L’era del post-giornalismo fra fake news e post verità

A Perugia dal 5 al 9 aprile si è tenuto il Festival internazionale del giornalismo (Ijf), i palazzi e le meravigliose sale del capoluogo umbro hanno fatto da cornice al programma che ha visto quest’anno incentrare le proprie attenzioni sulle dinamiche del post-giornalismo, in questo particolare periodo di transizione che interessa il panorama dell’informazione, canalizzando le forze dell’undicesima edizione del festival sulla lotta contro le fake-news nell’era della post-truth. Aprendo - attraverso numerosi giornalisti e studiosi del settore - il dibattito sul ruolo del giornalismo e sulla crisi di fiducia dell’opinione pubblica nei confronti dei media all’interno dell’ingarbugliato flusso comunicativo della società digitale attuale, luogo dove le notizie corrono sempre più rapide su canali orizzontali e interattivi rivoluzionando definitivamente il concetto di verità.

Nelle cinque giornate del festival sono stati trattati molti temi attraverso analisi e riflessioni sul mondo dell’informazione, i protagonisti non sono stati solo le grandi personalità del giornalismo ma anche il pubblico sempre più internazionale ed eterogeneo che ha abbracciato la manifestazione con grande entusiasmo, generando un dibattito sulla trasparenza dei media, la credibilità del giornalismo ed infine analizzando il pluralismo delle fonti. Sugli argomenti in questione è intervenuto uno dei più autorevoli esperti nel settore; Mark Thompson, amministratore delegato della New York Times Company in un incontro intitolato - La fine del dibattito pubblico -  il CEO ha focalizzato la propria ricerca sul ruolo del giornalismo in tempo di populismi; secondo Thompson solo la qualità e l’approfondimento potranno salvare l’arena politica e mediatica dai continui attacchi retorici garantendo il confronto democratico. I moderni meccanismi di comunicazione politica risultano essere sempre più simili a delle strategie di marketing, in grado di utilizzare nuovi linguaggi capaci di anestetizzare la coscienza attraverso l’immediatezza e la semplificazione, facendo appello all’emotività anziché all’analisi, dove “un solo tweet può cambiare la storia di un Paese”. All’interno del dibattito giornalistico diviene indispensabile custodire maggiore fiducia nei lettori e avvalersi della loro collaborazione - continua Thompson – generando “attraverso il rispetto reciproco” una vera e propria interazione con quest’ultimi, se si intende ristabilire la credibilità nei media.

In un ecosistema giornalistico totalmente rivoluzionato dalla incessante velocità dei nuovi canali comunicativi, ci rendiamo conto della inadeguatezza della stampa moderna non più in grado di tenere i ritmi frenetici del web. Nell’intervento di Aron Pilhofer viene raffigurato un quadro ben chiaro al riguardo, nel panel - Giornalismo e lettori: la fiducia è più importante della velocità - Pilhofer - che dal 2016 occupa la cattedra in Innovazione Giornalistica presso la Temple University - parla dei pericoli raffigurati dagli amplificatori social, caratterizzati sì da una immediatezza senza precedenti ma colpevoli di approssimare le notizie a discapito dell’accuratezza. L’antidoto - secondo il noto docente universitario - viene racchiuso nella necessità di dover rallentare l’informazione, investendo tempo sulle inchieste serie, smettendo di inseguire affannosamente le news con la finalità di arrivare allo scoop prima di chiunque altro, trascurando in tal modo la ricerca a favore del clickbaiting attraverso titoli sensazionalisti e privi di contenuto.

Si necessitano nuovi strumenti dunque, una guida utile viene rappresentata dal manuale Verification Handbook prodotto dallo European Journalism Center, curata da Craig Silverman, uno dei protagonisti del festival di Perugia che ci illustra una lettura quasi obbligatoria per tutti i professionisti dell’informazione interessati alla verifica dei contenuti digitali. Il fact checking rappresenta la cura contro i malanni del giornalismo contemporaneo, la verifica dei fatti diviene una responsabilità soprattutto nell’epoca della manipolazione dei contenuti offerti dal web, che vedranno una prolificazione sempre maggiore nel prossimo futuro legata alle crescenti innovazioni tecnologiche in grado di modificare in maniera sempre più accurata i vari prodotti multimediali - non parliamo solo di testi, suoni e immagini ma naturalmente anche dei video - generando inevitabili ripercussioni a danno della trasparenza.

Altro incontro interessante è stato quello tenuto presso il Palazzo dei Priori - cuore della vita istituzionale perugina - da parte dello staff di Lercio, sito web di grande successo che grazie alle notizie satiriche si prende gioco della stampa sensazionalistica, la pagina di fictional news è divenuta in breve tempo un vero e proprio fenomeno della Rete al punto da annoverare oltre un milione di followers su Facebook. In questo mondo ”avvolto dalle tenebre della post-verità” abbagliato da notizie assurde, solo la satira riesce ad informare realmente attraverso l’esasperazione della realtà, utilizzando il sarcasmo per veicolare un messaggio fortemente critico, mascherando le verità in bugie. “Il mezzo è la risata mentre l’obiettivo è lanciare una riflessione” amano ripetere orgogliosamente i caporedattori che attraverso il proprio lavoro intendono avvicinare il pubblico ad un ragionamento circa i pericoli rappresentati dalla disinformazione.

Impossibile non evidenziare quanto il mondo dell’informazione sia mutato drasticamente negli ultimi anni più di quanto abbia fatto in tutta la sua storia. I social media non hanno solo inglobato il settore dell’intrattenimento ma anche quello del giornalismo e della politica, le nuove tecnologie hanno avuto un impatto devastante rivoluzionando il concetto dell’editoria stessa. Da una parte siamo chiamati a cogliere le opportunità legate a queste trasformazioni in grado di rendere il sistema dell’informazione accessibile e aperto come non mai, ma al tempo stesso dobbiamo essere consapevoli dei rischi capaci di diminuire la qualità del giornalismo stesso. Le news attraverso piattaforme e algoritmi verrebbero veicolate costantemente in direzioni difficilmente pronosticabili e decisamente poco chiare. Per risollevare il settore della stampa abbiamo bisogno di business differenti, gli editori si ritrovano davanti ad un bivio, da una parte devono rispondere costantemente alle esigenze economiche e di sostenibilità, dall’altra invece mantenere uno status elevato dei contenuti pubblicati. A tal proposito nell’ultima giornata del festival si è aperta un’importante discussione tra il pubblico e il direttore della rivista Wired Italia - Federico Ferrazza - circa le necessità e le possibilità di riparare i Millennials che si ritrovano attualmente sotto un incessante diluvio di soft news. Una risposta per avvicinare i nativi digitali in direzione di un giornalismo di qualità potrebbe arrivare da una piattaforma simile a Spotify – il noto servizio musicale digitale che consente di ascoltare in streaming milioni di brani – la nuova applicazione creata da due studenti inglesi si chiama CompassNews e permetterebbe di accedere ad una molteplicità di articoli provenenti da varie testate. Grazie all’App gli utenti potranno scegliere liberamente i contenuti senza l’obbligo di abbonarsi alle testate giornalistiche, ma pagando semplicemente 3 sterline al mese. L’ambizioso progetto dei due universitari è quello di garantire ai propri clienti una selezione accurata dei migliori articoli presenti sul web con la finalità di tutelare l’imparzialità attraverso la “perspective tab”, una sezione ideata per offrire punti di vista differenti e in grado di contrastare drasticamente il fenomeno delle cosiddette “camere dell’eco”. 

@dg_greco

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