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Cura Italia: Alitalia verso la rinazionalizzazione

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Cura Italia, Alitalia: il decreto include la rinazionalizzazione della compagnia dopo anni di commissariamenti e privatizzazioni. Stanziati 500 milioni di euro a supporto dell’ex compagnia di bandiera

Cura Italia, Alitalia: verso la rinazionalizzazione

Un aereo passeggeri Alitalia si prepara ad atterrare all’aeroporto internazionale di Fiumicino a Roma, Italia. REUTERS/Max Rossi

Alla storia di Alitalia, ricca di tentativi di privatizzazione, commissariamenti, alleanze e fusioni mancate, viene aggiunto un nuovo capitolo, dettagliato nel decreto Cura Italia e pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 17 marzo. Nel decreto è incluso lo stanziamento di mezzo miliardo di euro a sostegno di Alitalia e di altre compagnie aeree registrate in Italia, nonché la creazione di una newco, una società completamente pubblica che si farà carico di tutte le attività del gruppo Alitalia. Di fatto, questo decreto ufficializza la rinazionalizzazione di Alitalia, dopo anni di commissariamento, e segna la fine, almeno per il momento, della ricerca di un potenziale acquirente per la compagnia di bandiera.

La storia recente di Alitalia è a dir poco turbolenta. Dalla fine degli anni novanta, Alitalia ha dovuto far fronte a una serie di cambiamenti che ne hanno duramente compromesso la competitività e la profittabilità. I cambiamenti e le crisi del trasporto del trasporto aereo, come l’ingresso delle compagnie low cost nel mercato europeo e il brusco calo della domanda in seguito agli attacchi dell’11 settembre 2001, hanno progressivamente logorato i margini di profitto della compagnia di bandiera. Già nel 2000, gli amministratori della compagnia e il Governo, allora socio di maggioranza, cercarono di siglare un’alleanza con l’olandese KLM, con l’idea di fondere, in seguito, le due società. Tale strategia era motivata dal progressivo logoramento dei bilanci della società, causato dai cambiamenti che aveva subito il mercato del trasporto aereo, come l’arrivo delle compagnie low cost. Tuttavia, il tentativo fallì, e KLM formalizzò un’alleanza strategica con la rivale Air France poco tempo dopo.

Nel 2006, il Governo guidato da Romano Prodi prese la decisione di vendere le restanti quote detenute dal Ministero del Tesoro, iniziando così il primo tentativo di privatizzazione di Alitalia. Successivamente alla messa in vendita del pacchetto azionario detenuto dal Tesoro, Air France-KLM manifestò il proprio interesse nel rilevare la compagnia e includerla nel proprio gruppo. Le trattative, già in fase avanzata, furono tuttavia interrotte e l’offerta di acquisto fu revocata da Air France-KLM, a causa del clima d’incertezza politica creatosi durante la campagna elettorale, nella quale la faccenda Alitalia assunse un notevole rilievo mediatico.

Il Governo guidato da Silvio Berlusconi, che subentrò al governo Prodi nel 2008, facilitò la creazione di una cordata il cui compito era quello di rilevare la compagnia, alla quale non erano più interessati i grandi vettori europei. La cordata di banche e imprenditori s’impegnava a rilevare la compagnia, ormai insolvente e commissariata, trasferendone gli asset in una newco, la cosiddetta Alitalia – Compagnia Aerea Italiana, mentre i debiti furono collocati in una cosiddetta badco, di proprietà statale. Nel 2009, Air France-KLM rilevò l’equivalente del 25% delle azioni della newco, sottoscrivendo un accordo che prevedeva maggior integrazione delle attività di entrambe le società.

