Più di 300mila bambini rubati e venduti in mezzo secolo. Iniziato per eliminare il "gene rosso” durante il franchismo, il fenomeno proseguì poi per puro scopo di lucro. E la verità rischia ancora di essere insabbiata, spiega Enrique J. Vila Torres, che fu comprato per 1000 pesetas

Neonati dormono nelle culle di un reparto maternità.  REUTERS/John Javellana
Neonati dormono nelle culle di un reparto maternità. REUTERS/John Javellana

«Sono stato venduto per 1000 pesetas – l'equivalente di 6000 euro dell'anno 1965 –, fra le migliaia di bambini adottati presso la Casa Nido Santa Isabel di Valencia, uno dei tanti istituti di questo genere. Milioni di pesetas sono stati corrisposti alla Chiesa, a notai, avvocati e medici per vendere bambini, uno scandalo immane che si cerca in ogni modo di occultare».


LEGGI ANCHE : La vera faccia di Trump raccontata da Cay Johnston


A parlare è Enrique J. Vila Torres, scrittore – fra i suoi libri Durante la tua assenza e Storie rubate, entrambi pubblicati nel 2017 in Italia da Castelvecchi – e avvocato spagnolo, cui la scoperta di essere adottato – di essere, come scrive in Bastardos (2010), «un albero senza radici, un fiume senza mare, una notte senza stelle» – influenza in maniera preponderante il corso della sua esistenza, spingendolo a voler conoscere l'identità della propria madre biologica ma anche ad impegnarsi in prima persona nella ricerca della verità su un fenomeno agghiacciante.

La false adozioni a cui si riferisce, avvenute in Spagna nel corso di cinque decenni, riguardano circa 300mila bambini sottratti con l'inganno alle proprie madri – spesso molto giovani o, precedentemente, dissidenti del regime franchista – per essere venduti a caro prezzo a coppie benestanti di genitori adottivi.

Il fenomeno, tuttavia, assume durante gli anni connotazioni particolari.

«Al termine della Guerra Civile, – prosegue Vila Torres – lo psichiatra franchista Vallejo-Nájera promuove una radicale pulizia etnico-ideologica: intende eliminare il cosiddetto "gene rosso", il gene comunista. Con l'approvazione della legge e la protezione di un sistema che includeva suore, medici e avvocati, moltissimi bambini vennero sottratti alle madri, donne comuniste e repubblicane incarcerate per le loro idee. A partire dagli anni Sessanta – con l'estinzione delle finalità politiche – e in particolar modo dopo la morte di Franco, ciò divenne un business vero e proprio: dal momento che le suore lavoravano come infermiere in ospedali pubblici e privati, specie nel reparto maternità, ci si rese conto che non era poi così difficile rubare i figli di donne di bassa estrazione sociale, spesso single, per venire incontro alla grandissima richiesta di adozioni. Già prima di Franco una legge imponeva che solo la priora potesse custodire i nomi delle madri biologiche. Durante quel periodo, le coppie che non potevano avere figli erano solite rivolgersi a preti e suore, ai quali elargivano cospicue donazioni per veder realizzato il proprio sogno. Si trattava di adozioni private, lo Stato non ne aveva alcun controllo».

Solo nel 1987 la situazione cambiò, quando il Parlamento spagnolo varò finalmente una legge con regole chiare e specifiche per l'adozione di minori, preposta ora ad enti pubblici. La sentenza del Tribunal Supremo del 21 settembre 1999 e la successiva modifica, nel Codice Civile Spagnolo, della Legge sull'Adozione Internazionale, stabilisce con valore retroattivo il diritto di ogni persona di conoscere le proprie origini biologiche. Questo a differenza degli ordinamenti giuridici di Germania, Francia e Italia che, attraverso la legge 184/1983, proibiscono il ricongiungimento - nonostante ciò in Italia, nell'agosto 2014, la Consulta ha ritenuto incostituzionale la suddetta legge consentendo a una donna l'accesso agli archivi e aprendo così uno spiraglio per sviluppi futuri -.

Ulteriore passo in avanti si ebbe con la denuncia collettiva, redatta dallo stesso Vila Torres in qualità di avvocato, presentata il 27 gennaio 2011 alla Procura generale dello Stato. «Mi resi conto – rivela – che non solo si compravano dei bambini ma anche che questi fossero iscritti in maniera mendace nel registro civile come figli biologici. Ciò ci indusse a presentare una denuncia alla Procura che innescò, per la prima volta a livello nazionale, un'indagine congiunta di tutte le procure sul fenomeno del furto dei neonati».

Dopo aver risolto con successo numerosi casi di ricongiungimenti familiari, per un'amara ironia della sorte, lo scrittore e avvocato spagnolo non è ancora riuscito a conoscere la propria madre naturale. «Nella Spagna di oggi – dice – il fascismo, insieme alla Chiesa, detiene ancora un certo potere all'interno delle istituzioni. Mi sono trovato, nella sezione Archivi, davanti al faldone dove sono registrate le generalità della mia madre biologica ma la suora si è rifiutata di aprirlo. Si sentono protette, né possono permettersi che lo scandalo dei niňos robados emerga in tutta la sua verità. Il fatto che il magistrato più importante di Valencia sia dell'Opus Dei c'entra sicuramente qualcosa. Non mi resta che rivolgermi all'Onu e allo Stato Vaticano. Non chiedo che i colpevoli restituiscano il denaro o finiscano in galera, ma almeno che non facciano un doppio danno: prima mi hanno venduto e adesso non vogliono dirmi chi è mia madre». Un crimine per coprire un crimine.

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE