Asa: la cantante che sa dire di no

Non è facile fermarsi a metà di un lavoro, guardare quel che si è ottenuto fino a quel momento e decidere di buttare via tutto, per ricominciare da capo. Ci vuole coraggio e un po' di fortuna, soprattutto se quella decisione non dipende solo da te. E' quello che è successo ad Asa, trentaduenne franco-nigeriana, che ha da poco pubblicato il suo terzo album da studio "Bed Of Stone".


Photo Sofia & MauroPhoto Sofia & Mauro

Nata a Parigi e cresciuta a Lagos, Asa è poi tornata in Francia per studiare e dare un futuro alla propria carriera di musicista. Il suo primo disco è del 2007, intitolato semplicemente con il suo nome d'arte e diventato in breve tempo un successo, sia in Francia che nel resto d'Europa, grazie a un elegante e genuino mix di folk, pop, canzone d'autore. Da allora non si è più fermata, facendo concerti ovunque, pubblicando un altro disco nel 2010 ("Beautiful Imperfection"), riprendendo a girare il mondo per suonare.

Alla fine di un altro lunghissimo tour è arrivato il bisogno di fermarsi, di riposare il corpo e la mente: «Dopo due anni di concerti non avrei potuto tornare subito in studio. Il tour era andato benissimo, mi sono divertita fino all'ultimo giorno, ma mi sentivo svuotata. Così ho deciso di fare un viaggio. Destinazione Nashville, per la sua fama di essere stata la capitale di una certa musica. Ho semplicemente fatto le valige e sono partita, avevo bisogno di sentirmi una persona normale, che viaggia e incontra persone nuove.»

Il viaggio è stato anche un modo per scrivere nuove canzoni: «Avevo sempre con me la mia chitarra, la tenevo in macchina e quando mi veniva voglia mi fermavo per suonare e comporre qualcosa, ispirata da quel che vedevo e dalle conversazioni che avevo. Sono nate così le canzoni di questo disco, è la prima volta che scrivo in questo modo, così come sono inedite per me anche le collaborazioni con altri artisti: è un album pieno di prime volte.»

Uno di questi incontri è stato con Piers Faccini, talentuoso cantautore francese, con origini sia italiane che inglesi. Faccini ha ospitato Asa nella sua casa sperduta nei boschi, nel sud della Francia. E dal viaggio per arrivarci è arrivata l'ispirazione per la canzone che dà titolo all'album: «Il viaggio in treno per andare da Piers mi ha rivivere il mio primo inverno in Francia. Ero una ragazzina, tornavo a casa da scuola in treno e faceva freddo. Avevo sempre fame, perché non conoscevo il cibo in Europa, non sapevo cosa mangiare. Poi un giorno sono finita in un mercato e ho visto la frutta, persone che la mangiavano, e mi sono messa a parlare con loro. Erano tutti immigrati come me, ognuno con una storia diversa, ma tutte difficili, scomode. Questa canzone parla di tutti quelli che si trovano in un momento scomodo della loro esistenza. Per questo "bed of stone": un letto di pietra non può che essere scomodo.»

Ma come dicevamo, anche la lavorazione di questo terzo album non è stata comodissima. Asa a un certo punto ha dovuto dire alla propria etichetta che il disco su cui stavano lavorando a lei non piaceva: «C'era un altro album, prima. Nessuna di quelle canzoni è rimasta su "Bed Of Stone". Più o meno a metà della registrazione ho capito che non mi sentivo a mio agio, in studio c'era un'atmosfera che non mi piaceva. Non era il mio disco, era il disco di un altro, e non potevo permettere che uscisse.»

E qui arriva il coraggio. La convinzione con cui Asa ha detto di no: «Non è stato per niente semplice con la label. Ho dovuto spiegare loro come non li avessi mai delusi, che quel disco non mi rappresentava per nulla. La prima reazione è stata...un lungo silenzio. Poi mi hanno detto che erano entusiasti dell'album. Io ho risposto che a loro interessava solo vendere. Che capivo, ma non potevo mettere il mio nome su quel lavoro.»

Come nelle favole, è arrivato il lieto fine: «Il capo dell'etichetta un giorno ha sentito il disco, ha messo da parte i suoi preconcetti, mi ha dato ragione. A quel punto sono stata libera di fare quel che volevo, sapendo che era la mia ultima possibilità. Se non avesse funzionato mi avrebbero mandato a quel paese! Ero esausta, ero arrivata anche a pensare di lasciare la musica. Quel lungo silenzio mi aveva snervata, mentre adesso sono felice. Non posso neanche dire quanto, poteva finire molto male, e invece eccomi qui.»

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