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Immaginari contemporanei a fumetti in Medio Oriente

“E’ accaduto un po’ per caso. Ci siamo incontrati con un responsabile dell’Istituto francese e ne abbiamo parlato. Poi, abbiamo continuato a vederci e alla fine il festival e’ venuto alla luce”, mi dice in uno scambio di email Mohammed Shennawy, illustratore e artista del fumetto egiziano, quando gli chiedo come e’ nato CairoComix, un nuovo festival del fumetto arabo organizzato insieme ai colleghi di Twins Cartoon e a Magdy El Shafee.  A volte sembra che le cose accadono per caso ma forse non e’ così. Le rivolte arabe del 2011 hanno prodotto una invasione di nuovi personaggi ed immagini tradotti in fumetti e in tanta street art.

Illustrazione di Shennawy (Cortesia dell'autore)

Gia’ dalla seconda meta’ degli anni duemila una serie di nuove pubblicazioni aveva contribuito a riaffermare il genere, che si fa strada da decenni nella regione, fra gli autori arabi in Medio Oriente, facendone parlare anche all’estero. C’era stata l’ascesa del supereroi The 99, dal Kuwait, che rappresentavano il volto piu’ moderato dell’Islam all’indomani della tragedia dell’11 settembre, e poi il lancio in Libano di Samandal (in italiano, La salamandra) periodico alternativo e sperimentale di short graphic stories, e la pubblicazione della prima graphic novel egiziana Metro, sorta di autopsia di una societa’ corrotta e marcia in attesa proprio di una rivoluzione. Tutto cio’ mentre nella nordafricana Algeri iniziava la sua attivita’ FIBDA, Festival Internazionale del Fumetto.

Da 'La route de Kumzar, en taxi' di Barrack Rima (cortesia Samandal)Da 'La route de Kumzar, en taxi' di Barrack Rima (cortesia Samandal)

Una rappresentazione critica alla realta’

Si tratta ormai di pubblicazioni rivolte ad un pubblico di adulti per via dei temi affrontati, quelli tipici di una societa’ in evoluzione che guarda a se stessa. Nelle nuove pubblicazioni a fumetti originali, spesso finanziati in maniera indipendente, come TokTok in Egitto, Skefkef in Marocco e Lab619 in Tunisia, ci sono le storie disegnate da diversi giovani artisti, pronti a sperimentare nuovi stili e nuovi temi: non solo le rivolte arabe, ma anche una critica allo status quo e diverse questioni sociali. Anche la citta’ araba diventa protagonista, con le sue strade affollate, polverose e feroci. Nel 2012 FIBDA premio’ la graphic novel Madina Mujawara lil Ard (Una citta’ che confina con la terra - prima parte) del talentuoso libanese Jorj A. Mhaya in cui la rappresentazione della citta’ e’ realizzata con illustrazioni incredibilmente dense e ricche. Racconta la storia di un uomo che un giorno torna a casa dal lavoro e scopre che la sua abitazione non è più al suo posto e la città dove ha vissuto non e’ piu’ la stessa.

Eppure le matite arabe non hanno vita facile nei loro Paesi di origine. Era il 2008 quando l’uscita della graphic novel Metro dell’egiziano Magdy El Shafee veniva salutata dal governo di Mubarak con la censura, che metteva al bando le vendite del volume e sotto processo autore ed editore. Pubblicata all’epoca in arabo da Dar Malameh, raccontava la storia di un giovane programmatore informatico coinvolto in una rapina con la complicita’ di un politico corrotto. Un tema apparentemente troppo scabroso anche per un pubblico di adulti al quale la storia era destinata. Metro è stata poi tradotta anche in italiano, tedesco e inglese.

Copertina della graphic novel Metro di Magdy El Shafee (Cortesia dell'autore)Copertina della graphic novel Metro di Magdy El Shafee (Cortesia dell'autore)

Anche Samandal ha subito l’attacco della censura colpevole di aver superato la delicata linea rossa della liberta’ di espressione in Libano. A causa di un paio di illustrazioni con contenuti religiosi pubblicate sul numero sette del 2009, tre redattori sono stati condannati e hanno rischiato di finire in prigione se non avessero pagato una multa salatissima. Eppure Samandal nasce a Beirut, capitale del Paese arabo con la maggiore liberta’ di stampa. Quel numero era stato il frutto di un anno di collaborazione tra artisti e autori di fumetti arabi ed europei, ed era stato realizzato in collaborazione con la casa editrice L'employé du Moi di Bruxelles. Dopo la condanna, gli autori si sono difesi lanciando una campagna di crowdfunding, e grazie alla mobilitazione internazionale Samandal sopravvivera’. “Per fortuna con il sostegno di molti amici, familiari, colleghi e amanti del genere, Samandal sarà in grado di continuare la sua missione e pubblicare ancora grandi fumetti!”, mi dice in uno scambio di email l’artista libanese Lena Merhej, una delle fondatrici del collettivo di autori dietro la pubblicazione. “Il nuovo numero - continua - sara’ dedicato ai giovani, alla sessualità e alla poesia. Il progetto è quello di organizzare due conferenze e alcuni piccoli laboratori per realizzare i fumetti da pubblicare sul nuovo numero”.

