Le biciclette di Copenhagen

Nei dibattiti sulla mobilità e sullo sviluppo sostenibile Copenhagen è spesso indicata come un modello. È opinione comune che la capitale danese rappresenti la città europea del futuro, una sorta di bussola per la progettazione dello spazio urbano.

REUTERS/Radu Sigheti

Le argomentazioni si concentrano solitamente sulla grande diffusione del ciclismo urbano; non a caso si parla di “città dei ciclisti”. Ma, al di là della facile retorica pro bike, quanto effettivamente gli abitanti si spostano in bici? E perché?    

Immaginate una città grande quanto Brescia ma con una popolazione quasi tre volte superiore (550mila abitanti). Figuratevi una città in cui vi siano 650mila biciclette, ben cinque per ogni autovettura, ovvero più di due ruote a testa. E ancora: ipotizzate una città in cui il 36% di coloro che vanno al lavoro o a scuola scelgano la bici per arrivarci, mentre soltanto il 29% decida di farlo con l'automobile. Infine pensate un'area urbana in cui si diramino quasi 400km di piste e corsie ciclabili. Ecco, tutto questo è Copenhagen.

Un “laboratorio green” – come alcuni l'hanno definita – che da anni si sviluppa guardando in avanti. Al 2015 per ottenere che il 50% di lavoratori e studenti si rechino sul posto di lavoro o negli istituti scolastici sulle due ruote. Al 2025 per diventare la prima città al mondo ad emissione zero in termini di trasporti urbani. Un laboratorio verde costruito su progetti a lungo termine come “Good, better, best”, la strategia ciclabile quindicennale (2011-2025) voluta dalla municipalità ed in particolare dall'Assessore all'amministrazione tecnica e ambientale Ayfer Baykal, o come “Eco-Metropolis”, il progetto (o visione) per fare della città danese la capitale con il miglior ambiente urbano del mondo – avete letto bene: del mondo.

Ma quali sono le ragioni che spingono i copenaghenesi ad andare al lavoro e a scuola in bicicletta? Si potrebbe pensare che la domanda sia inutile e la risposta scontata: perché sono sensibili alle questioni ambientali; dunque scelgono il mezzo eco-friendly per eccellenza. Si potrebbe pensare, certo, ma sarebbe un errore. I dati pubblicati sul sito della città rivelano infatti che soltanto il 5% dei ciclisti sceglie di pedalare per l'ambiente; mentre la maggior parte lo fa perché è più rapido (56%) e più conveniente (37%). In sostanza, per quel che riguarda la mobilità, l'ambientalismo non gioca un ruolo fondamentale nella partecipazione della cittadinanza al progetto di sostenibilità urbana.

Molto semplicemente: i cittadini utilizzano la bicicletta perché è il mezzo più efficace. Ebbene sì: il più efficace. Cioè quello che offre maggiori benefici in termini di sicurezza e di salute; quello che permette un maggiore risparmio sia in termini energetici che economici; quello che garantisce un tempo di viaggio più breve. Alla base del ciclismo urbano di Copenhagen vi sono cioè ragioni principalmente pratiche.

L'ambizioso obiettivo dell'Eco-Metropolis passa certamente sia attraverso le politiche istituzionali sia attraverso la responsabilizzazione attiva della cittadinanza. È esattamente all'incrocio di questi diversi piani ed esigenze che si può osservare l'efficacia di una strategia urbana. In questo senso, le due ruote sono il simbolo della convergenza tra gli interessi dell'amministrazione pubblica e quelli degli abitanti. Tutti ne traggono benefici: la municipalità realizza nuove piste ciclabili, risparmiando rispetto alla realizzazione di altre infrastrutture (strade, linee della metropolitana etc.); gli abitanti arrivano puntuali in ufficio e non respirano i gas di scarico delle automobili.

Le biciclette di Copenhagen sono quindi la dimostrazione che la città europea del futuro non potrà prescindere dal ciclismo urbano. E che, lontano da ogni tipo di discorso romantico sul ritorno alle due ruote, la mobilità metropolitana ha estremamente bisogno dei pedali. Per funzionare bene. E di conseguenza per rendere la qualità della vita dei cittadini un poco migliore.

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