Che forma ha La precarietà dell’esistenza? Charles Ray al George Economou Collection Space di Atene

George Economou è famoso per essere un milionario armatore greco, espatriato negli anni Settanta per studiare al prestigioso Massachusetts Institute of Technology, che ne ha fatto un grande ingegnere navale ed ha avviato la sua brillante carriera.

Artnet, foto Handheld Bird; GEC Untitled, 1973 Wood, rope and brick, 178 x 127 x 58 cm. Photo: by Josh White. © Charles Ray Courtesy Matthew Marks Gallery
Artnet, foto Handheld Bird; GEC Untitled, 1973 Wood, rope and brick, 178 x 127 x 58 cm. Photo: by Josh White. © Charles Ray Courtesy Matthew Marks Gallery

Ma è la sua grande passione per l’arte contemporanea, che lo ha portato ad essere un collezionista attento e strategico con un'esperienza ormai trentennale, che merita in questa sede la nostra attenzione. Infatti a cominciare dai primi anni '90, George manifestò un amore dedicato, quasi esclusivo, nei confronti dell'arte europea del ventesimo secolo, soprattutto per le produzioni del secondo dopoguerra e per l'espressionismo tedesco. Conosciuto nell’ambiente per il lavoro di raccolta certosino con cui si è aggiudicato l'intera opera grafica di Otto Dix e Otto Mueller, George acquisì negli anni a venire anche molti capolavori di Anselm Kiefer, Georg Baselitz, Andreas Gursky, Ellsworth Kelly, Cady Noland e Charles Ray. Finchè, nel 2012, non decise di condividere con il pubblico la sua collezione, inaugurando uno spazio espositivo nei sobborghi di Atene che porta il suo nome e dove ogni anno vengono organizzate almeno un paio di mostre temporanee in collaborazione con istituzioni e curatori internazionali. Spesso si tratta di approfondimenti che partono da una o più opere della sua collezione, e questa occasione non fa eccezione; la mostra è infatti interamente dedicata a Charles Ray, artista americano suo coetaneo (classe 1953), ed è stata curata dallo stesso Ray in collaborazione con Gavin Delahunty, curatore del Dallas Museum of Art, e con Skarlet Smatana, direttrice del George Economou Collection Space.

Il nucleo centrale dell'esposizione pone in dialogo tra loro quattro importanti sculture dell'artista, realizzate a partire dagli Settanta, le quali hanno in qualche modo cadenzato la sua produzione ed il suo pensiero artistico. Ray infatti ha concentrato molta della sua attenzione nella realizzazione di readymades e di sculture, astratte o figurative, accomunate da un’aura percepibile dal visitatore, permeate da una realtà molto più complessa di ciò che percepiamo o immaginiamo, a volte del tutto contrastante con la materia di cui esse stesse sono fatte.

La mostra si apre con l'ultima creazione di Ray, una scultura in alluminio che riproduce i reperti archeologici provenienti dal santuario di Demetra nell'antica città greca di Eleusi, raffiguranti i Misteri Eleuisini ed oggi conservati al MET di New York, e continua attraverso opere che Ray ha realizzato partendo da oggetti comuni e da riflessioni quotidiane, come nel caso di Handheld Bird, 2006, una scultura in acciaio verniciata che riproduce un uccellino in forma embrionale, inducendo una riflessione allo stesso tempo cruda e tenera sulla trasformazione, sulla vita e sulla morte. D’altra parte, il linguaggio scultoreo di Ray spesso tradisce sensazioni di disagio, la consapevolezza che siamo esseri di passaggio su questa Terra, l’interesse a dare una rappresentazione molto intima e personale della provvisorietà dell’esistenza. È probabile che il fatto di avere una sorella schizofrenica lo abbia molto influenzato sia nell’approccio artistico quanto in quello della vita di tutti i giorni, come è emerso da un’intervista con Robert Storr del 1998. Alla domanda se vivere accanto a una schizofrenica avesse influenzato il suo lavoro, l’artista ha infatti risposto: “Molto, veramente molto. È stato un po’ come crescere con L’Esorcista. Davvero bizzarro e allo stesso tempo molto normale per noi. […] Ricordo che una volta i miei genitori ci portarono a fare quello che doveva essere un viaggio di cinque giorni nel Wisconsin, e [mia sorella] urlò a tutto spiano durante le sei ore di viaggio. Era come un urlo di Munch, qualcosa del genere, non aveva fine. E quando arrivammo non smise, così dovemmo stare in macchina con lei tutta la notte a turno, in gruppi – con l’urlo”.

@benedettabodo

Charles Ray

The George Economou Collection Space, Atene

19 giugno 2017 – aprile 2018

http://www.thegeorgeeconomoucollection.com/exhibitions/charles-ray

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