Copertina Samandal (cortesia Samandal)Copertina Samandal (cortesia Samandal)

Riscatto online al femminile

Fra le iniziative (a volte pionieristiche) di questa scena oggi ancora in fermento c’è la Mu’taz & Rada Sawwaf Arabic Comics Initiative, dell’American University di Beirut, diretta da Lina Ghaibeh. Si tratta di una iniziativa nata nel 2014 per la documentazione e la promozione del fumetto che assegna un premio dedicato alla figura del vignettista e caricaturista arabo Mahmoud Kahil. Nel novembre scorso ha organizzato un interessante symposium dal titolo Personal Narratives and Memoir, lasciandosi ispirare da un trend globale interessante.

Dalla storia 'Hommes Parmis Les Hommes', scritto da Sahar Mandour e illustrato da Lena Merhej (cortesia di Lena Merhej)Dalla storia 'Hommes Parmis Les Hommes', scritto da Sahar Mandour e illustrato da Lena Merhej (cortesia di Lena Merhej)

Di graphic memoir ne sono uscite anche dalle matite arabe:  “A Game of Swallows di Zeina Abi Rashed (Libano), Meraba wa laban (Marmellata e Yogurt) di Lena Merhej (Libano), The Arab of the Future di Riad Sattouf (Siria/Francia), Baddawi di Layla Abdelrazaq (Palestina). Una delle piu’ vecchie e’ quella di George Khoury Jad: Carnaval (Libano, 1980)”, mi scrive Lina Ghaibeh in uno scambio di email. In particolare, a Lena Merhej, premiata due volte ad Algeri, va riconosciuto un contributo importante non solo sul fronte della partecipazione femminile. Il suo Meraba wa laban e’ un raro caso di fumetto in arabo tradotto in francese (dalla casa editrice Alifbata). E’ un racconto biografico che narra la storia della madre di Lena, di origini tedesche, e di come e’ “diventata libanese” in seguito alla decisione di trasferirsi a Beirut.

Tratto dalla graphic memoir 'Meraba wa laban' di Lena Merhej (cortesia dell'autrice)Tratto dalla graphic memoir 'Meraba wa laban' di Lena Merhej (cortesia dell'autrice)

Insieme a personaggi stereotipati come il poliziotto e il parcheggiatore, e’ una nuova immagine di donna quella che popola molti di questi fumetti, scrive Ghaibeh in un suo articolo dal titolo Telling Graphic Stories of the Region: Arabic Comics after the Revolution. Alle donne non e’ piu’ affidato solo il ruolo di madri e sorelle, custodi della moralita’. Sono personaggi come tutti gli altri, non perfette. Una donna, continua Ghaibeh, “è a letto con il suo amante in Metro, viene molestata per strada in Shakmagia e sfida la popolazione maschile in Qahera”. E’ un personaggio forte la protagonista del webcomic Qahera a superhero (il titolo gioca con la parola ‘Qahera’ che e’ il nome arabo del Cairo e si traduce con ‘vittoriosa’), una giovane con l’hijab che come una eroina (musulmana) di un manga giapponese combatte contro le ingiustizie (misoginia e islamofobia) nelle strade della citta’ brandendo una spada.  E anche in questo caso l’autrice e’ una donna: la giovane Deena Mohamad.

Illustrazione di Shennawy (Cortesia dell'autore)Illustrazione di Shennawy (Cortesia dell'autore)

Internet e i social network hanno contribuito a diffondere diverse iniziative di questo genere, in virtu’ di una maggiore liberta’ di condivisione. Un successo online e’ stato anche Drabzeen (in italiano, Ringhiera) disegnato da Hassan Manasrah e Khalid Sadaqa, entrambi art director con passaporto giordano. Storia di due personaggi che riflettono sulla vita, sulla società e sull’essere umano affacciati sul mondo. Diverso il contenuto prodotto dal collettivo anonimo Comic4Syria. Affrontava il tema delle rivolte in Siria postando solo su un social network fumetti e caricature che incoraggiavano il dibattito, la liberta’ di espressione e la contestazione, come ha scritto Malun Halasa nel volume Syria Speaks dedicato all’arte durante la rivolta. In questo caso l’anonimato garantito dal mezzo di comunicazione sul web e’ stato fondamentale per poter pubblicare senza temere ritorsioni.

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