eastwest challenge banner leaderboard

La Repubblica Europea, un’utopia che si nutre di passato

La politologa tedesca Guérot traccia l’Europa del futuro che fa piazza pulita del presente e si nutre delle proprie radici.

L’Unione Europea è fallita, viva la Repubblica Europea, così si potrebbe riassumere il libro manifesto della politologa e studiosa tedesca di origini francofone Ulrike Guérot “Warum Europa eine Republik werden muss! Eine politische Utopie” (Perché l’Europa deve diventare una Repubblica! Un’utopia politica – Ed. Dietz, 2016). L’Europa è la passione di Guérot, fondatrice dei European Democracy Labs presso la European School of Governance di Berlino e, dalla primavera di quest’anno, direttrice del Dipartimento politiche europee e studi sulla democrazia alla Donau Universität di Krems, Austria. Guérot, che ha inoltre lavorato con Jacques Delors, ex presidente della Commissione europea. Conosce dunque come pochi altri la materia della quali si occupa e scrive. 

Guérot fa il quadro della situazione nella quale versa l’Ue oggi: sempre più ammaccata, con forze centripete sempre più forti, un populismo che avanza e che a voce sempre più alta professa il suo credo nazionalista e antieuropeo, alimentando così la paura di un effetto emulazione Brexit.

L’Unione Europea si mostra sempre più in fase di pericoloso sfaldamento, con gli stati nazionali, o meglio i politici spaventati, più propensi a riprendersi delle prerogative cedute a Bruxelles, piuttosto che a darne vie altre. Come contrastare questa tendenza allora? Secondo Guérot la strada dovrebbe essere la seguente: per far rinascere nei cittadini d’Europa l’idea positiva di una Europa unita, bisogna smantellare l’Ue così come è oggi. Cominciare da capo, lavorando a un progetto di repubblica che sia “decentralizzata, regionale, postnazionale, parlamentare, democratica, sostenibile e sociale”.

Un’utopia, come dichiara già il sottotitolo del libro, ma non irrealizzabile. Per capire su quali basi si fonda quest’idea Guérot invita a tornare alle radici della parola repubblica, cioè res publica, la cosa del popolo. Ma l’Ue di oggi non viene percepita come tale, anzi, lontana anni luce dalle cose, dagli interessi, dai bisogni e dalle aspettative dei cittadini. L’Unione Europea, come la conosciamo e la viviamo oggi, ha prodotto la libera circolazione delle merci, dei servizi, delle persone, ha dato vita all’Euro, ma non ha prodotto un sistema fiscale, un sistema sociale, un sistema giudiziario che rende uguali tutti gli europei. Il che ha reso “indipendente” l’economia, la quale con la globalizzazione ha puntato sempre più sulla finanza e meno sulla produzione (lasciata ai paesi con bassi costi di lavoro) mente è naufragato il progetto politico, e in questo “vuoto”, trasformato in voragine dalla crisi, in una crescente paura di perdere il proprio status sociale, di giovani sempre più precari, si sono inseriti i populismi di vario colore.

Ma come passare dall’utopia di una Repubblica europea ai fatti? Secondo Guérot recuperando l’utopia iniziale dalla quale è nata Ue. Un progetto che partiva, contemplava il superamento degli stati nazionali. Alla base c’era una visione e dunque una emozione, più che ragionamento già lineare e articolato. Per tornare a pensare l’Europa senza le sovrastrutture che si sono poi andate ad aggiungere nel corso dei decenni, è necessario recuperare un’estetica di Europa che appartiene a tutti gli europei, indipendentemente dalle storie nazionali. Anzi, un’estetica fatta del contributo di tutte le nazioni europee.  

Se questa deve essere la premessa, risulta ovvio che semplici aggiustamenti strutturali finirebbero per ingarbugliare ancora di più la trama dell’Ue, anziché trovare il bandolo della matassa. Ci vuole una riforma vera che torni all’idea di un’unione politica e non esclusivamente economica.

Guérot smentisce peraltro quanto si legge sui giornali, che gli europei ormai di Ue non vogliono più sentir parlare. Racconta che: “Negli ultimi due anni ho viaggiato per l’Europa, ne ho percorso le strade in lungo e in largo. E ho constato di persona che il 70 per cento dei cittadini vuole l’Europa”. Il populismo e il nazionalismo che avanza, sono frutto dell’impressione che non ci sia alternativa per uscire dall’attuale crisi (così come “alternativlos” ha sempre definito  Merkel l’approvazione da parte del Bundestag dei provvedimenti presi recentemente a Bruxelles). “Ma quello che veramente vorrebbero è un’altra Europa”. 

Come realizzare allora questa Repubblica Europea? Ecco cosa suggerisce la politologa: “Come rendere il Parlamento europeo in futuro più leggero più mobile, affinché possa mettersi in cammino per questa Europa, conoscerne i cittadini, ascoltarne le loro voci, i pensieri, i desideri? Qualcosa di simile l’aveva la Germania medievale con i suoi re pellegrini. Chissà, forse è nel passato che si può trovare il modello per un rapporto più stretto con i cittadini?” scrive Guérot.

L’dea di questa Repubblica d’Europa esposta nel libro è ancora molto abbozzata e Guérot stessa non crede che la sua utopia possa concretizzarsi velocemente. Non prima del 2045 scrive. Ma lo spunto, quello di tornare all’idea originaria dell’Europa dei popoli non più separati da frontiere ma uniti da un’identità politico-sociale, non è certo utopico anzi, costituisce un elemento concreto per i cittadini europei, dal quale partire per parlare di Europa e di come la si  vorrebbe.

@affaticati 

La voce
dei Lettori

eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città Invia la tua domanda ad eastwest

GUALA