I supereroi di carta della sinistra latinoamericana

Festeggia 60 anni l’Eternauta, nato nell’Argentina guidata dai militari e ancora oggi amatissimo resistente a fumetti. Con lui lottano il guerriero mapuche Galvarino in Cile e il Vingador Brasileiro, tutti eroi, ma nessun lupo solitario, perché “il vero eroe è un gruppo di esseri umani”

L'Eternauta di Héctor Germán Oesterheld
L'Eternauta di Héctor Germán Oesterheld.

La radio trasmetteva una strana notizia su una singolare esplosione nel mezzo dell’Oceano Pacifico mentre Juan Salvo e i suoi tre migliori amici giocavano al Truco, tipico gioco delle carte argentino. Poi saltò la luce e poco dopo cadde la notte e, con essa, una neve brillante, che però neve non era, e che portò la morte. Guardando dalla finestra, tutto quello che i quattro amici videro erano i cadaveri delle persone sorprese in strada da quella strana nevicata.

Era il 1957, nella realtà l’Argentina era sotto il governo de facto del militare e politico Pedro Eugenio Aramburu che aveva preso il potere due anni prima destituendo il governo costituzionale di Juan Domingo Perón. Ma nella mente del fumettista Héctor Germán Oesterheld, quella notte Juan Salvo e tutta la città di Buenos Aires avrebbero avuto la prova concreta di un’invasione extraterrestre. I pochi sopravvissuti si trovarono di fronte alla spaventosa realtà di una conquista del mondo da parte di altri esseri. Tutto era finito. O tutto era appena cominciato. Juan e i suoi amici si unirono a un’improvvisata resistenza che riuscì a ottenere una vittoria, seppur momentanea, sugli invasori, a un prezzo però molto alto. Era stata tutta un’enorme trappola, i suoi alleati vennero trasformati in zombie-robot e sua moglie e sua figlia si persero nello spazio e nel tempo, obbligando Juan a rubare una nave e a partire alla loro ricerca, condannandolo a essere una viaggiatore dell’eternità: l’Eternauta.

L'Eternauta.L'Eternauta.

Un fumetto che quest’anno festeggia i suoi 60 anni, divenuto simbolo della sinistra argentina, e latinoamericana, ammirato e amato anche da uno degli autori letterari più importanti del XX secolo, Jorge Luis Borges, che lo definiva “letteratura disegnata”. E che continua ad avere una forza tale da essere considerato uno degli eroi della resistenza “letteraria” del Paese e di tutto il continente latinoamericano.

Uno di quei personaggi simbolo di lotta, coraggio e resistenza, come Galvarino in Cile, indomito guerriero mapuche o Andrade da Silva Santos, il Vingador Brasileiro, supereroe creato da Lico Mota costretto ad assistere all’omicidio del padre, un politico di una piccola città del nord considerato troppo onesto per sopravvivere ai giochi di potere di uno dei Paesi più corrotti al mondo. O ancora, i personaggi del cartone animato cubano #NoMasBloqueo (niente più embargo), da poco lanciato sull’isola dei Caraibi e prodotto dagli Studi di Animazione dell’Istituto Cubano di Arte e Industria Cinematografica (Icaic). “Cuba non si lascia intimidire e non si arrende” è uno dei suoi slogan, i cui protagonisti illustrano i danni e sofferenze causati dell’embargo imposto ormai 55 anni fa dagli Usa.

Tutti eroi, ma nessun lupo solitario come Batman o Superman. Galvarino può contare sui grandi guerrieri del suo popolo, Andrade da Silva Santos lavora con il fratello e la serie #NoMasBloqueo comincia con due bambini che si interrogano sul perché un dinosauro, con uno spiegazzato cappello degli Usa, stia mettendo strani cartelli all’interno del museo dove si trovano in visita.

Simboli importanti per il continente, che rispecchiano il principio espresso dalle parole dello stesso Oesterheld «il vero eroe è l’eroe collettivo, un gruppo di esseri umani. L’unico eroe valido è l’eroe di gruppo e mai quello individuale, l’eroe solitario». E infatti anche nell’Eternauta non solo i protagonisti sono un gruppo di amici ma le linee interpretative sono molteplici.

Il racconto in superficie è di un’invasione extraterrestre ma sotto questo primo strato la storia è profonda, una grande cronaca sui colpi di Stato che avevano (e avrebbero in seguito) colpito il Paese e su coloro che, privati di tutto, si ergono contro i potenti che cercano di imporre con le armi il loro modo di vita, i loro principi e la loro religione.

Oesterheld era un uomo di sinistra, militò nel 1976 nelle fila dei Montoneros (che divennero poi il braccio armato del peronismo) e il discorso socialista nel fumetto è evidente: l’eroe parte come un uomo di classe medio-alta bonaerense e finisce come un leader popolare che insorge per affrontare il dominio di un potere che chiaramente terminerà con lo schiacciarlo.