Ciò nonostante, Alitalia piombò nuovamente in crisi nel giro di tre anni, anche a causa degli effetti devastanti della Grande Recessione sul settore del trasporto aereo. Si dovette, quindi, trovare nuovamente un acquirente per rilevare la società che era già scampata di poco alla bancarotta poco tempo prima. Tale acquirente fu individuato in Etihad Airways che, in seguito alle trattative con il Governo italiano, s’impegnò a rilevare il 49% delle quote di Alitalia. L’accordo prevedeva la creazione di un’altra newco, l’Alitalia – Società Aerea Italiana. L’era Etihad si estese fino al 2017, quando fu rigettato dai sindacati un accordo proposto dalla compagnia per ridurre il costo del lavoro, motivato dalle finanze disastrate della compagnia. Alitalia fu nuovamente commissariata, e le operazioni ne furono finanziate da vari prestiti concessi direttamente dallo Stato mentre i commissari governativi si misero alla ricerca di un nuovo compratore.

I contatti e le trattative si sono protratti fino a gennaio scorso, quando diventò evidente che nessun vettore sarebbe stato in grado di rilevare l’ex compagnia di bandiera. Infatti, l’esplosione di casi di Covid-19 in ogni continente ha messo in crisi il settore del trasporto aereo, costringendo le compagnie ad applicare misure severissime per arginare le perdite. L’aggravarsi della situazione del trasporto aereo ha spinto il Governo a stanziare mezzo miliardo di euro per sostenere, in larghissima parte, il vettore in crisi e a creare un’altra newco, che dovrebbe ereditare le attività della vecchia società, e di una badco, nella quale trasferire i debiti. Il Ministero dell’Economia controllerà totalmente la nuova società, rendendola, di fatto, pubblica.

All’attuale commissario di Alitalia, Giuseppe Leogrande, era già stato chiesto di ridurre le perdite e aumentare le efficienze, compito che verrà proseguito anche in questa nuova fase. Leogrande ha chiesto, inoltre, la messa in cassa integrazione di 3960 dipendenti sugli 11.600 totali, per far fronte a una diminuzione della frequenza dei voli, dovuta alle restrizione imposte dai vari Paesi affetti dalla pandemia e dal brusco calo della domanda. I dettagli della riacquisizione di Alitalia da parte dello Stato dovrebbero essere definiti nelle prossime settimane. La ricerca di un potenziale compratore sembrerebbe, quindi, sospesa fino a data da destinarsi.

Aspre critiche sono piovute sulla decisione del Governo di impossessarsi nuovamente dell’ex compagnia di bandiera. In particolare, vengono ricordati i prestiti concessi (e mai riscossi) dallo stato a favore di Alitalia negli ultimi anni, il cui valore raggiunge il miliardo e mezzo di euro. Andrea Giuricin, economista dell’Università Bicocca, ha ricordato che i vari salvataggi di Alitalia, sin dai primi tentativi di privatizzazione, sono costati complessivamente nove miliardi di euro di fondi pubblici. Tra i motivi che potrebbero aver spinto il Governo ad acquisire nuovamente Alitalia, oltre al peggioramento della situazione del mercato del trasporto aereo globale, potrebbe essere incluso il soccorso dei connazionali bloccati all’estero a causa della cancellazione dei voli in numerose parti del mondo. Alitalia, in coordinamento con il Ministero degli Affari Esteri, ha messo a disposizione aeromobili ed equipaggi per rimpatriare i cittadini che non hanno modo di tornare in Italia a causa della sospensione dei collegamenti e sono stati già effettuati numerosi voli per rimpatriare i primi connazionali. Altri sono previsti per i prossimi giorni.

Si sta profilando, quindi, la rinazionalizzazione dell’ex compagnia di bandiera, dopo anni di vicissitudini che hanno portato Alitalia a vari commissariamenti, dichiarazioni d’insolvenza e semi-perenni ricerche di potenziali compratori. Molti dettagli dell’operazione restano ancora da chiarire, come resta da capire quali siano le intenzioni a lungo termine del Governo per quanto riguarda la “nuova” compagnia di bandiera.

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