Una vita per la pittura, Carmen Herrera al Whitney Museum of American Art di New York

“Ho vissuto una vita tranquilla, facendo quello che amo fare, dipingere. Da quando sono diventata famosa, la mia vita è un inferno”. Parola di Carmen Herrera, artista cubana novantacinquenne, da una manciata d’anni divenuta una delle stelle del panorama contemporaneo internazionale.

photocredit © Carmen Herrera
photocredit © Carmen Herrera

Suo malgrado. Perché dopo aver dipinto per settant’anni, circa sei anni fa ha partecipato ad una collettiva a New York, dove ha venduto la sua prima opera. Da allora le sue quotazioni hanno subito un’impennata tale che oggi vanta esposizioni in famosi musei internazionali, tra cui l'Hirshhorn di Washington, la Tate Modern e la Lisson Gallery di Londra, dal Museum of Modern Art di New York fino al Whitney Museum of American Art.

Nata in una numerosa famiglia cubana, orfana di padre e con una madre occupata a mantenere la famiglia, la Herrera iniziò molto presto a disegnare e imparò a altrettanto in fretta badare a sé stessa. Quando sua madre si rese conto del suo talento la mandò a studiare a Parigi, ma al termine degli anni scolastici Carmen fece ritorno all’Avana, scegliendo gli studi di architettura. Fu nella sua città che conobbe il futuro marito e fu per lui che si trasferì in America, dove scese a patti con l’idea di essere – sempre suo malgrado - un’artista. Non per scelta, ma per vocazione, come ricorda “La consapevolezza mi ha colpita a New York. Un giorno mi sono detta "Dio mio, io sono un artista, che cosa orribile."

Il motivo per cui ha deciso di vendere quel primo dipinto? La vecchiaia, l’artrite e la difficoltà di movimento hanno messo a dura prova la sua autonomia ed indipendenza, minacciando la necessità di abbandonare la sua amata casa-studio, il suo posto da quasi cinquant’anni, dove ha accompagnato la scomparsa di suo marito – quasi centenario - dieci anni fa. Questo a meno di non potersi permettere gli aiuti necessari a rimanere. È stato allora che è intervenuto il suo amico ed oggi assistente Tony Bechara, artista portoricano che vive a pochi metri di distanza dallo studio della Herrera. Fu lui a proporla per la prima mostra e, da allora, continua ad aiutarla in questa impresa, visto che lei si muove malvolentieri e con difficoltà dal suo domicilio.

Che cosa, del lavoro della Herrera, ha folgorato critici e appassionati d’arte? Probabilmente, il binomio tra la ferrea logica compositiva matematica e la passione sfrenata per le linee e per il nero, benché affiancato da altri colori, alcuni dei quali hanno caratterizzato veri e propri periodi creativi. “È quasi una cosa fisica. Non c'è nulla che io amo più di fare una linea retta. Come posso spiegarlo? È l'inizio di tutte le strutture, in realtà”.

La personale al Whitney Museum è la sua prima mostra all’interno di uno spazio museale di New York, una retrospettiva che – attraverso cinquanta opere tra dipinti, opere tridimensionali e disegni su carta - abbraccia e presenta un periodo creativo lungo trent’anni. Il fulcro di ogni lavoro della Herrera è la forma, sempre definita dal colore, e per questo meritano un occhio di riguardo le opere legate al periodo Blanco y Verde (1959-1971), in cui risulta evidente come l’artista imposti i suoi dipinti come oggetti compositivi, utilizzando la struttura fisica della tela come strumento per integrare l'ambiente circostante.

La precisione matematica dell’artista e la sua visione pulita, scientifica, danno luogo a una varietà di forme, strutture e relazioni spaziali che dettano le regole per saper guardare il suo lavoro. Tenendo a mente che “Tutto avviene a livello mentale, non uso il cuore per dipingere. Ho un cervello per dipingere. Non dipingo neonati o fiori o cose del genere. Non mi interessano.”

 @benedettabodo


Carmen Herrera: Lines of Sight
Whitney Museum of American Art, New York
16 settembre 2016 – 2 gennaio 2017

http://whitney.org/Exhibitions/CarmenHerrera

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