Fu ciò che avvenne anche nella realtà. Nel 1977, 20 anni dopo l’uscita della prima edizione dell’Eternauta, Oesterheld stesso non riuscì a sopravvivere. Il dittatore militare Jorge Videla aveva preso il potere con un colpo di Stato e questa volta gli attaccanti non arrivavano su dischi voltanti ma su veicoli dell’esercito. Imitando il suo eroe Juan Salvo, Oesterheld e le sue quattro figlie si unirono alla resistenza e, come nel fumetto, gli invasori si occuparono prima delle figlie - 18, 19, 23 e 24 anni - e poi del padre: nell’aprile del 1977 Héctor Germán Oesterheld sparì da questo mondo a bordo di un furgone di una pattuglia militare della città di La Plata, a un’ora e mezza circa da Buenos Aires. Divenne il desaparecido numero 7.546, secondo la lista della Conade, la Comisión Nacional de Desaparecidos.

Donde esta OesterheldDonde esta Oesterheld

Dove sta Oesterheld? chiesero centinaia di vignette, senza mai ricevere risposta. La dittatura bruciava libri e imponeva le sue regole ma, stranamente, non vietò l’Eternauta. La triste fine del suo autore risvegliò quel significato politico di cui il fumetto era permeato ma che fino a quel momento era, in parte, rimasto in secondo piano rispetto al racconto di fantascienza.

Qualche tempo dopo il ritorno della democrazia, avvenuto nel 1983, l’immagine dell’Eternauta con il suo vestito da sommozzatore (per evitare il contatto con la neve mortale) che avanza con determinazione verso il suo destino, cominciava ad apparire sui muri delle città argentine e sui volantini dei gruppi studenteschi di sinistra come rappresentazione dell’idea di resistenza.

NestornautaNestornauta

Dopo la morte di Nestor Kirchner nel 2010, l’uomo forte che ha guidato il paese dopo la crisi del 2001 e, soprattutto, riaperto i processi ai militari della dittatura, l’organizzazione kirchnerista giovanile La Campora - non rimanendo esente da critiche - trasformò l’Eternauta nel Nestornauta, che da quel momento divenne il simbolo del movimento K. E un ponte ideologico, e funzionale, tra il kirchnerismo e il mito su cui quest’ultimo si fonda: il peronismo rivoluzionario.

L’Argentina però non è il solo paese latinoamericano ad avere utilizzato un eroe di carta per rappresentare fatti e dinamiche ben più profondi. Anche il vicino Cile, in epoca più recente e in linea con un dibattito che proprio negli ultimi tempi è tornato alla ribalta dividendo nuovamente il paese, ha lanciato il suo super eroe: Galvarino, grande guerriero mapuche, realmente esistito. Il suo autore, Guido Salinas, racconta che a dieci anni rimase colpito dal personaggio di Wolverine e oggi, 24 anni più tardi, ha deciso di imitare quella stessa copertina con un eroe nazionale della storia cilena.

GalvarinoGalvarino

Simbolo di coraggio e ribellione, Galvarino è uno degli eroi mapuche - il popolo nativo-americano che abita nella parte meridionale di Cile e Argentina - più importanti. La sua storia è tramandata con orgoglio dal suo popolo di generazione in generazione. I dettagli si perdono nei secoli, però cronache dell’epoca parlano di un guerriero indomito, uno dei più forti, che lottò strenuamente contro i colonizzatori spagnoli guidati dal governatore García Hurtado de Mendoza intorno al 1550.

Galvarino si distinse per il suo eroismo, però fu catturato e come punizione gli vennero amputate le mani. Non bastò a piegarlo. Secondo quanto riportato dal poeta spagnolo Alonso de Ercilla ne “La Araucana”, Galvarino con «sdegno e disprezzo tese il collo» per farsi decapitare. Ma il suo castigo doveva servire da esempio e fu rimandato al suo villaggio. Giurò vendetta. Si legò due lance ai moncherini e tornò in battaglia dove fu catturato e, questa volta sì, impiccato.

Commosso da tanto coraggio, Alonso de Ercilla tentò di salvargli la vita ma Galvarino rifiutò con queste parole: «preferisco morire che riceve da voi la vita e mi sento morire per non essere riuscito a farvi a pezzi con i denti». Alcuni storici ritengono invece che si sia suicidato per privare i suoi nemici del piacere di ucciderlo.

GalvarinoGalvarino

Qualunque sia la verità sulla sua morte, il suo fumetto sta riscuotendo un successo che ha colto il suo autore di sorpresa. Fanatico dei super eroi, Salinas è stato sempre molto attratto dalla figura di Galvarino, un uomo mosso da una fame di vendetta che si trasforma in voglia di giustizia e nel tentativo di riparare il danno causato dagli spagnoli a lui e alla sua gente.

La cosiddetta “classe bianca” storicamente è sempre stata ostile verso i popoli originari, tanto che il giornale conservatore cileno El Mercurio, nel maggio del 1859 scriveva: “gli uomini non sono nati per vivere inutilmente come gli animali selvatici, senza il beneficio del genere umano, e una associazione di barbari così barbari come i pampas o gli araucani (la Araucania è la terra dei mapuche, ndr.) non è nulla più di un’orda di belve, che devono urgentemente essere incatenate o distrutte nell’interesse dell’umanità e del bene della civilizzazione”.

Un personaggio rappresentativo di quell’etnia che Salinas invece considera la vera identità del Cile, i mapuche: stirpe dal carattere irriducibile e ribelle, i mapuche da sempre sono considerati i difensori del territorio e della libertà di fronte ai conquistatori europei. Almeno da coloro che li ammirano. E con Galvarino la loro lotta potrebbe presto uscire dai confini nazionali.

@GiuliaDeLuca82

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