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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Davos, Trump minaccia dazi sulle auto europee

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Trump vuole costringere l’Europa a negoziare un nuovo trattato commerciale con gli Usa. Tensioni anche con la Francia e l’Italia sulla web tax

Durante il Forum economico mondiale di Davos, in Svizzera, il Presidente americano Donald Trump ha minacciato di imporre dazi sulle importazioni di automobili dall’Unione europea. Non è la prima volta che Trump utilizza i dazi come uno strumento per strappare concessioni ai partner: in questo caso, l’obiettivo del Presidente è costringere Bruxelles a negoziare un nuovo accordo commerciale con Washington che sia maggiormente favorevole agli americani.

Trump, tra l’altro, aveva annunciato possibili tariffe del 25% sulle vetture europee già nel 2018. Il settore automobilistico è cruciale per l’economia dell’Unione, visto che da solo rappresenta il 7% circa del Pil dell’intero blocco e dà lavoro – direttamente ed indirettamente – a quasi quattordici milioni di persone. Stati Uniti ed Europa avevano quindi avviato delle trattative commerciali, che però sono procedute a rilento, anche a causa del maggiore focus che la Casa Bianca ha riservato allo scontro con la Cina (con la quale di recente ha firmato una prima intesa).

Se Washington dovesse davvero mettere delle sanzioni sulle auto europee, probabilmente Bruxelles reagirebbe imponendo tariffe a sua volta. Ma una guerra dei dazi tra Stati Uniti ed Europa, oltre a danneggiare entrambe le parti, non sembra plausibile: a novembre ci saranno le elezioni presidenziali americane e Trump ha più interesse ad esibire i buoni dati sull’economia e i successi commerciali raggiunti – come la tregua con la Cina e l’accordo di libero scambio con Canada e Messico –, piuttosto che ad aprire un nuovo fronte di tensione.

La minaccia di dazi, più che la loro effettiva imposizione, è già un’arma negoziale molto efficace, considerato il “peso” economico degli Stati Uniti. Sempre a Davos l’amministrazione Trump ha annunciato tariffe sulle importazioni di alcune merci dalla Francia come ritorsione verso la tassa sui servizi digitali (digital tax). Parigi ha ceduto e rimandato l’imposizione della misura, nell’attesa che l’Ocse definisca delle linee guida globali.

La Francia ha intenzione di introdurre una tassa del 3% sui profitti delle aziende tecnologiche, come ad esempio Google e Facebook. Anche l’Italia ha annunciato una tassa simile e si è detta – per bocca del Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri – intenzionata a portare avanti la proposta. Gli Stati Uniti si oppongono alla tassa e la ritengono discriminatoria nei loro confronti, visto che le compagnie colpite sono praticamente tutte americane.

@marcodellaguzzo

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