuare le connessioni e le diverse prospettive contemporanee sul mondo, magari in qualche modo affini e familiari.

Perché, come disse Pauline Kezer “La continuità ci dà le radici, il cambiamento ci regala i rami, lasciando a noi la volontà di estenderli e di farli crescere fino a raggiungere nuove altezze”.

 @benedettabodo

Global Imaginations

Meelfabriek, Leiden, Paesi Bassi

27 giugno – 4 ottobre 2015

http://lakenhal.nl/en/overview/global-imaginations

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