Ecco 1993, seconda stagione sugli anni che hanno cambiato l'Italia per sempre

1993 è l’ultima serie televisiva prodotta da SKY Italia. È la seconda stagione di una trilogia sugli anni che hanno sconvolto e cambiato il nostro Paese per sempre, ovvio seguito di quel 1992 andato in onda un anno e mezzo fa. Racconta l’Italia del terremoto politico, economico e sociale rappresentato dal collasso della Prima Repubblica, dove in un clima da far west tutto cambiò repentinamente.

1993 è  una serie che ho visto volentieri. Per i temi trattati, perché ambientata in Italia e perché oggettivamente, esulando dai giudizi che potremmo dare oggi venticinque anni dopo i fatti narrati, è un prodotto di ottima qualità. Questa storia non deve essere vissuta come un documentario storico e non deve esser presa alla lettera dallo spettatore. Nell’approcciarsi a questo racconto, credo sia essenziale accettare la sospensione della verità. È un romanzo di fantasia che trova la propria ambientazione in un momento storico ben preciso. Non m’importa la verosimiglianza totale dei fatti o dei personaggi, degli avvenimenti e di chi ha rubato di più o di meno. Dove 1993 riesce davvero a fare bene è nel trasmettere l’emozione di quegli anni febbrili, di quel periodo convulso di cambiamenti e di si salvi chi può. Ero un bambino, ma ricordo esattamente le bombe di Capaci e di Via D’Amelio, oltre che quelle di Via Fauro “al Maurizio Costanzo Show”. Ricordo che al telegiornale si parlava solo di quanto il mio amato Paese fosse marcio fino al midollo, con lupi pronti ad arricchirsi senza nessuna morale. Ricordo le monete a Craxi e l’indignazione per questo mondo che andava verso il collasso. Ricordo le ragazzine di Non è la Rai e i dialoghi notturni di Marzullo, il cappio in parlamento dei primi ruvidi leghisti e la maxitangente Edison. Tutti elementi che ritroviamo anche in questa serie televisiva.

Il giudizio politico lo lascio ai posteri, io parlo di cinema. Parlo di quello che vedo sullo schermo e su1993 il mio giudizio è positivo. Che ritmo serrato, che recitazione. Un House of Cards nostrano dove non ci si annoia mai e dove i personaggi risultano più reali del reale, senza una scure manichea a determinare buoni e cattivi dai contorni troppo netti. Tutti i personaggi hanno luci ed ombre, connotati da una profonda – quanto oscura come la maggior parte delle ambientazioni – umanità.

La serie è stata un successo grazie alle diverse interpretazioni. Stefano Accorsi riesce ancora una volta a sorprendermi in positivo, sia come attore che come personaggio.Tra le tante sfaccettature del suo character troviamo un uomo senza scrupoli con un passato da idealista, un padre, un genio del marketing, un omicida e tante altre. Ho amato Miriam Leone nei panni della ragazza arrivista e disposta a tutto pur di fare carriera in tv – o in politica, che tanto il confine è labilissimo – decadente come la Roma de La grande bellezza di Sorrentino, con le stesse feste in terrazzo vista Cupolone. Una menzione speciale va ad uno strepitoso Guido Caprino nei panni del leghista della prima ora. Sia la prova attoriale che il personaggio raccontato sono da applausi: un uomo del Nord tutto d’un pezzo alle prese con i salotti della politica, tra testardaggine, idealismo, ignoranza e colpi di testa.

La regia di Giuseppe Gagliardi e la sceneggiatura curata da Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo rimangono sempre di primo livello, donandoci un intreccio narrativo che non può certo lasciare indifferenti.

Aspettiamo con trepidazione 1994, ultimo tassello mancante di questa storia italiana.

@brillabbestia

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