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Dom La Nena e i suoi remix: un'altra faccia del Brasile

A cosa servono i remix? Perché affidare le proprie canzoni, già edite, a qualche altro artista perché le rimaneggi, spesso con una declinazione in qualche modo elettronica? A volte, sarebbe la prima, ovvia, risposta, ne escono fuori cose molto belle. Molte altre volte meno, è vero. Però c'è un'altra motivazione valida, e ciò di cui parliamo ne è una buona dimostrazione. Può servire ad allungare la vita a un disco, a permettere a più persone di scoprirlo, di conoscerlo.

Dom La Nena fotografata dal marito JeremiahDom La Nena fotografata dal marito Jeremiah

E la scoperta della cantante e violoncellista brasiliana Dom La Nena, nome d'arte di Dominique Pinto, è un'altra cosa molto bella che può generare un remix. Parliamo di una ragazza che nel corso della propria vita ha assorbito diverse influenze: quando aveva otto anni ha lasciato il Brasile per seguire il padre, che doveva perfezionare il proprio dottorato a Parigi. Passati cinque anni, mentre ritornava in Brasile, si è messa a scrivere appassionate lettere alla grande violoncellista americana Christine Walevska. Qualche mese e molti francobolli dopo, a soli tredici anni, ha ottenuto il permesso dai suoi genitori di trasferirsi ancora, questa volta in Argentina, proprio per studiare con la Walevska.  

Questo soggiorno di studi a Buenos Aires si è protratto per circa cinque anni, al termine dei quali Dominique, ormai maggiorenne, è tornata a Parigi. Nel 2009, a vent'anni, è stata scritturata, lei e il suo violoncello, da Jane Birkin per un lungo tour internazionale. Poi ha suonato il proprio strumento alle dipendenze di un po' di altre star della musica francese, come Jeanne Moreau, Etienne Daho, Camille. Fino a quando non si è sentita pronta per affrontare la composizione di un suo primo album. All'inizio racconta di aver fatto molta fatica a scrivere, ma dopo un periodo di riflessione e introspezione è riuscita a trovare la giusta concentrazione e le canzoni hanno incominciato a fluire, una dopo l'altra.

E poi c'è voluto l'amore. Non nel senso che l'essersi innamorata di qualcuno le ha dato la forza necessaria, o l'ispirazione giusta, mi spiace per i più romantici. Il fatto è che il marito di Dominique, Jeremiah, è un regista e fotografo che ha spesso girato video musicali per gente come REM, Stephan Eicher, Camille...e Piers Faccini. Quest'ultimo (se non lo conoscete già, vi consiglio caldamente di andare a cercare la sua musica: sarà un'altra bella scoperta) figurava da tempo tra gli ascolti preferiti di Dominique: incontrarlo di persona ha rappresentato il punto di svolta per il suo esordio discografico.

Parlando con Faccini, questa Dominique che cercava di trasformarsi in Dom La Nena, gli ha espresso tutte le frustrazioni che derivavano dal non riuscire a registrare nel modo migliore le sue prime canzoni. In risposta il generoso Piers l'ha invitata nella sua casa-studio di registrazione, un luogo, dicono, magico, abbarbicato sulle montagne Cevenne, nel sud della Francia. Le ha insegnato l'ABC della registrazione e l'ha lasciata da sola con il suo lavoro. In una settimana Dom aveva finito tutte le sue parti. E Faccini, subito dopo averle ha ascoltate, ha chiesto di poter produrre l'album insieme a lei.

La prima canzone presa in mano dal nuovo produttore si chiamava “No Meu Pais”: Dominique racconta di essersi messa a piangere dalla gioia al primo ascolto, perché non si aspettava una tale, immediata, comprensione e complicità da parte di Piers. Il resto è la storia del successo di “Ela”, album uscito nella prima metà del 2013, recensito con entusiasmo in tutto il mondo. Qualche mese dopo Dom La Nena ha pubblicato un EP, “Golondrina”, in cui, oltre a un pezzo originale, tre cover – dei The National, di Stephan Eicher e di Lhasa – sono servite a disegnare lo spettro amplissimo delle sue ispirazioni musicali.

E ora, i remix. “Ela por Eles” è un disco in cui sette delle tracce dell'esordio di Dom La Nena vengono re-interpretate da altrettanti musicisti e amici della violoncellista. Il primo non poteva che essere lo stesso Piers Faccini, che conferisce a “Menina dos olhos azuis” un andamento quasi tanguero, ma alla Gotan Project. Il produttore brasiliano Mario Caldato (più volte al lavoro con i Beastie Boys) tira fuori invece il lato più pop di “No meu pais”. L'altro brasiliano Kassin (già collaboratore di Caetano Veloso e del figlio Moreno) ha invece sottolineato l'anima più scura del brano che dava il titolo all'esordio di Dom. “Batuque” è invece il brano già originalmente più ritmico dell'album, forse per questo scelto da due diversi rimaneggiatori di suoni per due remix, entrambi efficacissimi nell'evidenziare il potenziale dance della canzone.

Sono spunti affascinanti, da seguire fino alla fonte originale, quell'”Ela” che a questo punto dovrà presto essere seguito da una nuova, seconda prova sul lungo formato per questa talentuosa venticinquenne brasiliana.  

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