Book Pride e il cuore di tenebre di Boko Haram

Quest’anno al centro del festival degli editori indipendenti a Milano l’Europa, lo straniero e la tragica sorte di migliaia di donne nigeriane.

 Le ragazze rapite. Boko Haram e il terrore nel cuore dell'Africa Wolfgang Bauer Traduttore: A. Ricci Editore: La Nuova Frontiera "Le ragazze rapite. Boko Haram e il terrore nel cuore dell'Africa" di Wolfgang Bauer. Editore: La Nuova Frontiera. Collana: Cronache di frontiera. Anno edizione: 2017 Collana: Cronache di frontiera Anno edizione: 2017
"Le ragazze rapite. Boko Haram e il terrore nel cuore dell'Africa" di Wolfgang Bauer. Editore: La Nuova Frontiera. Collana: Cronache di frontiera. Anno edizione: 2017

Da venerdì a domenica compresa si terrà a Milano negli spazi delle ex fabbriche Ansaldo, e più precisamente al MUDEC, il Museo delle Culture e allo spazio Base, la Terza edizione di Book Pride, la fiera dell’editoria indipendente. Una tre giorni durante la quale si parlerà, viste anche le celebrazioni in contemporanea in corso a Roma, dei “60 anni di Trattati, 60 anni di Europa, visti da scrittori, lettori, librai, donne e uomini di cultura”, come recita il programma (scaricabile sul sito http://www.bookpride.net). Filo rosso di questa edizione sarà lo straniero, un tema che verrà inaugurato già venerdì dal poliedrico Moni Ovadia, regista, drammaturgo, scrittore e tanto altro. Ovadia accompagnerà il pubblico in un “viaggio alla scoperta dello straniero” leggendo brani di Franz Rosenzweig, Yulia Kristeva e Albert Camus. Tra  gli ospiti “stranieri” figurano tra l’altro Pap Khouma (scrittore senegalese , naturalizzato italiano, che 1990 esordì con il romanzo autobiografico “Io, venditore di elefanti) e Cheikh Tidiane Gaye, poeta, scrittore (anche lui senegalese naturalizzato italiano) i quali sabato pomeriggio parleranno del fenomeno della letteratura di migrazione in lingua italiana.

Domenica pomeriggio sarà invece la volta dello scrittore e sceneggiatore cinese Liu Zhenyun così come dell’atteso reporter tedesco Wolfgang Bauer. Daniele Biella dibatterà con lui  e con rappresentanti dell’organizzazione Medici Senza Frontiere del grande tema dei nostri giorni, cioè “del grande esodo” migratorio.

A seguire, Bauer presenterà il suo libro “Le ragazze rapite. Boko Haram e il terrore nel cuore dell’Africa”, da poco pubblicato da La nuova frontiera.  Un libro che racconta le sorti delle giovani donne, spesso ancora ragazzine, rapite da questo gruppo di fondamentalisti, che da anni tiene migliaia di loro prigioniere (mentre gli uomini vengono il più delle volte subito uccisi). Una dei casi più clamoroso fu nell’aprile del 2014 l’attacco da parte di un commando di Boko Haram del villaggio Chibok, nord-est della Nigeria, e il rapimento di 276 studentesse in quel momento a scuola. La comunità internazionale insorse, l’allora first lady americana Michelle Obama altre personalità di tutto il mondo, manifestarono il loro orrore per il terribile atto, chiedendo l’immediata liberazione delle ragazze. #Bring back our girls, era lo slogan l’hashtag lanciato in rete, purtroppo invano. Tre anni dopo quel tragico attacco, solo pochissime di quelle ragazze ce l’ha fatta a fuggire, mentre le altre si trovano tutt’ora in cattività. Nel 2015 Bauer è andato in Nigeria a parlare con alcune donne che si sono riuscite a liberare. Il libro che ne ha tratto testimonia di una brutalità inimmaginabile. Una specie di “Cuore di tenebra” all’ennesima potenza.

Il nome Boko Haram (letteralmente “l’istruzione occidentale è peccato”) gli è stato dato dall’Occidente, perché questi fondamentalisti rifiutano qualsiasi “contaminazione” con l’Occidente a iniziare ovviamente dal cristianesimo. Loro stessi si chiamano, invece, “Jama’atu Ahlis Sunna Lidda’awati wal-Jihad”, cioè “Unione dei sunniti per la diffusione dell’islam e della jihad”. Il loro obiettivo è di trasformare la Nigeria in un califfato. Sono alleati di al Qaida in Mali e in Algeria e hanno promesso fedeltà al sedicente Stato islamico. Nel giro di quattro anni sono riusciti ad occupare un quinto della Nigeria e mettere in piedi una forza combattente di 15 mila miliziani.

Attualmente si calcola che siano diverse miglia le donne prigioniere, schiavizzate da Boko Haram. La maggior parte di loro è stata portata nelle foreste del Sambisa, nello stato del Borno, situato nel sudest della Nigeria. Foreste particolarmente insidiose, perché infestate da acquitrini, la fuga dunque particolarmente difficile e pericolosa.

Come raccontava Bauer in un articolo del 2015, uscito sul settimanale Die Zeit per il quale lavora, li racconti delle donne fuggite  “testimoniano di una brutalità inconcepibile e aprono uno squarcio su una organizzazione terroristica della quale fino a oggi si sa poco”. Alcune di loro sono tornate incinta dei loro violentatori e spogliate di qualsiasi identità.  Così racconta Sadiya, al sesto mese di gravidanza: “Mi hanno lasciato solo il mio nome. Tutto il resto me l’hanno tolto. Oggi non sono più quella di prima. Lo sento. Sono una persona che mi è estranea”. Sadiya è cresciuta nel villaggio Duhu, nello stato di Adamawa. Lì la maggior parte è cristiana, lei però è musulmana, il che non l’ha però risparmiata. Agnes, 25 anni, era invece cristiana e ha dovuto convertirsi all’islam. Anche lei è tornata con un bambino in grembo, frutto della violenza subita. Un bambino, dice lei “che non posso amare, che mi è del tutto indifferente, anche se so, che lui non ha colpe”.

E’ un libro, quello di Bauer, che sembra non lasciare speranza, eppure, sono proprio queste donne a guardare nonostante gli orrori visti e patiti, con un briciolo di speranza al futuro.

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