Quique Escamilla è un polistrumentista messicano, nato nel sud del Chiapas. La passione per la musica, per il canto e per l'esibirsi in pubblico fanno parte di lui fin da quando era piccolissimo.


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A quattro anni intratteneva già la sua grande famiglia nelle occasioni di festa cantando a piena voce, a sei anni si racconta che abbia interpretato una canzone tradizionale messicana (“El Rey”) in un affollato ristorante, accompagnato da una banda di sei Mariachi.

Dal 2007 Quique Escamilla ha lasciato la sua terra natale, per andare nella più fredda e organizzata Toronto, dove ha immediatamente iniziato a conquistare il pubblico locale con la musica, suonando ovunque gli fosse concesso, anche agli angoli delle strade, e cercando alleati e compagni di strada per costruirsi una propria band.

A dargli un grande aiuto nello sviluppo della sua carriera fu un producer dell'emittente canadese CBC (l'equivalente della BBC in Canada), che dopo averlo visto esibirsi dal vivo decise di ospitarlo in trasmissione, facendolo così scoprire al grande pubblico e anche ai suoi colleghi radiofonici, che iniziarono a programmare a loro volta le canzoni di Quique. Sempre nella sede della CBC di Toronto, Quique Escamilla ha registrato live le canzoni del suo primo EP, pubblicato nel 2012 e intitolato semplicemente con il suo stesso nome.
 
L'attività live si conferma anche con questa scelta al centro dell'espressione artistica di Escamilla, che, anche grazie alla pubblicazione di un primo disco, ha ottenuto poi di dividere il palco con molti grandi musicisti, come Michael Franti, Feist, Ron Sexsmith. Il suo primo vero album, “500 Years of night”, ha visto la luce ad aprile 2014 in Canada, mentre solo da poco è stato distribuito anche in altri paesi.

Nonostante la sua carriera musicale sia decollata in Canada, la proposta musicale di Quique Escamilla è rimasta molto fedele alle radici messicane, quasi tutti i testi sono in spagnolo, e sono molti i rimandi alla tradizione della canzone sudamericana. Non mancano però le incursioni altre, le influenze, le contaminazioni e gli incroci. Difficile non pensare a volte alla stagione d'oro della Patchanka, di Manu Chao in particolare, e dei suoi molti (forse troppi?) emuli.

Ma quella di Escamilla non è un'operazione di revival dei tempi che furono: la sua personalità emerge innanzitutto nei testi, che in buona parte dimostrano una spiccata sensibilità sociale e politica. Anche in questo contesto emergono spesso le esperienze messicane e i temi più direttamente legati a quella regione. Non a caso nel titolo del disco si fa riferimento ai “500 anni di notte”: alle difficoltà e alle lotte di quella parte di mondo, dal momento dall'invasione spagnola delle Americhe a oggi.

Canzoni come quella che dà titolo all'album o come “Màscara de esperanza” sono emblematiche in tal senso. Ma ci sono poi storie che arrivano anche da altri luoghi, come “Okavango”, che scatta con pochi versi un'affascinante fotografia di quello che stagionalmente fa l'omonimo fiume del Botswana, che invece di gettare le proprie acque nell'oceano allaga un'ampia porzione di terra, creando le condizioni ottimali per l'esplosione rigogliosa della vegetazione. Brani come “Huapango del Tequila” sono invece solo dei momenti di festa, nel caso specifico dedicato all'agave e all'inebriante nettare che se ne ricava.

La speranza è di poter presto vedere dal vivo Quique Escamilla anche dalle nostre parti, per poter apprezzare al meglio la sua musica, solo in parte catturata da una registrazione da studio. Non è un caso infatti che i video promozionali del suo primo album siano stati realizzati proprio in situazioni live.

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