Pol Bury e l’arte della lentezza in mostra al Palazzo delle Beaux Arts di Bruxelles

Il Palazzo delle Beaux Arts di Bruxelles, da cui l’assonante pseudonimo di Bozar, è il centro museale per eccellenza della capitale belga. Il maestoso edificio deve la sua storia al banchiere e mecenate Henri Le Boeuf che, nel 1922, incaricò il maestro dell’art nouveau Victor Horta della costruzione di un palazzo a suo dire mancante in città, una struttura che fosse all’altezza ed in grado di accogliere concerti, mostre d’arte e manifestazioni legate al cinema, al teatro e alla danza.

Photo credit: www.bozar.be
Photo credit: www.bozar.be

Il risultato lo consacra ancora oggi come il centro culturale di riferimento, al suo interno vi trovano casa la Cineteca Reale e la sede dell’Orchestra Nazionale Belga, oltre al museo d’arte moderna e contemporanea, ospitante numerosi eventi temporanei, come la mostra che ha inaugurato l’anno espositivo 2017 e che chiuderà i battenti questo week end. L’esposizione è stata dedicata al connazionale Pol Bury, scomparso un decennio fa ma conosciuto in tutto il mondo per essere stato uno dei maggiori esponenti dell’arte cinetica, ma non solo. Un artista a 360°, che aveva la curiosità e la necessità di sperimentare tecniche e materiali innovativi, ma anche mondi paralleli a quello dell’arte, come l’oreficeria ad esempio. 

Pol Bury nacque nel 1922, lo stesso anno in cui venne commissionato il progetto del Bozar, e proprio come nel caso di questo simbolo dell’art nouveau, anch’egli si differenzierà per dettagli e sfumature innovative, per plasticità e movimento unici nel loro genere. Il suo avvicinamento all’arte – dopo un periodo di formazione all’Accademia delle Belle Arti di Mons - sarà all’insegna del surrealismo, anche grazie all’incontro con Maigritte negli anni Quaranta, e culminerà nella partecipazione all’Esposizione universale surrealista del 1945. Bury non rimase indifferente nemmeno all’arte di Mondrian e di Mirò, il che spiega perché i suoi dipinti e i disegni degli anni Cinquanta vireranno verso l’Astrattismo, un tuffo nel segno e nel colore fino alla scoperta di Calder nel 1953, che fu per l’artista una vera e propria epifania. Incominciò quindi per Bury il tempo della scoperta, delle potenzialità e del fascino insiti in materiali come legno, acciaio e sughero, delle sperimentazioni in serie come Multiplans e Ponctuations, che lo traghetteranno verso le esposizioni degli anni Sessanta e verso l’approdo parigino. É datata 1961 la serie Ponctuations érectiles e 1963 la produzione dei famosi Volumes ouverts et fermés, sculture che integrano al loro interno il concetto di movimento rivisto da Bury in chiave personale e del tutto innovativa rispetto alle opere in Calder, basato sulla relazione tra componenti mobili ed immobili, su forme che lo spettatore può animare a suo gusto.

Dai pannelli costituiti da lame oblique verticali, la cui lettura varia in base al punto di vista e posizione dell’osservatore, al motore elettrico che animerà le sue opere dotandole di una lentezza calcolata, ai giochi di luce, alle sfere, ai dischi… tutti questi elementi scelti contribuiranno a costruire il linguaggio plastico – e riconoscibile – di Bury.

Negli anni la scultura di Bury evolverà ulteriormente, arrivando a crescere in dimensioni e imponenza, tant’è che molte delle sue opere più famose sono pubbliche e monumentali, e spesso si tratta di fontane, come quelle a Palais Royale a Parigi, ma non solo. Sfruttando l’energia dell’acqua per la forza cinetica, tramuta i getti e gli schizzi in una danza perpetua oggi visibile alla Fondazione Maeght di Saint-Paul-de-Vence, al Guggenheim Museum di New York, a Montecatini Terme.

Una retrospettiva ricca di contenuti ed opere di ogni genere, la più importante mai dedicata a Bury, l’artista belga più famoso da vent’anni a questa parte. “Per me il movimento è un mezzo, come il colore e la linea per i pittori. […] La percezione del movimento deve essere immediata ed evidente allo spettatore; Soprattutto, i mezzi utilizzati per creare l'animazione devono essere invisibili e facilmente dimenticati.”

@benedettabodo

Pol Bury. Time in Motion

BOZAR/Centre for Fine Arts, Bruxelles

23 febbraio — 04 giugno 2017

http://www.bozar.be/en/activities/118898-pol-bury

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