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Italia: smog e polveri sottili oltre i limiti, sanzioni UE in arrivo

La piaga ormai ultra decennale dello smog non smette di attanagliare il nostro Paese, estendendosi a macchia d'olio non solo nelle grandi città ma anche nei piccoli comuni.

Traffico lungo una strada consolare nei pressi di Roma durante una calda giornata estiva. REUTERS/Giampiero Sposito
Traffico lungo una strada consolare nei pressi di Roma durante una calda giornata estiva. REUTERS/Giampiero Sposito

Dal nord al sud Italia, sono poche le regioni non colpite dal fenomeno dello smog e dell'inquinamento atmosferico nei centri urbani.

Secondo i dati raccolti dalla Commissione Europea, il livello di polveri sottili ha sforato i limiti di legge in almeno 15 agglomerati urbani, distribuiti su 7 delle 20 regioni italiane.

In testa alla classifica c’è la Lombardia, in cui il primato di città più inquinata non appartiene (sorprendentemente) a Milano, bensì a Como, che nei primi giorni di febbraio ha toccato il valore record di 213 microgrammi per metro cubo. A seguire Monza, con i suoi 178 microgrammi, Brescia (173), Bergamo e Mantova (172), con Milano che si attesta sui 161 microgrammi, ovveroil triplo del limite consentito dalla legge (50 mcg/m cubo).

In generale è tutta la pianura padana a soffrire della recente siccità (68 giorni senza precipitazioni soltanto nell'area di Milano) e dell'elevato numero di autoveicoli circolanti nelle aree urbane. Lo dimostrano i dati dell'Emilia-Romagna e del Veneto, dove spicca il curioso primato di Venezia, la città senz'auto che, nonostante ciò, raggiunge i 188 microgrammi per metro cubo.

Non va meglio nelle altre regioni d'Italia, a cominciare dal Lazio dove, oltre al triste primato dell'area metropolitana di Roma, sono frequenti gli sforamenti anche a Frosinone (85 nel 2016).

Livelli di smog oltre i limiti vengono inoltre segnalati anche in Liguria, Molise, Toscana e Sicilia, quest'ultima sempre più danneggiata da una lunga siccità, la più grave dell'ultimo decennio.

A far discutere sono anche i dati che arrivano dalle città medio-piccole come Ivrea, Novara, Caselle e Chivasso, tutte abbondantemente sopra i 100 microgrammi per metro cubo, ovvero il doppio dei limiti di legge.

Alla luce di questi dati, appare dunque evidente la necessità di un cambiamento di rotta da parte delle autorità comunali, che converga verso soluzioni di mobilità alternativa ed ecosostenibile. Anche i cittadini, nel loro piccolo, potrebbero contribuire a tale cambiamento: vendere le vecchie auto usate ed eccessivamente inquinanti sarebbe, ad esempio, un primo passo decisivo. L'Italia "vanta" infatti il parco auto più anziano d'Europa, con un'età media superiore ai 10 anni di vita. Tale situazione crea anche disagi e contrasti con le autorità comunali, ormai costrette dalle politiche comunitarie e dagli elevati livelli di smog a introdurre misure restrittive sulla circolazione dei veicoli che non rispettano i più recenti standard anti-inquinamento.

A tal proposito, oltre il danno rischia di arrivare anche la beffa. La Commissione Europea sta infatti avviando una procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia, riguardante la violazione della direttiva europea 2008/50 sulle emissioni di biossido di azoto (NO2) - per intenderci, quelle dei motori diesel.

Se il provvedimento dovesse arrivare alla Corte di Giustizia Europea e alla successiva condanna, l'Italia sarebbe dunque costretta a pagare 1 miliardo di euro per sanare le sanzioni e le more accumulate a partire dal 2008, aggravando ulteriormente il bilancio dello Stato.

 

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