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Nella Baires colpita dalla crisi, la resistenza va in scena a teatro

La capitale argentina è un teatro vivente: persino dal barbiere si può assistere a uno spettacolo. La passione è radicata nel tempo e sopravvive anche alla nuova crisi economica: ora il teatro è diventato quasi uno spazio terapeutico, a prezzi scontati. E se serve si va in scena a lume di candela

Avenida Corrientes, Buenos Aires. Photo credits Giulia De Luca
Avenida Corrientes, Buenos Aires. Photo credits Giulia De Luca

Avenida Corrientes, le stradine di Boedo, le piazze di San Telmo, i giardini di Palermo, i cortili delle vecchie case de La Boca: Buenos Aires è un teatro vivente. Ogni luogo, angolo, negozio è un potenziale palcoscenico. Persino tra le sedie di un barbiere o in una scuola di lingue si può assistere a uno spettacolo d’improvvisazione.

Con circa 400 sale, tra circuiti commerciali e spazi indipendenti, la capitale argentina è una delle città con più progetti teatrali al mondo. A inizio stagione, ci possono essere fino a 30 nuove opere a settimana. In un sabato qualunque, si può scegliere tra 300 spettacoli di ogni genere, per un totale di più di 600mila spettatori l’anno, quasi tutti argentini. Non è un caso. In un Paese che ha festeggiato il suo bicentenario nel 2010, la Asociación Argentina de Empresarios Teatrales - Aadet, associazione argentina di imprenditori del teatro - compie nel 2018 i suoi primi 100 anni ed è la camera di commercio più antica del paese.

La tradizione teatrale è così radicata nella cultura argentina da essere sopravvissuta a guerre, colpi di Stato, dittature e crack economici. Quando, dopo la crisi del 2001, il Paese era in ginocchio, il teatro non è stato abbandonato ma, anzi, è diventato uno spazio di aiuto, terapia e, spesso, resistenza.

Diciassette anni dopo, l’Argentina è di nuovo alle prese con una crisi economica e un’inflazione che per la fine dell’anno promette essere una delle cinque più alte al mondo. Il pubblico delle numerose sale sta diminuendo e alcuni spazi non sono riusciti ad affrontare il rapido aumento dei costi, con il prezzo dell’elettricità cresciuto del 30% per la seconda volta nel 2018. Nessuno si è però arreso. In molti hanno semplicemente deciso di andare in scena a lume di candela.

La capacità degli argentini di reagire alle difficoltà che, periodicamente, stravolgono l’ordine economico e sociale del Paese è notevole. E il teatro non fa eccezione. Sconti, biglietti in regalo alle persone con poche risorse economiche - basta presentare un documento -, 2x1, giornate a prezzo ridotto. Ognuno cerca di raggiungere, e di non perdere ciclicamente, il proprio pubblico.

«Qui qualsiasi cosa si trasforma in un teatro: case, circoli di quartiere, marciapiedi», ci racconta Sebastian Blutrich, attore e presidente della Aadet «c’è una grande creatività e il teatro è visto non solo come una forma di intrattenimento ma anche come uno spazio dove si possono comunicare e condividere le proprie esperienze, ed è così da sempre. Persino durante l’ultima dittatura militare (1976-1983, ndr) il teatro non è scomparso bensì è stato usato come spazio di resistenza, dove attori che erano stati proibiti dalla giunta militare potevano recitare liberamente».

«Siamo sicuramente in un momento, per così dire, delicato, ma abbiamo superato momenti peggiori. Negli ultimi mesi il circuito commerciale è stato colpito dalla diminuzione del pubblico, ad aprile abbiamo registrato una riduzione del 7%, a maggio del 12%, a luglio del 13% e a settembre del 25 per cento. Bisogna inoltre ricordare che mentre l’inflazione è al 35%, i biglietti non hanno superato il 15% di aumento. La crisi sta colpendo tutti ma il teatro è quasi parte del nostro Dna. Per questo, abbiamo lanciato da anni la campagna Vieni a Teatro: vendiamo i biglietti a un prezzo accessibile, oggi 200 pesos (al cambio attuale circa 5 euro, ndr) e poi ogni teatro offre differenti promozioni. Per noi, il capitale maggiore è rappresentato dall’interesse del pubblico». E conclude: «Finché continuerà a esserci anche il ricambio generazionale e, con esso, l’enorme talento che lo accompagna, il teatro continuerà a esistere».

I circuiti commerciali non sono gli unici a risentire della situazione. Le centinaia di spazi indipendenti, spesso portate avanti da gruppi di persone che mantengono la loro passione con altri lavori, riescono a stento a non andare in perdita.

Ce lo racconta Soledad Sauthier, attrice, regista e parte del gruppo di cinque persone che gestisce La Verbena, una sala da 40 posti che offre spettacoli e lezioni di teatro nel quartiere di Palermo. «Cerchiamo di evitare che i problemi economici diventino un ostacolo, offriamo sconti, offerte. Stiamo riuscendo ad andare in pari ma nulla più. I biglietti costano 180 pesos - circa 4 euro - e abbiamo 30mila pesos di costi fissi, questo vale per settembre. A giugno, erano 24mila. Durante le crisi economiche che colpiscono l’Argentina, però, non si spegne la vivacità culturale: non so se la stimolino o se diventi una sorta di rifugio, però fanno nascere qualcosa. Si genera solidarietà, empatia. Nel 2001, per esempio, furono aperti molti spazi come il teatro Timbre 4 (creato dal regista pluripremiato Claudio Tolcachir, ndr), che oggi è diventato uno dei punti di riferimento del teatro indipendente».

Uno dopo l’altro, negli anni, sono sorti numerosi spazi. Al punto che il governo della città - gestita dal Pro, il partito del presidente Mauricio Macri - ha lanciato per questo sabato 20 ottobre La Notte dei Teatri, evento che coinvolge differenti circuiti commerciali e indipendenti e che offre spettacoli gratis o a un prezzo più che accessibile.

Considerata un’ottima iniziativa, la Notte dei Teatri viene anche criticata perché «da un lato tagliano i fondi alla cultura però poi realizzano questo evento per mostrare che sostengono il teatro. Non voglio dire che non sia una buona idea, poi però noi dobbiamo sopravvivere le altre 364 notti» ci dice Jimena López, attrice e tra i fondatori del Espacio 33, un’ex tipografia nello storico quartiere di Boedo che loro stessi hanno restaurato completamente tre anni fa.

«Si cresce circondati dall’arte, dal teatro: quando camminando per strada si incontra di continuo qualcuno che dipinge, che suona, che crea spettacoli per bambini e per ogni tipo di pubblico, è difficile poi separarsene. Oggi stiamo cercando di mantenere lo spazio a tutti i costi, ognuno di noi ha altri lavori e sviluppa i propri progetti personali ma non abbandona questo posto, perché ci arricchisce dal punto di vista professionale e personale: impariamo costantemente, attraverso il gioco di squadra e la condivisione. A settembre abbiamo chiuso per la prima volta a zero, ovvero andando in pari. Non era ancora successo. In questo momento difficile, stiamo realizzando molti spettacoli al cappello: alla fine della funzione si passa tra il pubblico e ognuno dà il contributo che può. Così, riusciamo ad avere la sala piena e le persone possono vedere un’opera senza sentire la frustrazione economica».

Spegnete le luci, allora, o accendete le candele se preferite: si va in scena. A prescindere dalla crisi di turno.

@GiuliaDeLuca82

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