Bruce Conner in mostra al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid

“Penso sempre che il mio approccio (all'arte) sia del diciannovesimo secolo. Non uso niente di quella che chiamano era tecnologica. Non faccio arte elettronica. Tutto quello che facevo nelle pellicole era stato sviluppato da Georges Méliès nel 1900.”

Photo credit: The New York Review of Books
Photo credit: The New York Review of Books

Termina questo week end il viaggio di un’ampia retrospettiva organizzata dal Moma di New York, dal SFMoMA di San Francisco e dal Reina Sofia di Madrid, dedicata alla carriera di un grande artista americano scomparso da quasi un decennio, indimenticato nel panorama internazionale degli addetti ai lavori, meno noto al grande pubblico. Per ovviare a questa mancanza, il museo madrileno ha colto con entusiasmo la possibilità di esporre le sue opere - per la prima volta in terra spagnola in una personale - e contribuire così alla riscoperta di un artista che ha vissuto gli anni d’oro dal dopoguerra al nuovo millennio americano, distinguendosi per ecletticità e capacità di innovazione oltre che per il suo vivere ai margini del contesto artistico riconosciuto dell’epoca.

Parliamo di Bruce Conner, classe 1933, nato in Kansas e vissuto a lungo a San Francisco, uno dei primi artisti a produrre installazioni e readymade, volutamente tenutosi alla larga dalle più famose avanguardie del suo tempo, dalla Pop Art al Fluxus, in cui non si riconosceva. Un pioniere solitario dell’arte moderna americana, insomma, meritevole di aver prodotto un campionario incredibile di opere molto diverse tra loro, unite dal fil rouge delle atmosfere surreali e lucidamente disilluse, quasi spaventate e spaventose rispetto alla descrizione del presente storico rappresentato dall’artista. La mostra itinerante approdata a Madrid qualche mese fa ha messo a fuoco la carriera di Conner attraverso oltre duecentocinquanta opere su carta e su tela, sculture e videoinstallazioni, visioni di un artista che ha guardato all’America del secondo Novecento con occhio disincantato e spietato, senza per questo rinunciare ad una dose di cinica ironia.

Dalla politica estera ai mass media, dal consumismo alla cultura retrograda e razzista, ogni aspetto negativo dell’America a stelle e strisce è stato analizzato e denunciato da Conner senza risparmio di media né di energie ed idee, viste le produzioni di oggetti ibridi e assemblage, collage di pellicole - ha ridefinito il concetto di filmato, aggiungendo sequenze girate da lui in 16 mm a film veri e propri - persino Body Art e performance. "Ho sempre saputo di trovarmi al di fuori della corrente artistica commerciale. Il mio lavoro è stato collocato in un ambito che avrebbe cambiato nome più volte: film d'avanguardia, film sperimentale, film indipendente, ecc. Ho cercato di creare opere cinematografiche che fossero capaci di comunicare alle persone al di fuori di un dialogo limitato al solo stile 'esoterico', 'avanguardista' o 'di culto'. È un gergo che non mi piace". 

Una mostra che spiazza e coinvolge lo spettatore attraverso numerosi assemblage, composti da bambole inquietanti e oggetti pericolosi o disgustosi come mozziconi, lamette, capelli, calze usate. Continua attraverso la proiezione di A Movie (1958), 180 frammenti di film in 16 mm dove il mito americano si annulla in un’angosciante rappresentazione di violenze militari e domestiche, soprattutto sulle donne, la serie Mandala, disegni surreali in bianco e nero realizzati a pennarello, oppure Child, una scultura in cera nera che fece molto parlare di sé al San Francisco Art Association Artist Member Show del 1959, dal momento che ritraeva un bambino terrorizzato e legato ad un seggiolone, un’opera ispirata al caso di Caryl Chessman, condannato a morte per molestie sessuali.

“Penso che la differenza tra un comportamento socialmente inaccettabile e un comportamento socialmente accettabile sia qualunque tipo di follia che l'attuale società e la cultura accettano come valide, e fino a quando sei inserito in questa definizione ti è consentito di continuare [ad agire] anche se sei assolutamente fuori di testa, cosa che sembra accadere troppe volte.”

@benedettabodo

Bruce Conner. Es todo cierto

Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid

22 febbraio – 22 maggio 2017

http://www.museoreinasofia.es/exposiciones/bruce-conner

photo credit Reina Sofia, Vista de sala de la exposición. Bruce Conner. Es todo cierto, 2017photo credit Reina Sofia, Vista de sala de la exposición. Bruce Conner. Es todo cierto, 2017

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