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Elle, una grande Isabelle Huppert per un film fuori dagli schemi

Il film da vedere questo fine settimana è sicuramente Elle, uno dei titoli più acclamati all’ultimo Festival di Cannes.

Un particolare dalla locandina italiana del film Elle.
Un particolare dalla locandina italiana del film Elle.

Elle apre subito in medias res, mettendo le cose in chiaro su quello che vedremo durante queste due ore. Inizia con una forte scena di stupro, senza nemmeno darci il tempo di ambientarci in sala. E poi, succede qualcosa d’inatteso. La protagonista reagisce con indifferenza, non curandosi minimamente dell’accaduto. Come una macchina, la reazione di Michèle è gelida e priva di sentimenti. O forse, è semplicemente diversa da quello che ci aspettavamo da un personaggio vittima di un crimine del genere. In questo assioma, che si delinea fin dalle prime scene, io riconosco la grandezza di questa pellicola. Che forse non sarà la mia preferita in assoluto ma che ha il grande pregio di raccontarci una storia diversa dalla mediocrità dei prodotti cinematografici moderni. È un film che si scaglia contro il politicamente corretto? Forse, perché racconta una narrazione laterale di un personaggio femminile privo di debolezze e forse, di umanità. Uno squalo alla guida di una grande azienda di videogames, abituata ad avere a che fare con il sangue raccontato e con il sangue vissuto. Per non farsi mancare nulla, è difatti figlia di un importante serial killer francese, salito agli onori della cronaca qualche decade fa.

Elle è un film sulla lei a cui fa riferimento il titolo. Il ruolo della protagonista vede la strepitosa prova di Isabelle Huppert. Senza di lei, appunto, il risultato non sarebbe stato lo stesso. Per questa performance, il regista aveva contattato attrici del calibro di Nicole Kidman, Charlize Theron, Julianne Moore e Sharon Stone. Serviva un’attrice capace di portare sulle spalle un fardello non indifferente, con naturalezza, sorrisi e occhio di ghiaccio. La francese già vista in numerosi film di Chabrol - 8 donne e un mistero il mio preferito - è un personaggio incredibile. Tante sfaccettature, una più perversa dell’altra in un character che cresce con il dipanarsi della trama e con il ritmo del racconto. Ho trovato potentissima la sua interpretazione, tremendamente a suo agio in questa parte da mantide religiosa vittima e carnefice, così borderline e con un destino segnato fin dall’infanzia. Una donna di ghiaccio, insensibile e calcolatrice, così moderna e così francese.

Solo un film europeo poteva raccontare una storia come questa, stravolgendo le nostre aspettative.

Alla regia quel vecchio volpone di Paul Verhoeven, quello di RoboCop, Atto di Forza e soprattutto di Basic Instinct. La sua bravura è stata proprio nel riuscire a fare un film del genere senza mai ricadere nel suo già visto. Ci sono degli ovvi punti di contatto tra il film scandalo degli anni ‘90 ed Elle, due titoli dove l’attrazione ed il tema del sesso sono portanti nella narrazione. Il risultato è però molto diverso. Credo si possa leggere con facilità una divisione manicheistica di due cinema differenti, di due mondi e due scuole di pensiero ben distinte. Europa e Stati Uniti a confronto.

Meritava l’Oscar? Mi sto convincendo di sì, almeno per quel che riguarda l’interpretazione della protagonista. Elle ha vinto due Golden Globe, tra cui quello come Miglior Film Straniero. Forse, se non ci fosse stato di mezzo l’elezione di Trump ed il tema di protesta contro il Muslim Ban a forzare la mano sulla vittoria di un film iraniano, le votazioni sarebbero state differenti.

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