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Il ritorno di Damien Rice: «Come risvegliarmi dopo un lungo sonno»

Si è fatto aspettare per molto tempo, forse troppo. Otto anni, durante i quali i fan della sua musica hanno spesso temuto che non tornasse più. L'irlandese Damien Rice si era conquistato una popolarità notevolissima con solo due album, in Italia anche grazie all'utilizzo di "The blowers daughter" nella colonna sonora di un film.

Poi però...il silenzio. Qualche concerto ogni tanto, qualche indiscrezione sull'inizio dei lavori per un nuovo album. Mai concretizzate.

E invece adesso il suo nuovo disco c'è, annunciato da un singolo uscito un paio di mesi fa. Si chiama "My favourite faded fantasy", ed è stato realizzato con la produzione artistica di Rick Rubin, uno dei più grandi di sempre, famoso per lavori monumentali come, tra i tanti, gli "American Recordings" con Johnny Cash.

Parlando della scelta di lavorare con questo gran signore della produzione musicale, Damien Rice non fa mistero dell'importanza del suo ruolo nella riuscita di questo nuovo album: «Il suo contributo principale è stato permettere che questo disco si facesse. Non credo che lo avrei mai finito senza di lui, anche se non posso esserne sicuro. E' stato lui ad aggiustare il mio tasto di accensione: non so se sia la giusta similitudine, ma l'idea è questa. Prima di incontrarlo ero soltanto confuso. Avevo una manciata di canzoni che non riuscivo a finire, non sapevo cosa volevo fare, cosa volevo ottenere. Con lui ho trovato una grande concentrazione, ho capito su quali canzoni volevo lavorare, e soprattutto non vedo l'ora di iniziare il prossimo disco.»

L'incontro con Rick Rubin in realtà avrebbe potuto accadere anche prima di questo nuovo album. Otto anni fa, quando Rice stava ancora lavorando sul suo secondo album "9": «Ci aveva contattato quando io ero già arrivato oltre la metà della produzione di quel disco. Al tempo non mi sembrò una buona idea cambiare direzione con un album già a buon punto, iniziando a lavorare con qualcun altro. Pensandoci adesso probabilmente mi piacerebbe aver preso un'altra decisione».

Anche perché proprio dopo quel secondo disco, Damien Rice iniziò a maturare i pensieri che poi lo hanno tenuto lontano dalle scene e dagli studi di registrazione per così tanto tempo: «Una grande parte di me si sente molto scomoda nello schema classico dell'industria musicale. Tutto è estremamente programmato. Prima fai un disco, poi fai questo, poi fai quello. Il problema è che io mi annoio troppo facilmente se ho la sensazione che tutto sia già deciso. Quando mi annoio, perdo entusiasmo. E quando perdo entusiasmo, inizio a guardare da un'altra parte. Questo è quel che è successo quando stavo lavorando a "9", non mi divertivo più. E io non voglio fare cose che non mi divertono, così decisi di fermarmi. Pensavo che un anno sarebbe stato sufficiente, ma poi da un anno divennero due...fino a che sono arrivato a pensare che quella pausa potesse continuare per sempre.»

Invece, per fortuna sua e di tutti gli appassionati di musica, così non è successo, come detto anche grazie a Rick Rubin. E oggi Damien Rice riprende a fare quella vita che per molti anni si era lasciato alle spalle, sentendosi come se si fosse appena ridestato da un lungo sonno: «E' come se mi fossi addormentato e poi svegliato. Sai come succede, quando uno si addormenta può passare anche molto tempo, ma non sembra che sia così alla persona che stava dormendo. Ecco io mi sento come se fossi stato a lungo in questa condizione alterata che è il sonno, come se la mia testa e il mio corpo avessero avuto bisogno di riposarsi e di rigenerarsi, o di qualsiasi altra cosa ci succede quando dormiamo. In un certo senso è stata come un'ibernazione. E anche se da un punto di vista personale oggi mi sento molto cambiato, allo stesso tempo mi sembra che l'ultimo disco sia stato pubblicato solo ieri. E' davvero scioccante quando mi ricordano che sono passati otto anni, fa impressione il modo in cui il tempo passa, e si muove, così velocemente. Anche se noi non ci muoviamo. Anche se non ce ne rendiamo conto, cambiamo e diventiamo rapidamente, come si dice, più vecchi. Questa è una cosa a cui non pensavo quando ero un ragazzino: quando avevo quindici o anche vent'anni, mi sembrava che i quaranta fossero così lontani. Poi ti ritrovi ad averne trenta, chiudi gli occhi...e sono qui, a quarant'anni. E ora voglio solo usare tutto il tempo che ho a disposizione per esprimermi al meglio.»

 
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