8 marzo, non solo un giorno senza donne ma in marcia tutte insieme

A distanza di più di cent’anni dalla prima Giornata Internazionale della Donna quest’anno l’8 marzo le donne di tutto il mondo scendono in piazza, chiedono più tutela per i loro diritti negati e soprattutto scioperano, con lo slogan “Un giorno senza donne”. Uno sciopero concreto e simbolico, che non prevede solo l’astensione dal lavoro, ma anche flash mob, cortei e conferenze. Così milioni di donne si mobilitano in più di 40 Paesi nel mondo sulla scia della Women’s March di gennaio a Washington, che ha aderito all’iniziativa, per dimostrare che l’unione può fare la forza.

Una bambina alla Women's March a Washington. REUTERS/Stephanie Keith
Una bambina alla Women's March a Washington. REUTERS/Stephanie Keith

Per capire come in America si vivrà questa Giornata sotto la Presidenza Trump e cosa abbia rappresentato la Women’s March, abbiamo intervistato Nina Luzzatto Gardner che vive a Washington, insegna alla Johns Hopkins School of Advanced International Studies (SAIS) e ha partecipato alla Marcia di gennaio.

“Non solo una marcia contro Trump” chiarisce subito Nina Gardner “ma soprattutto una manifestazione per sottolineare che siamo unite nel messaggio che i diritti basilari delle donne non si toccano. L’organizzazione è nata a novembre subito dopo le elezioni. Le battute sessiste del futuro Presidente, il video pubblicato dal Washington Post durante la campagna elettorale e le undici donne che hanno denunciato di aver subito molestie da parte di Trump scatenano una vera e propria rinascita del movimento femminista. La vera conquista della Marcia di gennaio è stata aver riunito tutte le donne: bianche, nere e latine. Inizialmente era nata da un’idea di donne bianche ma poi per fortuna ha coinvolto davvero “tutte le donne”.

Dal punto di vista legale come è possibile che il Presidente riesca a negare diritti delle donne, come per esempio quello di abortire?

Tutto dipende da chi viene nominato alla Corte Suprema. Già che abbia nominato Neil Gorsuch al posto di Antonin Scalia è preoccupante. Il rischio di cancellare il diritto all’aborto è reale perché i giudici più anziani sono in verità i più progressisti. Se Trump riesce a nominare più di uno di stampo conservatore il diritto tornerà indietro anni luce.

Cosa è cambiato dalle proteste femministe degli anni ‘60/70?

Mi ha molto colpito uno striscione di donne di settant’anni con su scritto “I cannot believe I still have to protest this fucking shit”. Dopo 50 anni siamo ancora qui a combattere per i diritti delle donne. Abbiamo ancora un “pay gap” importante, la rappresentanza delle donne in politica e tantissime altre battaglie da combattere. E oggi rischiamo di tornare indietro invece di andare avanti. Anzi mi aspetto davvero di tutto. Collegato alla lotta all’immigrazione clandestina per esempio le donne latine che vivono negli Usa senza permesso non potranno più denunciare le violenze domestiche per paura di essere rimpatriate.

Quali sono le diversità sostanziali tra Obama e Trump?

Basta vedere la prima legge firmata dall’uno e dall’altro per capire le loro priorità. Obama appena insediato ha firmato “The Lilly Ledbetter Fair Pay Act” contro la disparità dello stipendio, Trump invece ha firmato il “Ban On Immigration”. Forse è più sensibile alle donne la figlia Ivanka Trump ma la sua proposta “Paid family leave” sembra ancora poco chiara.

Ma nel governo Trump ci sono donne?

Si ma sono poche e tra queste la ministra all’Istruzione Betsy DeVos, che però sembra intenzionata a mettere fine ai finanziamenti alle scuole pubbliche, per privilegiare le private.

Come è l’attuale situazione delle donne lavoratrici negli Usa?

Non è per niente facile, soprattutto per le meno abbienti. Faccio un esempio: alla Walmart non ci sono garanzie per le lavoratrici, hanno un salario minimo o poco più, nessun “health care benefits” e cambiano continuamente i turni rendendo impossibile conciliare figli e lavoro.

È stato rilevante il fatto che alla corsa alla Casa Bianca la candidata democratica fosse una donna, Hillary Clinton?

Secondo me si, ma non è l’unico fattore. La maggior parte delle donne millennials guardava più il programma politico. Forse tra le cinquantenni invece il solo fatto che Hillary fosse donna era di per sé una garanzia di programma e spingevano le più giovani a preferire la Clinton a Bernie Sanders, che le aveva conquistate con il suo progetto politico.

Come si celebra quest’anno l’8 marzo in America?

Sono sincera in America l’8 marzo non è molto sentito. È indicativo che invece quest’anno si sia scelto di organizzare manifestazioni. Ho sentito dello “strike”, ma penso che purtroppo ancora una volta non tutte le categorie potranno partecipare per motivi di sopravvivenza. Probabilmente è stata un’idea di donne che possono permetterselo a livello economico e professionale e invece speravo che dopo la Women’s March le iniziative riuscissero a coinvolgere sempre tutte le classi sociali. In questo caso mi sembra un lusso poter scioperare.

E Nina Gardner come celebrerà l’8 marzo quest’anno?

Per onorare “una giornata senza donne” vestita di rosso con tutte le donne del gruppo attiviste “sisters of the planet” di Oxfam andremo a fare lobby al Congresso per protestare contro i tagli del 37% ai fondi di affari e sviluppo internazionale. E avremo anche parecchio da dire riguardo all'ultimo executive order di Trump sui Paesi musulmani.

@LaviniaPelosi 

 Una manifestante alla Women's March a Washington.Una manifestante alla Women's March a Washington.

Nina Luzzatto Gardner alla Women's March a Washington.Nina Luzzatto Gardner alla Women's March a Washington.

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GUALA
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