Carne y Arena (Virtually Present, Physically Invisible) di Alejandro Iñárritu al Festival di Cannes e alla Fondazione Prada

Dal 18 al 28 maggioin anteprima assoluta al 70° Festival di Cannes, ed a seguire dal 7 giugno al 15 gennaio 2018 alla Fondazione Prada, su prenotazione, sarà possibile per tutti vivere l'installazione di realtà virtuale di Alejandro Iñárritu, intitolata Carne y Arena (Virtually Present, Physically Invisible).

Photo credit: www.fondazioneprada.org
Photo credit: www.fondazioneprada.org

Chiacchierato con anticipo ed ancora di più in questi giorni, dal momento che per la prima volta nella storia del Festival è stato incluso tra le proiezioni un progetto di realtà virtuale - chiaramente allestito in un luogo a parte, per la precisione un hangar – non si tratta quindi di un documentario, ma di un percorso emozionale.  Elaborato dal primo regista messicano premiato dall’Academy, insieme all’altrettanto pluripremiato Emmanuel Lubezki ed alla produttrice Mary Parent e ILMxLAB, si tratta di un prodotto unico nel suo genere per qualità e impatto emotivo.

Iñárritu, classe 1963, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico vincitore di quattro Premi Oscar, quattro Golden Globe, tre BAFTA e due David di Donatello, ha scelto di affrontare di pancia il difficile tema della condizione di migranti e rifugiati, spingendosi oltre il racconto, oltre alla visione, con l’idea di eliminare - letteralmente - qualsiasi confine e barriera tra il nostro mondo e quello da cui provengono “loro”. I visitatori che entrano in Carne y Arena diventano quindi – anche se per solo sei minuti e mezzo – veri rifugiati.

Infatti, ogni singolo visitatore si trova a far parte di un gruppo di immigrati, venendo in contatto con un contesto non sempre conosciuto nel dettaglio, di certo difficilmente percepito in maniera così concreta, reale come i personaggi con cui si trova ad interagire, quattordici persone vere che il regista ha conosciuto nell’arco di quattro anni di elaborazione del progetto “[..] ho avuto il privilegio di incontrare e intervistare molti rifugiati messicani e dell’America centrale. Le loro storie sono rimaste con me e per questo motivo ho invitato alcuni di loro a collaborare al progetto”.

L’immersione totale del pubblico, che accetta la perdita del punto di vista sicuro e rassicurante di semplice osservatore, comincia per mano di Iñárritu da un momento ben preciso. Immaginate di arrivare, dopo settimane di viaggio nel deserto, al confine tra Stati Uniti e Messico; immaginate la possibilità di essere arrestati e rinchiusi in quelli che sono chiamati las hieleras, i congelatori. Immaginate una media di due giorni di reclusione in una struttura non idonea all’accoglienza dei migranti, che separa i bambini dai genitori, seguendo un protocollo di controllo necessario ma spietato. Questa è la prospettiva migliore all’inizio del viaggio in Carne y Arena, un viaggio in cui siamo tutti clandestini, tutti possiamo essere arrestati, in cui ci troviamo scalzi e soli tra sconosciuti in fuga, in una situazione pericolo, di armi e riflettori puntati, una realtà in cui il mondo è minaccioso e il futuro che non sia la terra promessa fa davvero paura.

“L’inclusione del progetto di Iñárritu nella Selezione Ufficiale del Festival de Cannes 2017 incarna alla perfezione la vocazione sperimentale di Fondazione Prada e la sua continua ricerca di possibili scambi tra cinema, tecnologia e arte” ha detto Germano Celant, ed è certamente una sfida che ha raccolto il giusto quantitativo di applausi e di commozione, per un’edizione del Festival che racconta il nostro tempo con un’arma in più, quella della realtà virtuale.

@benedettabodo

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